DELLY.
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Sotto il sole di Cannes.
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1959. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Donna Giovanna dei conti Pavelli, giovanissima e bella, rimane affascinata dal primo uomo che incontra. Incomincia cos la vicenda appassionante che si snoda implacabile come il destino, ponendo a dura prova un cuor che credeva nella felicit.  certo che con questo lavoro l'autore pi letto dalle ragazze di tutto il mondo, ha scritto uno dei suoi romanzi pi belli.
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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca.
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Sotto il sole di Cannes.
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PRIMA PARTE.
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Capitolo 1.
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Iacopo Salvi e il dottor Parville suo cugino terminavano di far colazione nella sala da pranzo resa un po' buia dalle tende avvolgibili abbassate sulle due porte a vetri.
Alcune strisce di luce si insinuavano lungo il pavimento, fino alla tovaglia di tessuto bianco e rosso; ma i due giovani erano immersi nella penombra, profumata dalle rose gialle e purpuree disposte in un bacile di porcellana di vecchio Rouen.
Il cameriere pass la fruttiera, vers nei bicchieri di cristallo finissimo un vecchio vino color ambra, poi spar in silenzio.
Iacopo, mentre sbucciava una pesca, continu la conversazione iniziata.
Questo cugino di mio padre, Paolo Salvi, mi scrive che sono in corso degli scavi nei dintorni di Parenza dove abita una vecchia casa interessantissima per i mobili e gli oggetti antichi che racchiude. Pare che questi scavi riportino alla luce una villa romana di cui mio cugino sembra addirittura entusiasta.
Conoscendo i miei gusti, mi invita a casa sua perch possa giudicare io stesso dell'importanza della scoperta.
E tu accetti?
Pu darsi.
La risposta cadde svogliatamente da quelle labbra lunghe e sottili che avevano quasi sempre una piega di leggero disprezzo. I denti piccoli, di un candore smagliante, uniti, addentarono dalla punta della forchetta la polpa succosa e fragrante. Per un istante Iacopo e Parville stettero in silenzio. Un bellissimo gatto angora, venendo da una stanza vicina, salt con un balzo su una sedia accanto a Iacopo e alz su lui due occhi di un verde dorato.
Dovresti venire insieme con me, Alexandre.
Iacopo guardava il cugino. Sembrava che esaminasse attentamente quel viso affilato, dalla carnagione chiara di uomo del Nord, su cui non era riuscita a lasciar traccia il sole e l'aria del mare che  solita abbronzare il volto dei marinari. Era fin troppo chiara, quella carnagione, e aggiunta alla magrezza dei lineamenti e di tutto il corpo denotava uno stato di salute poco soddisfacente.
Ti sei rimesso del tutto da quel maledetto tifo che per poco non ti ha portato all'altro mondo. Ma resta in te una certa stanchezza che devi vincere. Un viaggio e un soggiorno in quella bella terra lombarda non potranno non contribuire alla tua completa guarigione.
Alexandre sorrise; e quel sorriso attenu l per l l'espressione davvero un po' stanca del suo volto, dei suoi occhi grigi dallo sguardo pensoso.
Che direbbe il cugino Salvi se vedesse arrivare due ospiti invece di uno? Io non sono, come te, suo parente, e senza dubbio penserebbe che lo trattiamo con troppa disinvoltura.
Ti sbagli! Non c' uomo pi ospitale di lui. Del resto, se il viaggio ti tenta, telegrafo oggi stesso per chiedergli il permesso di condurti, e sono certo di ricevere entro poche ore una risposta di questo genere: Felicissimo. Ricever cugino meglio possibile.  l'ospitalit in persona, ti dico, quel bravo Paolo!
Iacopo aveva una certa cadenza nella voce dal tono particolarmente dolce. Egli continuava, chiacchierando, a sbucciare l'altra met della psca. Dalle palpebre le ciglia folte e brune scendevano a nascondere per met gli occhi dolci come la voce, strani, inattesi in quel magro viso bruno dai lineamenti marcati. Tra le labbra indolenti luccicavano i denti piccoli dai riflessi di brillante avorio.
Davvero, Iacopo, se credi...
Se credo?... Ne sono sicuro! Quanto a me, il piacere del viaggio sar raddoppiato, perch tu sei per me il compagno ideale, silenzioso quando occorre, che condivide i miei gusti...
Non tutti.
Questa volta sorrise Iacopo. Nell'ombra delle ciglia socchiuse gli occhi ebbero un lampo di gaiezza, leggermente satirica.
"Lo sappiamo, lo sappiamo che sei un uomo saggio! Nondimeno, su molti punti c'intendiamo, e la nostra vecchia amicizia non si  incrinata sebbene talvolta tu mi abbia trattato un po' maluccio.
Ma non quanto meritavi, caro mio! Voglio per credere che, in fondo, tu sia migliore di quanto non facciano pensare certe circostanze della tua vita.
Iacopo fece una risatina. Posata la forchetta sul piatto, tese la mano lunga e nervosa, ben curata, per carezzare la folta pelliccia del bellissimo gatto d'Angora che neppure per un momento aveva distolto gli occhi da lui.
Bisogna prendermi cos come sono, amico mio. In mancanza di altre qualit ho quella di essere sincero e non ho mai cercato di passare per quello che non sono. Taluni mi hanno rimproverato questa mancanza di ipocrisia, ma non credo che tu sia tra costoro.
No certo! Ma c' una circostanza in cui penso che avresti dovuto agire con pi riguardo...
Iacopo lo interruppe.
Anche allora era noto il mio carattere ed era evidente che io mai mi sarei piegato alla fedelt in amore. Sicch, non mi si poteva fare rimproveri, e devo aggiungere lealmente che in realt non me ne furono fatti.
In quell' istante la porta si schiuse per lasciar passare un vecchietto i cui lunghi capelli bianchi incorniciavano il viso fresco, colorito, adorno di baffetti inargentati. Questo individuo, che indossava una giacchetta nera e calzoni grigi, assai logori l'una e gli altri, aveva in mano una vecchia borsa di tela incerata.
Toh, il signor Barbeau!
Iacopo si alz e and incontro al nuovo venuto, con la mano tesa.
Con questo caldo! Avete avuto coraggio, caro mio!
Il caldo non mi ha mai disturbato, lo sai, e ho cose interessanti da mostrarti. Viva, Alexandre. Come va?
Un po' meglio.
Stavo appunto cercando di persuaderlo a finire la convalescenza in Italia, aggiunse Iacopo.
In Italia?
S, penso di trascorrere un po' di tempo da mio cugino Salvi. Ma andiamo a prendere il caff in giardino, e poi ne parleremo.
Sbarazzatevi intanto di quella borsa. Che cos'altro avete scoperto di buono, infaticabile frugatore che siete?
Un pezzo raro... e per di pi, quasi per giunta, una cosa graziosa. Prendo la borsa e vi faccio vedere subito.
Iacopo sorrise, dette un ordine al domestico, e usc con i suoi ospiti da una delle porte a vetri. Si trovarono per un momento nella luce ardente dell'estate, poi entrarono nell'ombra di un viale che si stendeva fino al piazzaletto coperto da un pergolato di caprifoglio.
Alexandre si appoggi per un istante con il gomito alla balaustrata per gettare uno sguardo sulla Senna lenta e come oppressa dal caldo, sui pendii adorni di ville, di giardini e di alcuni boschi, avanzi delle nobili boscaglie di un tempo. Iacopo si sed presso la rustica tavola e il vecchio pos sopra una seggiola la borsa e la guard con soddisfazione.
Un bellissimo pezzo, ragazzo mio! Autentico Bisanzio!
Dalla borsa aperta il signor Barbeau tirava fuori, con atto riverente, una piccola icona che fece vedere a Iacopo.
Il giovane la prese e la osserv a lungo. Una calda brezza agitava il fogliame del caprifoglio e alcuni raggi di luce morente gettavano frequenti lampi sull'oro opacato nel quale spiccava, in pallide sfumature, un giovane santo dall'ampia rigida veste, dal lungo volto minuto.
A prima vista sembrava senza espressione, finch, contemplandolo a lungo non si riusciva ad afferrare la mistica e grave dolcezza di quello sguardo.
Alexandre, chino sulla spalla del cugino, osservava anche lui la icona. Nel frattempo il signor Barbeau estraeva dalla borsa un altro oggetto che pose sulla tavola: era un acquerello rappresentante una graziosa testa di donna.
S,  un pezzo interessante, disse Iacopo dopo un breve esame. Senza dubbio proviene da un convento russo.
Samuele Brouczy dice convento greco.
Ma io sono della tua opinione, e penso che sia di provenienza moscovita.
Oh! Se avete trovato l'oggetto da quell'ebreo austriaco, c' motivo di pensare che la mia ipotesi sia giusta. Per non so quali misteriosi raggiri, gi da qualche tempo spoglie di monasteri e di palazzi russi vengono a cadere in quella nera bottega. Me lo avevano detto, ed eccone la prova.
Eh... forse! Per questo oggetto vuole una cifra rispettabile.
Non lo acquisterei neanche per cento franchi perch sospetto che sia stato rubato. Riportateglielo, amico, riferendogli le mie ragioni.
S, capisco... capisco, borbott il signor Barbeau.
Ma la sua faccia lasciava scorgere un vivo rimpianto mentre riprendeva la icona dalle mani di Iacopo.
E questo, che cos'?
Iacopo tendeva la mano verso l'acquerello.
Appena vi ebbe gettato gli occhi, dalle sue labbra sfugg una esclamazione di meraviglia: Lei!... Lei, davvero!
Chinandosi di nuovo dietro a lui, Alexandre osservava con interesse la fine testa di donna dai capelli scuri, pettinati in bande ondulate che incorniciavano un visino dai delicati colori. Le palpebre, dalle ciglia chiare, leggermente abbassate, lasciavano intravedere gli occhi carezzevoli, sognanti, sorridenti. Sorridevano lievemente anche le labbra rosee, alle quali una leggera piega di malinconia dava una sconcertante grazia misteriosa.
Chi ? domand Alexandre.
Somiglia in modo incredibile a una giovane donna che conobbi otto o nove anni or sono.
Mentre rispondeva, Iacopo continuava a guardare l'acquerello.
E parlando come a se stesso, soggiunse: Diceva di essere la moglie di un magnate ungherese con il quale conviveva quando le fui presentato nel salotto di un personaggio cosmopolita. Era italiana, ma di lei non seppi altro che il nome: Maria Grazia. Incarnava tutta la seduzione innata della donna. Vi sono bellezze pi perfette; ma non ho pi trovato un fascino pari al suo.
Il signor Barbeau chiese: Ti innamorasti di lei?
Per lo meno fui l l per innamorarmene. Ma lei non mi incoraggiava. Senza dubbio mi giudicava troppo giovane. Eppoi non avevo ancora esperienza...
Un sorriso velato d'ironia distese per un istante la bocca di Iacopo.
Inoltre, pareva ch'ella avesse dato il suo cuore a un giovane pittore, Luca Mariel. Forse  lui che ha dipinto questo acquerello.
Samuele non vi ha detto nulla sulla sua provenienza?
S. Ha pronunziato quel nome, rammento: Luca Mariel, un artista ucciso al principio della guerra, e di cui sono state vendute le opere alcuni anni or sono. Del resto, c' la firma... guarda, qui.
Povero ragazzo! mormor Iacopo con tristezza.
Continuava a guardare la testa di donna e pensava ad alta voce: S,  proprio lei! Sono i suoi occhi, di cui non riuscii mai a definire il colore, mutevole come le molteplici impressioni di quella natura ardente, incostante, che passava dalla spensierata allegria alla agitazione quasi preoccupante, a un languore triste, a una malinconia sognante, a volte anche cupa.
Quanto al suo sorriso... lo vedi qui, Alexandre? Ti  mai capitato di vederne uno simile?
S, una volta, sulle labbra di un idolo di pietra, in un tempietto sperduto in una foresta della Cambogia. Era dell'epoca delle invasioni venute dall'India. Quell' idolo rappresentava
una delle numerose divinit della teologia indiana. Aveva questo medesimo sorriso strano e pericoloso quando lo troviamo su labbra umane.
Pericoloso, s. Maria Grazia s'impadroniva di chiunque le piacesse. Mariel ne era innamoratissimo! Poi sopraggiunse la dichiarazione di guerra. L'ungherese se l'era svignata per tempo e lei lo aveva seguito. Dopo, che cosa sar stato di lei?... L'ho sempre ignorato.
In fondo, una persona poco interessante, concluse Alexandre con un certo tono di disprezzo.
Iacopo pos l'acquerello sulla tavola, e si sporse per scegliere un sigaro dalla scatola che il domestico gli aveva portata insieme al caff.
Non credo che fosse una natura bassa n che si compiacesse nel male. A ripensarci, quei cambiamenti di umore di cui parlavo poco fa potevano essere i sussulti di un'anima tormentata da una pena segreta. Disillusioni? Rimorsi? Ai tempi in cui frequentavo la sua casa ero troppo giovane per vedervi qualcosa di diverso dalla sua manifestazione di una capricciosa indole femminile. Ma oggi, ricordando certe sue riflessioni, certi suoi cambiamenti di fisonomia, credo che quella donna soffrisse moralmente.
Parville aveva appena finito di accendere una sigaretta. Porse l'accendisigaro a Iacopo, dicendo in tono tra il serio e l'ironico: Chiss!... Forse quella incantatrice avrebbe vinto la tua incostanza se avesse corrisposto ai tuoi nascenti sentimenti.
Infatti, chiss! Mentre parlava Iacopo accendeva distrattamente il sigaro.
Il signor Barbeau domand: Lo vuoi tu questo ritratto?
Ma s.  un piccolo capolavoro fatto da quel povero Mariel, ispirato dall'amore. Quanto ne chiede Samuele?
Ottomila franchi.
Gliene do cinquemila e sar felice, pur protestando che si rovina per contentarmi.
Alexandre, rimasto in piedi, si chin per guardare ancora il ritratto che il cugino aveva in quel momento ripreso in mano.
Veramente, checch tu ne pensi, trovo che c' qualcosa di inquietante in quel sorriso.
Iacopo lo guard con ironia. Credo che tu, mio caro, avresti sfuggita questa leggiadra Maria Grazia come la personificazione stessa del male. Era perversa, come molte altre, ma forse meno di tante altre. In fondo l'ho conosciuta poco. Il suo umore mutevole rendeva piuttosto difficile comprenderla a chi non vivesse nella sua intimit. E del resto anche vivendoci  probabile
che sarebbe stato ugualmente difficile capirla. Alzando le spalle, soggiunse con un leggero sorriso alquanto sardonico: Dopo tutto era forse quella penombra di mistero che mi attirava verso di lei. Curioso come sono di sensazioni sempre nuove, era un tipo da interessarmi.
Barbeau rise a sua volta, cessando di assaporare il caff, per guardare l'amico. Che dilettante!
Ma Parville rest serio, e il suo sguardo rattristato, un po' severo, si fiss un momento sul magro viso bruno a cui quel riso beffardo dava quasi un'apparenza di fauno.
Quante povere donne avr fatte soffrire anche lui? pens con un improvviso senso di rivolta.
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Capitolo 2.
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La mattina dopo Parville si rec a Parigi
per far regolarizzare al Ministero della Marina
un foglio relativo alla sua licenza di convalescenza.
Ben presto, lasciando via Royale s'inoltr
in via Rivoli con un passo da sfaccendato.
Pensava di recarsi a pranzo dal vecchio ammiraglio
Dejeunes, che era stato amico del suo
nonno; dopo, avrebbe fatto delle visite, tra
cui una alla madre del suo amico Martineau,
sottotenente di vascello. Sarebbe poi tornato
a Meudon, nella villa nascosta tra il verde
dove abitava Iacopo Salvi da quando viveva
separato dalla moglie.
Fermatosi un momento davanti a una vetrina
di oggetti di pelle, sent una mano posarsi
sul suo braccio e una voce bassa disse:
Buon giorno, Alexandre.
Si volse e fece un gesto di sorpresa nel riconoscere
la giovane che lo aveva cos avvicinato.
Tu, Clara!... Sono felicissimo d'incontrarti!
E cordialmente, sorridendo, le stringeva la
mano nascosta in un guanto di pelle grigia.
I begli occhi di lei, del colore della foglia
secca, erano posati su di lui con sincera simpatia.
Sei in licenza, caro cugino?
Licenza di convalescenza. Un attacco di
tifo, laggi, in Cina.
Oh, poveretto!... Hai infatti un aspetto
tutt'altro che florido. Sei per qualche tempo
a Parigi?
S, ma abito a Meudon.
Il piccolo viso vellutato frem leggermente;
i begli occhi si incupirono per un istante, e
Alexandre percep un tremito nella voce che
replicava:
Oh, capisco, naturalmente Iacopo ti
ospita! Ti vuol bene, almeno per quanto gli
 possibile voler bene a qualcuno.
L'accento iniziale di dolorosa ironia non
poteva sfuggire a Parville. Sentiva il cuore
gonfio di piet e di tristezza davanti a quella
donna cos bella e buona, cos fine e intelligente,
che era tuttavia caduta nel tranello
teso dallo spirito incostante, dall'animo capriccioso
di Iacopo Salvi.
Ma Clara si era gi ripresa.
Sorrise, e dal suo sguardo spar l'ombra
di pena.
Quanta licenza?
Sei mesi. Mi propongo di passarne una
buona parte in casa di mia sorella, in Alvernia.
Suppongo che tu abbia incluso nel tuo
programma anche una visita a casa mia!
No, perch credevo che tu fossi in campagna.
Non vi andiamo pi dopo la morte della
mamma. Mia sorella preferisce il mare, e
siamo appunto tornate da Pornic per sistemare
alcuni affari concernenti il nostro immobile
del viale Saint-Germain. La prossima
settimana andr a passare una quindicina di
giorni da una parente in Normandia. Sei invitato
a desinare, oggi?
No. Vado dall'ammiraglio Dejeunes che
mi ha detto una volta per sempre: Vieni
pure qui quando ti pare e piace, e chiedi
senza complimenti vitto e alloggio in casa
mia.
Vi andrai un altro giorno. Oggi verrai
a desinare da me, giacch ho avuto la fortuna
di incontrarti.
L'invito era rivolto con cordiale semplicit,
e Alexandre lo accett con uguale semplicit.
Si separarono. Clara entr in un negozio
vicino mentre Parville prosegu per la sua
strada.
Quell'incontro confermava l'intimo dramma
che egli aveva intuito quando i due coniugi
avevano annunziato ai parenti ed amici
che si separavano in via amichevole; una separazione
che pareva lasciare la porta aperta
a una riconciliazione:
I nostri gusti sono molto diversi, e per
non arrivare a odiarci, crediamo bene vivere
ognuno per proprio conto e a modo suo.
Nessuno, a dire il vero, aveva creduto a
una tale giustificazione; Alexandre meno di
chiunque altro. Conosceva troppo intimamente
il cugino per non aver previsto che
quel matrimonio sarebbe finito in un completo
disastro.
Eppure era stato un matrimonio di amore
da ambo le parti. Si erano conosciuti due
anni dopo la guerra in un albergo di Biarritz.
Clara era piaciuta subito a Iacopo, e le
aveva fatto la corte sotto l'occhio indulgente
della signora Dumayet, alla quale sorrideva
l'idea di avere per genero quel giovane ricco
e di buona famiglia.
Veramente lui, sulle prime, non aveva
pensato affatto al matrimonio; ma l'esperienza
che gi aveva di donne bastava a fargli
capire che quella ragazza, per quanto innamorata,
aveva un carattere abbastanza
forte da non dargli ascolto se non parlava
di matrimonio.
E dopo tutto, che cosa significavano le
promesse coniugali?... Piume asportate dal
vento della fantasia, per un Iacopo Salvi. In
quel momento amava Clara, fine, elegante, di
cui aveva saputo conquistare il cuore ardente
e fiducioso.
L'aveva amata ancora per qualche mese,
poi altre fiamme si erano accese nel suo cuore.
Tale era la natura di quell'uomo: incostanza,
desiderio di sensazioni nuove, incredibile
capacit di oblio, di egoismo, di crudelt
morale riguardo alla moglie almeno; perch,
a onor del vero, era stato un figlio amoroso
e, bench con la consueta indolenza, un amico
fedele.
Ma per quell'uomo volubile, che sapeva
incantare le donne, l'amore rappresentava
solo una serie di capricci, di passioni improvvise;
n Clara sarebbe riuscita, pi delle
altre, a ottenere da lui un attaccamento durevole.
Dopo un anno di vita comune, la separazione.
Nel corso delle sue permanenze a Parigi,
Clara continuava ad abitare l'appartamento
di via del Trocadero dove Alexandre era stato
invitato a pranzo qualche tempo dopo il loro
matrimonio. Come sembrava felice, allora!...
Pienamente, semplicemente felice. Un'anima
giovane, fresca, facilmente vibrante. Un'anima
passionale, forse.
Parville aveva allora pensato:
Povera piccina!
Tali ricordi gli tornavano vividi alla mente
mentre stava seduto nella lunga sala da
pranzo arredata di vecchi cofani olandesi, e
pi tardi nel salotto dove le imposte socchiuse
mantenevano un fresco relativo. Erano
loro due soli, perch Jeanne Dumayet, sorella
di Clara, era andata a trascorrere la
giornata a Saint-Germain, in casa di una
amica.
Clara aveva messo le sigarette accanto all'ospite,
dopo averne accesa una per s, come
l'aveva abituata a fare Iacopo. Alexandre ricordava
che qualche tempo dopo il matrimonio
gli aveva detto ridendo:
Io canzonavo le donne che fumano, e
ora le imito. Nessuno a eccezione di Iacopo
sarebbe riuscito a farmi fare questo.
Su richiesta di Parville, raccontava che la
sua vita non era priva di occupazioni, perch
aiutava la sorella nei lavori a cui si dedicava
attivamente. Cos riusciva a rendersi
un po' utile, senza sprecare i giorni che Iddio
le concedeva da vivere.
Mentre beveva il caff, Parville la guardava
con discrezione. Aveva gi notato il leggero
cerchio livido degli occhi, la magrezza del
viso; non aveva pi nello sguardo la vivacit
di una volta.
A pi riprese, durante il pasto, si era abbandonata
a leggeri accessi di allegria che
Alexandre sentiva forzata.
Ma adesso non cercava pi di mascherare
la sua sofferenza. Sofferenza che Alexandre
vedeva trasparire sul suo volto, in quegli occhi
che all'improvviso sembravano rivedere
il fantasma del fugace amore.
Clara, non era degno di te!
Un vago sorriso, unito all'angoscia dello
sguardo, fu veramente straziante, pi straziante
del pianto.
Forse l'amore ragiona? E io l'ho amato
tanto! Troppo l'ho amato, poich non abbiamo
il diritto di donare tanto a un essere
di carne a scapito di Colui che  il Padrone
della nostra vita! Ahim! Che cosa ho ottenuto,
se non una amarezza che non riesco a
vincere, che in certi momenti addirittura mi
opprime?
Devi dimenticarlo, Clara, respingerlo
dalla mente.
 davvero tutto quello che merita, infatti.
Riscotendosi improvvisamente dalla sua
posa di abbandono nella profonda poltrona,
gett bruscamente la sigaretta in un portacenere
e incroci sulle ginocchia le mani contratte.
Avrei dovuto credergli, disse, e le
tremava la voce quando mi diceva come
era. Ma il cuore umano  presuntuoso, e il
mio, che gi gli apparteneva, si credeva sicuro
di poter conservare quell'amore che mi
offriva come un dono fragile, senza garantirne
la durata. Eppoi ero vile... lo amavo
troppo per avere il coraggio di rinunziare
a lui.
La voce le manc.
Per alcuni istanti sugli occhi tristi si abbassarono
le palpebre. Ma quasi subito si
rialzarono, mentre Clara riprendeva, con una
certa asprezza:
Alexandre, tuo cugino ha gi fatto molto
male nella sua vita?
Lo temo, infatti.
S, ha delle doti terribili, di cui sa servirsi
troppo bene. La sua stessa franchezza
 una delle pi pericolose. Fu proprio questa
che mi'fece ostinare nella decisione di sposarlo
a qualunque costo. C' una grande
tentazione nella speranza di vincere un uomo
che vi dice: Sono mutevole, instabile, infido.
Sono incapace di amare come tu vuoi essere amata.
Alexandre vedeva svelato il carattere di
Clara: un'anima segretamente orgogliosa e
un cuore appassionato, uniti per condurre a
un matrimonio disastroso la giovane che era
s, preavvisata, ma, come confessava lei
stessa, presuntuosa, e inoltre resa cieca dall'amore.
Imprudente, certo. Ma quanto colpevole
era tuttavia l'uomo che si era fatto amare da
una creatura cos pura, ben sapendo che le
avrebbe spezzato il cuore col suo abbandono
a breve scadenza!
A voce pi bassa, Clara prosegu:
Pago duramente questa esperienza. Altre
forse al mio posto avrebbero sopportato
una situazione del genere, tanto pi che Iacopo
 un gentiluomo, e pur trascurandomi
non mancava di attenzioni verso di me. Ma
non potevo tollerare pi a lungo quello stato
di cose.
Le sue spalle, sotto l'abito di seta celeste
pallido, furono percorse da un lungo fremito.
Per continuare a vivere accanto a lui,
bisognava che mi fosse divenuto indifferente.
Inoltre volevo cercare di dimenticare, lontana
da quell'uomo che era diventato il mio
tormento. Oh, Alexandre, soprattutto non
volevo amarlo pi!
L'angoscia le arrochiva la voce. Stringendo
nervosamente le dita incrociate, ripet di
nuovo:
Pi! Pi!
Con un rapido movimento si alz in piedi;
si avvicin a una finestra, schiuse un po' pi
l'imposta e il suo visino impallidito, i suoi
capelli castani leggermente ondulati, furono
avvolti da una luce ardente.
Che caldo, per essere il principio di settembre!
Stasera Jeanne sar tremendamente
stanca.
La voce era ancora un po' roca; ma quando
torn a sedersi vicino a Parville la giovane
sembrava aver ripreso la completa padronanza
di s.
Il mio incontro ti ha fatto ricordare pi
vivamente quel triste passato, povera Clara!
disse con emozione Parville.
Purtroppo l'ho sempre dinanzi alla
mente. Ma non ne parlo neppure a mia sorella
che soffre tanto della mia sofferenza.
Talvolta per  un sollievo confidarsi con
una persona che comprende, che sa serbare
il segreto sulla confidenza sfuggita al nostro
dolore. Alexandre, di te Iacopo mi disse una
volta: Non esiste persona di cui ci si possa
fidare pi che di lui. Con una specie di
riso triste, soggiunse: Sapeva riconoscere
negli altri ci di cui lui era completamente
sprovvisto. Ma ostentava con un certo cinismo
la sua incostanza, il suo terribile, profondo
egoismo.
 vero. Pu darsi per che torni a te,
in seguito, quando avr compreso...
Lei lo interruppe bruscamente, quasi con
durezza.
Compreso che cosa?... Cosa vuoi che
comprenda un uomo che non ha in cuore un
briciolo di sensibilit? S, forse potr tornare
a me in seguito, quando avr bisogno
di una infermiera!
Queste parole uscirono quasi come un sibilo
dalle labbra incurvate da un riso amaro.
Alexandre, guardandola in viso, vide due
occhi divenuti cupi, accesi di collera e di
dolore.
Non gli rifiuter questo aiuto che darei
anche a un estraneo. Rimane mio marito, secondo
i miei princpi che mi hanno vietato
di chiedere il divorzio. Far dunque tutto
quello che potr per curarlo.
Socchiuse gli occhi e termin in un sussurro:
Allora, non sar pi amore, ma dovere.
...
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Capitolo 3.
...
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Verso la met del XVI secolo i Salvi avevano
acquistato in Italia una certa notoriet
come ceramisti. Piccoli artigiani dapprima,
si inalzarono in seguito nella scala sociale, e
alcuni di loro, nelle generazioni successive,
contrassero matrimoni con famiglie della
buona nobilt o della pi antica borghesia
toscana.
Nella piccola citt di Parenza esisteva ancora
la casa degli antenati, preceduta da un
angusto cortile che un muretto separava dalla
strada.
La facciata, ormai tutta cretti, spariva in
parte sotto i vigorosi tralci di una vite che
si diceva piantata all'epoca in cui era stata
fabbricata la casa.
La tradizione voleva che un Bartolomeo
Salvi avesse lavorato per Lorenzo de' Medici,
la cui protezione aveva iniziata la fortuna
della famiglia.
Al pianterreno, alla pari del cortiletto, si
apriva un vano a tutto sesto che immetteva
nel locale dove anticamente si trovava il laboratorio
del maestro vasaio.
Ora grandi vetrate proteggevano dagli
sguardi curiosi la sala trasformata in una
specie di museo, che bisognava attraversare
per avere accesso alle altre stanze dell'abitazione.
Questa casa apparteneva a Paolo Salvi, cugino
del padre di Iacopo, che la custodiva
con amore e, non appena sapeva della presenza
di stranieri in citt, si affrettava a invitarli
perch venissero ad ammirare le opere
dei suoi antenati rimaste ancora propriet
della famiglia.
Il buon vecchietto magro e arzillo, con i
capelli neri leggermente brizzolati che incorniciavano
un viso ossuto, giallognolo, illuminato
da vivaci occhi bruni, nutriva un vero
culto per i Salvi di altri tempi; non soltanto
per quelli protetti dai Medici che lavorando
per la Corte, erano andati ad abitare a Firenze,
ma forse ancor pi per i loro modesti
predecessori, quei probi artigiani il cui ricordo
restava vivo nella vecchia casa preziosamente
conservata dai discendenti che, caso
raro, non si vergognavano delle loro umili
origini.
Iacopo diceva il vero quando assicurava
Alexandre che Paolo sarebbe stato felicissimo
di ospitarlo. L'accoglienza fu di una
cordialit esuberante e visibilmente sincera.
Il signor Salvi dichiar che il giovane cugino
era un vero angelo ad avergli portato
un cos bel ragazzo che si sarebbe 'certamente
interessato delle anticaglie di cui
era piena la casa.
Lo indovino subito dal vostro aspetto,
caro amico, soggiunse stringendo per la
terza volta le mani di Parville.
Questa volta almeno, sei nel vero!
disse Iacopo ridendo.
Abituato alle esagerazioni di Paolo, non
aveva battuto ciglio udendo la qualifica di
angelo applicata alla sua persona, nonostante
il leggero sorriso comparso sul volto
di Parville.
Il vecchio, entusiasta, condusse gli ospiti
verso una scala di pietra situata in un angolo
della sala, che girava intorno a un pilastro.
Nel salire, si scus di doverli alloggiare
nella stessa camera. La casa era assai piccola,
disse, e una stanza era tutta piena di
libri.
Vecchi libri soprattutto, signor Parville,
che trattano di tutte le arti.
 l'ospizio dei libri vecchi, per met rosicchiati
dai topi, che mio cugino ha raccolti
nelle antiche case dei dintorni, soggiunse
Iacopo con una punta d'ironia. Ma qualche
volta si scoprono l dentro dei veri tesori.
Certo, poich  infatti in uno di essi che
ho trovato l'indicazione di quella villa romana
di cui sono stati gi iniziati gli scavi,
qui vicino.
Il vecchietto si volt trionfante verso Iacopo
pronunziando con voce squillante queste
parole:
Si tratta di un manoscritto ben conservato
del decimo secolo. Secondo una tradizione,
si racconta per certo che il monastero
di San Martino sorgesse sull'area di una villa
costruita durante il regno di Tiberio, e pi
tardi rimasta affondata nel terreno argilloso.
Mio caro cugino, questa scala di altri
tempi  poco comoda per ascoltare una conferenza
archeologica!
Il signor Salvi non si offese della osservazione,
e replic ridendo:
Ah, giovanotti,  che voi non avete ancora
addosso il sacro fuoco! Io m'infischio
della comodit quando sento parlare di queste
cose che mi interessano al massimo grado!
Continu a salire i gradini. La scala metteva
in un corridoio lastricato di pietra sul
quale si aprivano tre porte.
Paolo introdusse i suoi due ospiti in una
grande camera con il pavimento bianco e
rosso, in parte coperto da un antico tappeto
di Turchia. L'azzurro sbiadito dei travicelli
del soffitto era decorato da alcune pitture di
tenui colori: nodi, stelle, svolazzi.
Alle pareti pendevano vecchie tappezzerie
riparate con arte. Due letti a colonne, di una
autenticit incontestabile, provvisti dei loro
cortinaggi di pesante damasco verde stinto,
di una eleganza insuperabile, si allineavano
uno accanto all'altro sopra un piano rialzato
di legno.
Un massiccio armadio adorno di sculture e
di strane applicazioni di ferro, una tavola,
dei cofani e delle sedie essi pure provenienti
da un secolare passato, completavano l'arredamento
di questa stanza, scarsamente illuminata
da due finestre strette e basse che
il sole, ormai al tramonto, abbandonava del
tutto.
Vedi, Alexandre, tutto ci non manca
di originalit! disse Iacopo facendo con
la mano un gesto circolare. Disgraziatamente,
gli antenati avevano troppa paura
dell'aria e della luce. Io, al tuo posto, cugino,
avrei fatto allargare quelle finestre antigieniche.
Il signor Salvi alz le mani mandando un
grido di orrore.
Disgraziato!... Una finestra moderna,
qui! Abominevole et della macchina! Oh.
sono sicurissimo, in fondo, che comprendi
troppo bene queste cose per commettere mai
simile delitto, perch altrimenti... altrimenti,
Iacopo Salvi, non ti lascerei mai in eredit
la mia vecchia casa!
C'era un riflesso di inquietudine nello
sguardo che il vecchio fissava sul suo giovane
parente.
Questi gli batt sulla spalla, rispondendo
con visibile ironia:
No, no, non mi diseredare, cugino
Paolo! Non toccher n la finestra n altro,
e far di tutta la casa un museo dedicato alla
gloria degli antichi Salvi.
Un po' calmato, Paolo sorrise con indulgenza.
Questo Iacopo! Quando scherza sembra
proprio che dica sul serio. Che ragazzaccio!
Via, cari giovanotti, vi lascio. Porteranno su
i vostri bagagli. Vi raccomando di chiedere
tutto quello che vi occorre.
Non temere, caro cugino. Ma raccontami
un po' qualche cosa riguardo a questa villa
romana.
Levatosi il cappello, Iacopo lo gett su una
sedia, poi pass la mano sui capelli lisci e
brillanti.
Dove avete scovato il misterioso edificio?
Vicino alla villa Pavelli, ragazzo mio,
nella propriet di don Mario.
E il conte Pavelli ha autorizzato gli
scavi?
Ma s, per l'insistenza mia e di suo zio.
Lui s'interessa poco di archeologia; gli piacciono
solo le scienze naturali. Ma don Andrea
 un fervente entusiasta come lo sono
io, e la giovane Contessa, lo  quasi al pari
di noi.
Ah, c' una giovane Contessa? Don
Mario ha forse perduta la moglie, una persona
poco edificante, credo, e si  riammogliato?
Non credo che quella sciagurata sia
morta. Da molto tempo nessuno ne parla pi.
La giovane Contessa di cui parlo  la figlia
di don Mario, donna Giovanna.  stata educata
da una zia suora, e il conte Pavelli l'ha
presa con s soltanto da un anno.  una ragazza
intelligentissima che sembra ami l'arte
in tutte le sue forme.
Ed  bella?
Iacopo si era avvicinato a una finestra e
sporgeva fuori il viso che fu avvolto dalla
luce rosea del tramonto.
Bella? Eh, s, anzi, credo sia bellissima!
Iacopo si volt guardando il vecchio con
aria divertita.
Non l'hai dunque mai vista?
Oh, s, pi volte!... Ma sai bene che
faccio ben poca attenzione alla bellezza delle
donne.
Gi, tu apprezzi unicamente quella delle
dame del passato, ridotte in polvere da molto
tempo. Un giorno ti sentii dissertare su un
ritratto femminile attribuito al Tiziano, e
dimostravi un'ammirazione cos grande per
quel volto un tempo bellissimo, che sembravi
proprio un innamorato che parla della sua
bella.
Il vecchietto rispose prontamente:
C' il vantaggio che un tale amore non
 pericoloso e non reca offesa a nessuno. La
mia ammirazione di artista non m'impedisce
per di giudicare parecchie di quelle belle signore
per quello che valgono: cio ben poco,
talvolta. E con ci, addio a ben presto, signori!
Tra mezz'ora il pranzo. Parleremo
allora con pi comodo di questi avanzi romani
che vi interesseranno moltissimo, ne
sono sicuro.
Usc dalla camera.
Iacopo si affacci novamente alla finestra,
dicendo:
Vieni un po' qui a vedere, Alexandre.
La calda luce si attardava ancora su un
vasto recinto piantato a fichi, a olivi secolari,
a viti che si intrecciavano attorno a vecchi
porticati. La linea armoniosa delle colline
coperte di lecci ardeva sotto i riflessi ardenti
di un orizzonte di fuoco. A mezza costa si
distingueva una lunga casa a porticati e a
terrazze, circondata da cipressi e da pini.
Iacopo indic con la mano in quella direzione.
La villa Pavelli, propriet di quel don
Mario di cui ci parlava poc'anzi il mio caro
cugino.
Lo conosci?
No, perch non abitava qui quando
venni a Parenza tre anni fa. Eppoi, allora,
mio cugino non lo aveva pi visto da molto
tempo. Da quando la condotta della moglie
lo aveva costretto alla separazione passava
il suo tempo viaggiando, se ben ricordo. Ma
non ho idea di aver sentito dire che avesse
una bambina.
Quella ha dovuto probabilmente subire,
come tante altre, le conseguenze di un matrimonio
infelice, e vivere fuori della casa
paterna, senza conoscere l'affetto di una
madre.
Forse non ne ha sofferto, disse con
indifferenza Iacopo. Non tutte le donne
hanno il cuore sensibile. Ma vorrei sapere se
questa Contessina  bella davvero.
Tu, in questo caso, faresti molto meglio
a ricordarti di imitare l'indifferenza del signor
Salvi.
Iacopo si volt per lanciare al cugino uno
sguardo sarcastico.
Questo lo dici tu, uomo serio, cuore di
ghiaccio! Ma io sono assolutamente incapace
di non occuparmi di una bella donna che mi
piaccia per il suo genere di bellezza, o anche
di quelle bruttone che talvolta hanno tanto
fascino da riuscire seducenti per le attrattive
della loro intelligenza.
Un ultimo riverbero di luce rischiarava il
bel viso, faceva rifulgere gli occhi sollevati su
Alexandre, che per statura soverchiava sensibilmente
il cugino. Occhi strani, che potevano
esprimere la pi ironica indifferenza,
oppure un dolce languore, una carezzevole
dolcezza. In essi era l'insidia piena di fascino
nella quale cadevano le donne che Iacopo voleva
conquistare. Nessuna di codeste, veniva
asserito, era riuscita a sfuggire al seduttore.
Anche Clara, la povera Clara, aveva ceduto
come le altre, nonostante l'avvertimento datole
da Iacopo.
A che pensi, cugino?
Iacopo guardava con amichevole curiosit
quel viso pensoso, divenuto improvvisamente
un po' triste.
Sincero come sempre, Alexandre rispose:
Pensavo a tua moglie.
Iacopo distolse lo sguardo e la sua bocca
espresse una lieve stizza.
Lei possiede tutto: la bellezza fisica, e
i doni dell'intelligenza uniti a quelli del
cuore.
Sempre la stessa bellezza, sempre la
stessa intelligenza. E a me invece piace la
variet.
Iacopo si ritraeva frattanto dalla finestra,
soggiungendo con voce lenta e distratta:
A me occorre cambiare, anche se cambio
in peggio. Per me la vita consiste in questo.
N prevedo di cambiare idea, almeno per
molto tempo.
Alexandre lo guard a lungo. Vide le folte
ciglia abbassarsi, la bocca schiudersi pigramente,
lasciando scorgere in un mezzo
sorriso denti piccoli e lucidi.
Una strana sensazione lo invase; un malessere
misto di angoscia e quasi di repulsione,
mai prima provato, come se all'improvviso
sospettasse in Iacopo delle forze
malefiche di cui fino ad allora non aveva considerato
l'importanza.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Sonavano le due a un orologio fiorentino
del Settecento mentre Parville, il giorno dopo,
scendeva l'antica scala per raggiungere Paolo
Salvi in quella sala che era stata un tempo
la bottega dei vasai, e che ora il suo discendente
chiamava il museo.
Il vecchio doveva condurre gli ospiti alla
villa Pavelli per presentarli al Conte, e anche
per far loro visitare gli scavi.
Parville, pronto assai prima del cugino,
che volentieri indugiava nelle minuziose cure
del suo abbigliamento, pens di ingannare
l'attesa esaminando con pi attenzione certi
oggetti di ceramica che il vecchio Salvi gli
aveva mostrato quella mattina.
Paolo non c'era. A colazione aveva parlato
di una scappata che voleva fare in citt, e
certamente non era ancora tornato.
Alexandre sost pi a lungo davanti a un
boccale decorato con ninfe danzanti. Era
certamente l'oggetto pi bello tra tutti quelli
che Paolo Salvi possedeva. Era opera del
maestro vasaio Damiano Salvi che aveva lavorato
per Cosimo de' Medici detto Cosimo
il Grande. Era morto misteriosamente a ventinove
anni, avvelenato, cos almeno asseriva
la tradizione.
Proprio al disopra di questo oggetto che
rivelava nell'autore un temperamento di artista,
Paolo Salvi aveva appeso il ritratto di
Damiano. Su un fondo di smalto verdastro,
un po' screpolato, spiccava una lunga figura
bruna dai lineamenti acuti: figura priva di
bellezza, ma che fermava stranamente l'attenzione.
Quella mattina, mentre il vecchio Salvi
gliela faceva osservare, Alexandre aveva pensato:
Iacopo somiglia a questo giovanotto.
Ora se ne convinceva sempre pi studiando
la fisonomia di Damiano. Oltre ai capelli neri
e lisci, identici in ambedue, ritrovava sulle
labbra dell'antenato la stessa piega d'indolenza
un po' sdegnosa che spesso prendevano
le labbra di Iacopo. All'orlo delle palpebre le
ciglia folte e scure nascondevano solo per
met gli occhi carezzevoli: erano gli occhi
di un seduttore.
Alexandre ne distolse un istante lo sguardo.
Davanti al volto di quell'uomo vissuto quattro
secoli prima, provava la stessa sensazione
di angoscia, di ostile repulsione che lo aveva
stranamente assalito il giorno prima guardando
Iacopo.
Sensazione fugace, certamente, perch non
l'aveva poi pi riprovata fino a quel momento.
Guardando di nuovo Damiano, incontrando
quegli occhi socchiusi la cui dolcezza sembrava
rivelargli un mondo d'inquietante ironia,
di turbamento, di mistero, si accentu
nell'animo di Parville l'impressione di antipatia
e, istintivamente, volt le spalle al ritratto.
Fece qualche passo e si ferm davanti a
delle vecchie maioliche che guard distrattamente.
Il suo pensiero tornava al salotto oscurato
dalle imposte socchiuse, nel quale Clara
gli aveva lasciato scorgere lo strazio della
sua anima ardente, senza dubbio ancora
colma di amore.
Come mai la vista di quel ritratto risvegliava
in lui quel ricordo? Perch gli ravvivava
quella sensazione di rivolta pensando
alle sofferenze disseminate da quell'incantatore
che si chiamava Iacopo Salvi?
Mentre rifletteva cos, Alexandre sent
aprire una porta. Paolo entr, un po' ansante.
Mi sono affrettato per non farvi attendere.
Iacopo non c'?
No, signore, ma credo che ormai non
debba tardare molto.
Eh, quanto si azzima, l'elegantone!...
Siamo in campagna, e don Mario riceve con
semplicit.
Dimenticate che c' una giovane padrona
di casa.
Ah, s, donna Giovanna! Ma lei non
bada all'abbigliamento pi o meno ricercato
degli ospiti.  anche lei una ragazza semplice
e molto buona, molto carina. Ors, caro
dottore, vi mostrer ancora qualche altro dei
miei tesori mentre aspettiamo Iacopo. Ho qui
uno strano smalto...
Interrompendo il gesto del vecchio, Alexandre
accenn il ritratto di Damiano.
Ieri mi diceste che questo giovane Salvi
probabilmente mor avvelenato. Perch nacque
questo sospetto?
Eh, il veleno era cosa abituale all'epoca
in cui viveva Damiano! Quanto a costui,
uomo molto volubile, corse voce che fosse
stato vittima della vendetta di una dama innamoratissima
di lui e da lui abbandonata.
L'ipotesi pare plausibile, specialmente per
chi, come me, conosce i costumi di quei
tempi.
Fece qualche passo e si avvicin al ritratto;
poi, voltandosi a met, disse ad Alexandre
che era rimasto indietro:
 il tipo caratteristico dei Salvi. Avete
notato come somiglia a Iacopo?
S, nei lineamenti e anche nella espressione.
Il vecchio si volt del tutto per mettersi di
fronte a Parville.
Credete che non vi sia possibilit di riconciliazione
con la moglie?
No, purtroppo!
Negli occhi vivaci del signor Salvi cal
un'ombra di tristezza.
Che cosa spiacevole! Mi dispiace tanto
di non conoscerla!  una donna molto buona,
vero?...
S, veramente degna di essere amata, e
ancora innamoratissima, suppongo.
Paolo Salvi agit le mani.
Che disgrazia! Ma penso che un giorno,
forse...
Speriamo bene, ma ne dubito. A Iacopo
piace tutto quello che  nuovo, lo sapete certamente
anche voi.
Lo so! E se ne vanta perfino, quel ragazzaccio!
Ma per me  una triste cosa.
Soprattutto per lei, che soffre profondamente.
Lui  felice del genere di esistenza che
ha scelto.
Non sar forse sempre cos, mormor
tristemente il vecchio. Lo spreco
della vita, il rinnegamento del proprio dovere,
ricevono talvolta il loro gastigo anche
in questo mondo, oltre ad averlo certamente
nell'altro.
Oh, non  uomo capace di soffrire molto,
col temperamento che ha!
La pronta risposta fu data con una certa
asprezza, di cui Paolo parve meravigliarsi
un po'.
Lo credete incapace di pentimento, di
rimorso?
Alexandre fu dispensato dal rispondere perch
in quell' istante entr il cugino. Iacopo
si scus con amabile disinvoltura. Non gli
piaceva far le cose in fretta e, infine, avevano
tutto il pomeriggio per la visita al conte Pavelli e agli scavi romani.
Poltrone! disse il vecchio con un sorriso
indulgente. Se tu non avessi avuto la
fortuna di nascere in una famiglia ricca, non
so come avresti fatto a lavorare e a farti una
posizione.
Questa osservazione di Paolo Salvi si ripresent
poco dopo alla mente di Alexandre,
mentre, insieme con i suoi due compagni,
camminava sulla strada che portava alla villa
Pavelli.
Ascoltando il vecchio italiano raccontare
qualche aneddoto del passato di cui aveva
una vera riserva, osservava il cugino che li
precedeva di poco. Il passo agile ma indolente
rivelava infatti l'indole di Iacopo.
Dotato di una acuta intelligenza, di una
grande facilit intellettuale, non si era mai
degnato di sforzarsi per la minima cosa. Chiamato
sotto le armi durante la guerra, era
stato un soldato senza entusiasmo, ma anche
senza vilt.
Aveva raggiunto il grado di sergente nell'aviazione
dove pi tardi lo aveva fatto entrare
un ufficiale superiore, suo parente. Lo
ricordavano come uno dei giovani pi allegri
della quinta armata, uno di quelli che pur
senza cercare di sottrarsi al dovere, non si
offrivano spontaneamente per un'azione pericolosa
o per una fatica.
Era bens capace di un certo ponderato coraggio
se le circostanze lo esigevano, ma pi
per amor proprio che per natura, un amor
proprio sopraffatto per dall'indolenza, dall'egoismo,
dal gusto e dalla ricerca del piacere
quando gli eventi non gl' imponevano
uno stretto dovere.
S, il vecchio Salvi, scherzando, aveva ben
caratterizzato il cugino. Poltrone moralmente
e fisicamente, soprattutto moralmente. Infatti,
sebbene non fosse cosa di suo gusto, si
dava tuttavia la pena di praticare lo sport
per conservare l'agilit del corpo; ma aborriva
lo sforzo che gli avrebbe permesso di correggere
la sua indole, di dedicarsi a un'opera
utile, di abbandonare il preoccupante dilettantismo
nel quale il suo egoismo indolente
pareva compiacersi sempre pi.
Le riflessioni di Alexandre furono in quel
momento interrotte dalla voce di Iacopo che
diceva:
Ecco laggi un antico convento di francescani
dal quale si gode una bellissima veduta.
Ti ci condurr domani.
E indicava alcuni edifici che si elevavano
a mezza costa del colle, al disopra di un
folto oliveto.
Paolo Salvi soggiunse:
Ed ecco appunto il padre guardiano
che ci viene incontro.
Sulla strada si delineava la figura alta e
magra di un frate vestito di scuro. Avanzava,
con le mani infilate nelle larghe maniche
e lo sguardo meditabondo. Alexandre
ne distinse presto il volto emaciato, ingiallito,
la fronte alta e spaziosa sotto la corona
di capelli bruni brizzolati.
Quando s'incrociarono, mentre quello rispondeva
al saluto di Paolo, il giovane dottore
ne intravide gli occhi neri, incavati nell'orbita.
Quel frate ha una fisonomia interessante,
disse Iacopo.
Il vecchio approv:
S, e infatti non  un uomo comune.
L'Ordine di San Francesco non ha oggi un
predicatore che lo uguagli. Ma  malato, malatissimo,
pare, e i suoi superiori lo hanno
nominato Guardiano di questo quieto convento
nella speranza che l'aria buona e il
riposo lo facciano rimettere in salute.
Uhm! A vedere la sua cera, credo che
vi sia poco da sperare.
Si dice che neppur lui speri.  un uomo
austero e di una ardente piet. Dicono che
un tempo fosse un gran signore che conduceva
una esistenza disordinata; poi trov la
sua via di Damasco e si dedic completamente a Dio.
Piegando lo sguardo verso il cugino, Paolo
soggiunse:
Spero che un giorno lo imiterai, cattivo
arnese!
Iacopo scosse la testa e sghignazz leggermente:
Non illudetevi troppo, caro signor cugino!
I tre uomini erano ora arrivati a un viale
di quercie, e vi si inoltrarono passando cos
dal sole ardente all'ombra fresca e piacevole
degli alberi.
Di fianco alla collina il viale saliva lentamente
e terminava con un'arcata di pietra
sgretolata, sormontata da un marmo bianco,
scolpito a forma di pergamena sul quale spiccavano
degli stemmi, ormai quasi del tutto
cancellati.
Varcato questo portico, si trovarono in un
grande giardino fiorito sobriamente di gerani
e di dalie. Mentre si dirigevano verso alcuni
larghi scalini consumati, a guardia dei quali
stavano due chimere di pietra, Paolo Salvi
spieg:
Dalla guerra in poi, il conte Pavelli ha
visto diminuire il suo patrimonio e non pu
pi fare grandi spese per la manutenzione dei
giardini. Ma nelle aiuole poste dietro la villa
esistono ancora molti rosai.
Gli scalini portavano alla terrazza che, su
quel lato, si prolungava per tutta la facciata
della villa. Nell'ombra dei portici si aprivano
delle alte finestre. Il vecchio e i suoi compagni
si inoltrarono a destra, sotto una stretta
volta decorata di affreschi quasi cancellati
che portava all'altra facciata del fabbricato
lungo la quale correva una terrazza soleggiata.
L, videro una giovane donna vestita di tela
bianca a righe celesti, appoggiata col gomito
alla balaustrata di pietra grigia coperta in
parte da roselline scarlatte. Il suo corpo
snello si sporgeva in avanti e chiamava con
voce ridente:
Iside!... Iside!
Al rumore dei passi, si volt con vivacit.
I visitatori, abbagliati dal sole, non poterono
sulle prime distinguerne il viso. Sentirono
una voce giovane dal timbro musicale,
che diceva:
Ah, siete voi, signor Salvi!
S, donna Vanna, e vi conduco senza
cerimonie i miei ospiti.
Giovanna si avvicin tendendo la mano a
Paolo Salvi. I giovanotti voltandosi un po' per
sottrarsi al sole ardente che li abbagliava, videro
un visetto ambrato dai capelli neri divisi
sulla fronte, la bocca un po' larga nel sorriso
appena abbozzato. Anche gli occhi, chiari e
luminosi, sorridevano nell'ombra lieve delle
ciglia.
La ragazza salut con disinvoltura gli estranei
che Paolo Salvi le presentava, e accennando
con la mano verso una grande porta
a vetri con le cortine abbassate, disse in ottimo
francese:
Signori, entrate. Mio padre  qui, e sar
lietissimo di conoscervi.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Alexandre e Iacopo erano ora seduti nella
grande sala col pavimento di mosaico, un
poco oscura e quasi fresca per chi veniva
dalla terrazza assolata.
Il conte Mario Pavelli li aveva ricevuti con
una pacata cortesia che doveva essere abituale
in quell'uomo dall'apparenza fredda,
riservata, il cui magro viso scavato da rughe
sarebbe sembrato inespressivo e come irrigidito
se, a tratti, un bagliore sprizzante dei
suoi occhi stanchi non gli avesse dato una
improvvisa vitalit.
La Contessina era seduta di fronte ai visitatori,
accanto a suo padre, su uno sgabello
coperto da un piccolo tappeto di Persia.
Alexandre, se non fosse stato assorto nel
domandarsi dove aveva gi visto quella testolina
bruna, quel viso, quegli occhi dai colori
cangianti sotto le ciglia pi chiare dei capelli,
non avrebbe potuto fare a meno di notare
la viva sorpresa destata nel cugino dalla
vista di Giovanna. Sorpresa che perdurava
visibilmente in lui mentre rispondeva con
apparente indifferenza e calma al conte Pavelli.
Attenta alla conversazione che si svolgeva
in italiano, lingua parlata correntemente da
Alexandre e Iacopo, la giovane restava silenziosa,
appoggiando su una gran tavola artisticamente
intarsiata l'avambraccio nudo
uscente dalla mezza manica. Le sue dita fini,
nervose, giocavano con una scatoletta di avorio
ingiallito. Ogni tanto un lievissimo sorriso
stendeva la sua bocca pensosa, come poco
prima, quando aveva ricevuto gli ospiti; e
allora in Alexandre si confermava l'impressione
di avere gi visto quel viso.
Eppure non doveva aver mai incontrata la
figlia del conte Pavelli, perch gli pareva che,
altrimenti, gli sarebbe stato difficile non serbarne
chiaro il ricordo! Un viso poteva anche
presentare lineamenti pi perfetti, poteva
essere pi vivace, pi brillante di quello, per
tutto in lei spirava grazia, sottile attrazione,
e provocava un vivo interesse, una pungente
curiosit. Tale era almeno l'impressione che
provava Alexandre vedendo la Contessina il
cui sguardo, velato di dolcezza, un po' pensoso,
andava da lui a Iacopo, poi si fermava,
improvvisamente divertito, sul signor Salvi,
tutto impegnato in una entusiastica descrizione
degli scavi romani.
Don Mario lo ascoltava con una cortese
freddezza nella quale i giovani ospiti intravedevano
un certo tedio. Perci Iacopo propose:
Se don Mario permette, cugino, potremmo
andare ora agli scavi.
Ci troverete mio zio, disse subito il
Conte. Lui s'interessa a queste cose molto
pi di me e trascorre l gran parte delle sue
giornate.
Io lo imiterei molto volentieri, babbo,
se tu me lo permettessi, disse subito Giovanna.
Parlando si era alzata e volgeva a don Mario
il viso sorridente.
Mi piacciono molto queste esumazioni
del nostro antico passato! Eppoi lo zio Andrea
 tutto contento di trovare in me un discepolo.
Ma pi che altro s'intrattiene volentieri
con voi, signor Salvi, che siete un suo
degno interlocutore.
La fisonomia pensosa si anim a un tratto
e divenne stranamente vivace. Le labbra, un
poco schiuse, sorridevano. Nell' inafferrabile
tinta degli occhi passavano dei bagliori. Sotto
il chiaro carnato il sangue giovanile circolava
con improvvisa vivacit, tingendolo di
rosa.
In quell'istante Alexandre guard istintivamente
don Mario ancora seduto in una
grande poltrona di tappezzeria sbiadita. Il
suo viso magro era diventato quasi rigido e
di un pallore malsano. Fissava sulla figlia
due occhi che sembravano turbati da una tragica
angoscia mista, almeno tale fu la strana
impressione riportata da Alexandre, a una
specie di odio doloroso.
Si alz la voce giovanile di Paolo Salvi,
che rispose alla giovane:
Io pure apprezzo debitamente l'amicizia
di cui don Andrea mi onora. Ma voi,
donna Vanna, calcate le orme del vostro
prozio, e presto sarete esperta in archeologia
al pari di lui.
Lei proruppe in una risatina dolce e squillante.
Ne dubito! Babbo, posso accompagnare
anch'io questi signori agli scavi?... Torner
a casa un po' prima di loro per preparare
il t.
Fai pure come preferisci, figlia mia.
La voce del Conte era indifferente e atona.
Di nuovo la sua fisonomia presentava quella
maschera di freddezza che Alexandre, (era
forse illusione?) aveva creduto di vedere
scomparire improvvisamente poco prima, per
alcuni istanti.
Il giardino, da quel lato, si elevava a ripiani,
tra muri coperti di vite vergine e di
rampicanti. Il disegno delle aiuole orlate di
bosso, i vecchi cipressi stagliati nella pura
luce dell'estate ormai sul finire, le statue
corrose dal musco e le fontane di marmo dove
l'acqua scorreva in limpidi fili, formavano
intorno alla nobile casa la stessa cornice di
un tempo, di quel secolo sedicesimo in cui i conti
Pavelli erano dei potenti signori, artisti e
letterati.
Ma per la mancanza di cure pietre e marmi
cominciavano ad andare in rovina e i giardini
avevano un'aria di abbandono nei punti
dove le rose non li abbellivano con la loro
fioritura, molto diminuita in quella fine di
estate.
Dappertutto non si vedeva pi che fogliame
sui vecchi graticoli a forma di portici,
sulle pergole dalla volta avvallata, sui
tronchi di alberi centenari e sulle pareti di
un piccolo padiglione di porfido.
Giovanna, camminando accanto a Paolo
Salvi, precedeva Parville e Alexandre lungo
il viale coperto di erba folta.
Diceva:
Il vecchio Giacomo non pu pi bastare
alla manutenzione di questi giardini.
Gli ci vorrebbe un aiuto, ma per noi  una
spesa troppo forte.
Poi, con quel riso la cui dolcezza incantava
l'orecchio, concluse:
Dopo tutto a me piace molto anche cos,
il nostro vecchio giardino.
Avete proprio ragione! Si accorda mirabilmente
con la venerabile et della bella
e nobile dimora per cui fu disegnato un
tempo.
Queste parole furono pronunziate dalla
voce cadenzata di Iacopo. Giovanna si ferm
qualche secondo, voltandosi per replicare al
suo interlocutore:
Sono lieta che mi comprendiate. Il signor
Salvi mi aveva infatti avvertita che a
voi piacciono le cose antiche nella loro naturale
cornice.
I suoi occhi, in quell'istante, avevano una
sfumatura verde e vellutata. Guardavano Iacopo
con una dolcezza carezzevole, e insieme
un po' provocante, che non sfugg ad Alexandre.
Ma chi dunque... chi aveva mai quegli
occhi?
Giovanna aveva ripreso a camminare lungo
lo stretto viale. La sua figura chiara si moveva
con nervosa agilit nella luce ardente,
un po' temperata da qualche albero mal potato,
dal fogliame esuberante. Gli scuri, soffici
capelli, raccolti con grande semplicit,
ravvivavano con la loro vicinanza il color
ambra chiaro della nuca e del collo grazioso,
snello e lungo.
Con un gesto ritmato la giovane dondolava,
camminando, una gran borsa presa
sulla terrazza nel passare.
Alla svolta di un viale, presso un'aiuola
in cui languivano dei gerani assetati, apparve
il padiglione di porfido. Il marmo rosa, impallidito
dal tempo, spariva in parte sotto
i rosai nei quali sbocciava ancora qualche
ciocca di fiorellini rossi, ultimo dono dell'estate.
L vicino una vasca ovale allungava la sua
sponda di marmo che racchiudeva un'acqua
viva, tersa e azzurra come il cielo che vi si
rifletteva.
Oh, quella Iside!
Dicendo cos, Giovanna si slanci con l'agilit
di una cerbiatta verso lo scalino di marmo
su cui si apriva il padiglione. L era accucciata,
con le palpebre socchiuse e le zampe
ripiegate, una gatta dal pelo cenerognolo.
Giovanna la prese in braccio e l'apostrof
allegramente:
Ebbene, Iside, ne fate delle belle, signorina...
Che cosa vi piglia, capricciosa che
non siete altro, a scappare cos quando vi
chiamo?
Iside, dischiudendo un po' pi le palpebre,
guardava gli stranieri che si avvicinavano, e
i suoi occhi pieni di scintille d'oro sembravano
esprimere solo un maestoso e calmo sdegno.
Bella bestia!... disse Iacopo. Mi
piace il colore del suo pelo. Io sono un grande
amatore dei gatti.
Per conto mio sono animali detestabili,
dichiar Paolo Salvi. Ma donna Giovanna,
invece, ha per loro una grande simpatia.
Talvolta, s... talvolta mi piacciono
molto; ma in altri momenti, provo per essi
una specie di repulsione che non so spiegarmi.
Teneva appoggiata alla guancia la testa
della gatta. Come quella socchiudeva gli occhi,
parlando lentamente, con una intonazione
distratta.
Credo di essere capricciosa, signor Salvi.
La mia buona zia qualche volta me lo rimproverava.
S, sono capricciosa quasi quanto
Iside, mi pare.
Le labbra, di un rosa delicato, lievemente
dischiuse, sorridevano. Alexandre rivide improvvisamente
l'acquerello su cui si era chinato
sopra la spalla di Iacopo, l'acquerello
incompiuto che rappresentava una testa di
donna, un visino chiaro sul quale due labbra,
simili a quelle, avevano il medesimo lieve
sorriso pieno di mistero che ricordava uno
sconcertante idolo asiatico.
S, donna Giovanna somigliava a quella
Maria Grazia di cui Iacopo asseriva di essere
stato sul punto d'innamorarsi, un tempo
ormai lontano.
Alexandre gett un'occhiata al cugino. Le
palpebre di costui, un po' abbassate, celavano
a met gli occhi, fissi su Giovanna. Ma
la tensione del viso e la bocca serrata palesavano
l'intensit dell'osservazione. Anche
lui, certamente, ricordava l'immagine di Maria
Grazia.
L'idea che quella ragazza potesse risvegliare
in Iacopo il ricordo della donna equivoca
di cui pareva serbare il ricordo e qualche
rimpianto, fece spuntare nell'animo di
Alexandre una improvvisa irritazione. Gli
pareva che le venisse fatto un insulto da questo
solo pensiero.
Ma in quel momento Giovanna lasci improvvisamente
scivolare a terra la gatta e
si raddrizz, ridente, con gli occhi chiari e
senza mistero.
Via, signori, lasciamo Iside oziare al
sole e proseguiamo la nostra strada, se volete.
Passando da una porticina aperta nel vecchio
muro uscirono dal giardino e si trovarono
in un folto di ulivi. Dopo aver salito
con fatica un sentiero sassoso, giunsero su
un pianoro piantato in parte a viti. Alla sua
estremit si vedeva il suolo giallastro, messo
sossopra dagli scavi.
In quel momento gli operai, seduti su tronchi
di colonne, si riposavano un poco, chiacchierando
familiarmente tra di loro, e facendo
merenda con del formaggio e pomodori
crudi.
Un po' in disparte un vecchio, in piedi,
prendeva degli appunti su un taccuino. Alto,
grassoccio, era vestito di tela bianca e aveva
in testa un cappello panama. Sentendo arrivare
gente alz gli occhi, e un bel sorriso
rischiar la sua larga faccia terminante in
una morbida barba bianca.
Zio Andrea, questi signori vengono a
visitare gli scavi!
Giovanna corse incontro al vecchio e gli
gett le braccia al collo.
Spero che tu non abbia avuto troppo
caldo, stando qui tanto a lungo a sorvegliare
gli operai.
La ragazza osservava con affettuosa premura
quel viso un po' acceso.
No, no, cara piccina. Signori, sono felicissimo
di potervi presentare la nostra scoperta.
Si avanzava con aria cordiale, tendendo la
mano. Non aveva la freddezza e il riserbo di
don Mario.
Quando Paolo Salvi gli ebbe presentato
gli ospiti, li fece scendere nella parte della
villa gi dissepolta. Giovanna si avvicin
a un operaio per chiedergli notizie di un
figlio malato, poi raggiunse i due vecchi,
Iacopo e Parville che si erano fermati nell'atrio.
Mosaici intatti... guardate qui, signor
Salvi.
Don Andrea si esprimeva in francese, lingua
che a lui pure era familiare. Prendendo
Iacopo per un braccio, gli indicava il pavimento.
Che tinte delicate!... Osservate queste
foglie, e la leggerezza, l'originalit di questi
fregi che rappresentano svariate conchiglie.
Con passo leggero, silenzioso, Giovanna attravers
l'atrio. Dallo scavo aperto per giungere
alla villa sepolta entrava di straforo un
po' di luce. Questa illuminava una parte degli
affreschi che ornavano le pareti e rappresentavano
Nettuno e Anfitrite col loro seguito
di Nereidi.
Quasi senza rendersi conto del suo impulso,
Alexandre segu la ragazza e si ferm
accanto a lei, davanti a tre sirene emergenti
dall'onda.
Questo, secondo mio zio e il signor
Salvi,  il capolavoro del pittore che esegu
questi affreschi. Dal punto di vista artistico,
 possibilissimo. Ma io detesto quelle
figure!
Alexandre guardava quei tre visi muliebri
che, pur essendo dissimili nei lineamenti,
presentavano a prima vista lo stesso fascino
seduttore.
Ma dopo un minuto di attento esame, apparivano
delle sfumature in quel fascino
stesso.
La perversit, ipocritamente crudele in
una delle tre incantatrici marine, presentava
in un'altra alcun che di ingenuo, di puerilmente
incosciente. Negli occhi della terza, il
pittore aveva messo una strana espressione di
remota angoscia che rendeva pi tragico il
sorriso delle labbra sinuose, il sorriso seduttore,
molto simile a quello delle altre due sirene.
Giovanna, con le mani incrociate sul manico
della borsa, le sopracciglia aggrottate,
guardava le favolose creature. In quel momento
aveva una espressione triste e chiusa
che colp Alexandre.
Veramente, disse questo lavoro mi
sembra pregevolissimo. Le figure sono disegnate
con una tale verit di espressione, da
renderle delle vere opere d'arte.
Ma  proprio questa espressione che non
posso soffrire! ... ... non so proprio spiegarvi...
Giovanna si volt per guardare Parville
e questi ne incontr lo sguardo inquieto e
turbato.
...no, non so come dire, ma queste
figure mi fanno paura, ecco!
Si scost dal muro, err un istante per
l'atrio, poi a un tratto se ne and. Gli ospiti
la rividero soltanto pi tardi, nella grande
sala fresca e semibuia dove era seduta accanto
alla tavola da t, con un lavoro a maglia
tra le mani. Poco lontano, don Mario
sfogliava dei giornali. Mentre lui e suo zio
conversavano con i visitatori, Giovanna serv
il t.
Era semplice e sorridente, senza la minima
civetteria; ma possedeva una grazia inebriante.
Scivolava leggera sul vecchio pavimento
con movimenti rapidi e sicuri. Poi abbandon
sopra una poltrona il suo corpo
snello, in un atteggiamento grazioso e disinvolto.
Rise a un'amena uscita di Paolo Salvi,
e un istante dopo apparve pensosa; fu scossa
da un fremito quando don Mario cit un doloroso
fatto di guerra.
Alexandre osservava attentamente quella
fisonomia mutevole, attraente appunto per
la sua mobilit, che denotava un'anima sensibile,
sincera. E tuttavia notava sempre
quel non so che di enigma...
Alexandre ricordava lo sguardo che aveva
lanciato in giardino, con la gatta in braccio,
mentre si voltava per rispondere a
Iacopo, ma che non ebbe pi neppure per un
attimo durante la mezz'ora che trascorse l,
nella sala della villa.
Quando gli ospiti di Paolo Salvi si congedarono,
don Mario li invit pacatamente a
passare di casa sua qualora tornassero con
il signor Salvi a rivedere la villa romana di
cui si cominciavano allora a disseppellire i
bagni.
Don Andrea ripet l'invito, con pi calore.
Sembrava felicissimo di trovare in quei
forestieri degli interlocutori capaci di comprendere
la sua passione per il remoto passato
del proprio paese.
Mentre li accompagnava in fondo ai gradini
del primo ripiano, parlava ancora delle
sue scoperte con il vecchio Salvi. In piedi
davanti alla balaustrata di pietra grigia, Giovanna
li ascoltava e sorrideva. Inclin il capo
con un grazioso movimento per rispondere al
saluto dei visitatori e si volt per tornare
indietro.
Iside, con indolente agilit, scivol nell'ombra
del passaggio arcuato che conduceva
alla calda luce della seconda terrazza.
Quando Paolo Salvi si trov solo con il
cugino e con Parville nel viale delle quercie,
rivolse loro uno sguardo trionfante, accompagnato
da questa interrogazione:
Ebbene?
S, tutto ci  interessantissimo,
disse Iacopo con noncuranza.
Io mi sono appassionato molto, dichiar
Alexandre, con sincerit.
Quello che rimane ancora da scoprire
sar pregevole quanto quello che abbiamo gi
visto, ve lo garantisco io! Don Andrea vuol
condurre rapidamente a termine il resto del
lavoro. Al denaro provvede, come vi ho detto,
un ricco collezionista, Marino Canella, un
vero mecenate.
Paolo cominci una dissertazione che Alexandre
ascolt garbatamente, sebbene stentasse
a seguire con la mente le idee enunciate.
Iacopo che intanto aveva accesa una
sigaretta, camminava in disparte, bighellonando,
con aria assorta.
Quando il loquace vegliardo alla fine di un
lungo discorso finalmente tacque, egli si avvicin
e chiese:
Cugino, sai come si chiamava la moglie
di don Mario?
Paolo si ferm di botto, visibilmente sorpreso
dall'inaspettata domanda.
Come si chiamava? No, non l'ho mai
saputo. Perch t'interessa?
Donna Giovanna mi ricorda in modo
sorprendente una giovane che conobbi alcuni
anni fa.
Una giovane? Che specie di donna era?
Una donna perbene?
Iacopo sorrise con una certa ironia.
Non credo che fosse proprio un modello
di onest. Ma poich mi hai detto che anche
la contessa Pavelli non era una persona
troppo raccomandabile, mi sono domandato,
dinanzi a una tale somiglianza, se la bella
Maria Grazia di cui per poco non m'innamorai
non fosse appunto codesta Contessa
che conobbi dopo la rottura dei suoi rapporti
coniugali.
Eh, pu darsi! Maria Grazia? Quella
maledetta creatura apparteneva a una buona
famiglia sarda; non ne so altro. Dicevano
che fosse bella al punto da render folli tutti
gli uomini che voleva. Donna abominevole!
Don Mario non  pi il medesimo da quando
costei ha rovinato la sua vita.
Questa descrizione si pu riferire benissimo
anche a Maria Grazia. Credo che
fosse capace di dare a un uomo la pi inebriante
felicit, e di precipitarlo poi in un
abisso di dolore.
Che fosse davvero la contessa Pavelli?
Ma non so se il suo nome era Maria Grazia.
Tu ne sei stato innamorato?
Innamorato?
Iacopo dette in una risata sardonica.
Fui sul punto di esserlo, te l'ho gi
detto, cugino. Del resto, in quel momento,
aveva il cuore occupato; poi venne la guerra
e non ho pi sentito parlare di quella incantatrice.
Poco tempo fa, per caso, mi capit
sotto gli occhi un suo ritratto. E oggi, infine,
l'ho veduta viva, tale e quale doveva
essere a vent'anni.
Il vecchio dette una esclamazione, e c'era
nel suo accento un tono di protesta quasi indignata:
Iacopo, non fare, te ne prego, simili
sconvenienti raffronti! La donna indegna che
abbandon il marito e la figlia dopo due anni
appena di matrimonio per condurre una vita
scandalosa, non pot mai essere una fanciulla
pura, semplice, pia, come donna Giovanna!
Questa volta Iacopo si abbandon a un accesso
di beffarda allegria.
Cugino caro, avresti bisogno di studiare
l'umanit in generale, e quella femminile
in particolare! Una parola sfuggita
a Maria Grazia, riservatissima parola sul
capitolo della sua vita trascorsa, mi fece credere
invece che la sua giovinezza fosse stata
pia e illibata. Ma venne senza dubbio un
demone che spazz via tutte le difese di cui
era stata munita. Del resto, noi non sappiamo
esattamente se si trattava della contessa
Pavelli. Forse vi  solo una somiglianza
casuale tra lei e donna Giovanna. Somiglianza
piuttosto strana, per, e che aggiunta
alla nazionalit di Maria Grazia e alla sua
et, perch doveva avere una trentina d'anni
quando la conobbi, ci d quasi una certezza.
Che ne dici, Alexandre?
Mi pare che vi siano molte strane coincidenze,
ma che non si possa affermare niente
di certo, rispose molto prudentemente Parville.
Il vecchio alz le spalle e si rimise in cammino.
Sembrava scontento; e dopo un istante,
alzando gli occhi su Iacopo, gli disse:
Non parlare a nessuno di quanto mi
hai raccontato, va bene? Da molto tempo ormai
nessuno parla pi di quella donna che la
figlia crede morta. Don Mario rimarrebbe
troppo male se delle chiacchiere inopportune
la richiamassero alla pubblica attenzione e
potessero nuocere alla sistemazione di donna
Giovanna.
Non temere, sar la discrezione in persona.
Eppoi, la donna in questione  per me
un ricordo assai sbiadito che non ho nessun
motivo di far rivivere.
Pens un momento, poi ripet, con una intonazione
di leggero sarcasmo che fer l'orecchio
di Alexandre:
Nessun motivo, in verit!
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
La mattina dopo, Iacopo e Parville salirono
al piccolo monastero francescano, per
un sentiero capricciosamente tracciato tra i
pini e i larici di cui era coperta la base della
collina. Usciti dall'ombra, si trovarono in
mezzo alle viti piantate sotto il terrapieno
su cui si ergevano gli edifici del convento,
poco estesi e di aspetto vetusto, quali li
avrebbe voluti il Poverello.
Iacopo disse al compagno:
Andremo anzitutto a visitare la grotta
dove, secondo la tradizione, abit per un
certo tempo san Francesco. Poi saliremo al
convento.
Presso una sorgente, la cui acqua scorreva
in una vasca di roccia scura, si apriva l'anfrattuosit
che la tradizione diceva aver servito
di ricovero al Poverello di Assisi. Vi
trovava appena posto uno stretto altare, povero
anch'esso, con i suoi torcieri di rame
semplicissimi, il Crocifisso di legno nero, i
vasi di maiolica gialla di forma slanciata.
Ma in questi sbocciavano bellissime dalie che
rallegravano con i loro sontuosi colori il piccolo
oratorio di cui il sole, in quell'ora, sfiorava
la consunta soglia.
Mentre Alexandre si raccoglieva un istante,
evocando il ricordo del conquistatore di
anime che trascinava dietro a s i discepoli,
avidi come lui di abbandonare i beni terreni
per darsi interamente alla povert, Iacopo,
accostatosi all'altare, osservava a lungo i
fiori. Torn poi presso il cugino e insieme
uscirono dall'oratorio.
Per una stretta scala scavata nella roccia,
raggiunsero il terrapieno dove vecchi pini
stendevano la propria ombra di fronte agli
edifici costruiti in pietra rossastra che aveva
assunto strani toni di fuoco e di ruggine. Un
piccolo portico avvinto da tralci di vite precedeva
la porta della cappella.
Nel momento in cui Alexandre e Iacopo si
avvicinavano, la porta si apr e sulla soglia
apparve una giovane. Riconobbero donna
Giovanna. Un cappello di paglia chiara le
adombrava il viso serio, raccolto, e gli occhi
nei quali sembrava concentrarsi una sorta
di gioia pacata e fervida. Si volt per richiudere
il battente, e soltanto allora scorse, nella
penombra dei pini, gli ospiti di Paolo Salvi.
Sorrise lievemente, chin il capo, e fece
qualche passo verso di loro.
Sono venuto a far vedere a mio cugino
uno degli angoli pi belli di questo paese,
donna Giovanna.
Cos dicendo Iacopo aveva preso e stretto
la mano che la ragazza gli tendeva.
Avete ragione. Non c' posto che mi
piaccia di pi. Questo antico convento mi
vede spesso, perch sono felice di venir qui a
pregare e a portar dei fiori nell'oratorio di
san Francesco.
Ho riconosciuto e ammirato le dalie del
vostro giardino.
Davvero?... Eppure le avete viste ben
poco!
Lo guardava, con stupore sorridente.
Non dimentico quello che mi ha affascinato,
siano cose o persone.
Dovete tornare a vederle. Mio zio, signori,
parl molto di voi, ieri sera, e sar
felicissimo di accogliervi novamente.
Un movimento grazioso della testolina
bruna accompagn l'arrivederci detto con
amichevole semplicit. Un paio di occhi lieti
e puri come quelli di una bambina sorrisero
ai due cugini. E Giovanna si allontan, svelta
e leggera come una giovane ninfa.
Iacopo disse:
Entriamo?
Come vuoi.
Ma Alexandre prest scarsa attenzione alla
visita di quella cappella francescana, pi pregevole
veramente per le memorie del suo passato
che per la sua decorazione. Poco dopo
si ritrov col cugino sul ripiano della chiesa.
Avanzarono fino al muretto di pietra dal
quale si scopriva tutta la valle: Parenza, con
le vecchie case strette lungo le anguste viuzze,
le vigne e gli uliveti, la villa Pavelli tra i
suoi cipressi, il fiume sinuoso che, disceso
dall'altura dove si annidava il monastero,
scorreva in mezzo ai frutteti, ai campi spogli.
Sullo sfondo azzurro del cielo le colline
erano immerse nella luce di quel mattino ancora
estivo, profumato dagli ultimi aromi
della calda stagione. Ai loro piedi l'acqua
scorreva nella vasca bruna e quella superflua
andava a raggiungere, nel lago, attraverso
delle fessure, il ruscello saltellante che
passava luccicante e argenteo tra le viti e
spariva per un po' sotto i pini e i larici prima
di attraversare quietamente la valle.
Tutto il quadro, sotto il limpido cielo di
Lombardia, con l'aggiunta dell'atmosfera luminosa
e dell'armonia dei colori, era un incanto.
Alexandre guardava quasi senza vedere.
Un pensiero occupava ostinatamente il
suo cervello. Fin dal mattino si chiedeva
come mai Iacopo, dopo le poche parole scambiate
il giorno prima col vecchio Salvi, non
avesse pi parlato di donna Giovanna.
No, non una parola, non una osservazione
su quella figura pur cos poco comune, su
quella grazia fine e mutevole. Nessun accenno
a quella rassomiglianza con una donna che,
per sua stessa confessione, aveva lasciato in
lui una impressione fortissima. C'era da credere
che la contessina Pavelli lo lasciasse del
tutto indifferente.
Ma Alexandre conosceva troppo bene il cugino
per ammettere questa ipotesi. Dunque,
che cosa significava quel silenzio che perdurava
anche dopo il loro incontro con donna
Giovanna?
Un malessere, una sorda impazienza invadevano
Parville. Senza esserne pienamente
consapevole, si trovava fin dal giorno prima
in un particolare stato d'animo che, mentre
gli faceva apparire sorprendente il fatto che
Iacopo non parlasse di quella fanciulla, dava
anche a lui una certa riluttanza a parlare
per il primo di lei al cugino. Mentre questi,
appoggiato al muro, gli indicava le localit
della valle, diceva a se stesso:
No, non  possibile che lui non osservi
quella ragazza. Ma perch nasconde la sua
impressione? Che cosa medita? Ah, che non
pensi di farsi amare da lei... non pensi a questo
crimine!
Mentre Iacopo e il suo compagno lasciavano
il piazzale della chiesa, scorsero un
francescano che risaliva al convento. Era
quello che Paolo Salvi aveva indicato come
il Padre guardiano. Quando fu passato ed
ebbe risposto al loro saluto, Iacopo disse tra
i denti:
Quel frate non mi piace.
Ieri per dicesti che aveva una fisonomia
interessante.
Interessante sotto certi punti di vista,
ma non mi piace.
Camminarono per un po' in silenzio, poi
Iacopo parl di altri monasteri visti nel corso
dei suoi viaggi, delle chiese bizantine di cui
amava la splendida sontuosit. E diceva:
Ricordi quel piccolo convento greco che
visitammo durante uno dei tuoi scali? Vi
erano delle antiche icone che ancora abbagliavano
la vista per la calda luce dei colori
e delle dorature conservate nell'ombra; poi
quel gran Cristo rigido, esangue, di una
bianchezza impressionante sulla croce fatta
a mosaico di legno pregiato.
S, lo ricordo benissimo... quella visita
mi interess molto.
Ma sempre gli tornava il dubbio importuno:
Perch non parla di lei?... Eppure l'abbiamo
veduta proprio ora.
Avevano raggiunto una delle antiche porte
che davano accesso a Parenza, quando un'automobile,
visibilmente vecchia, li sorpass.
Era guidata da don Mario, e accanto a lui
c'era suo zio. Iacopo, seguendola con gli occhi,
disse:
Mi pare che domani, senza indiscrezione,
potremmo tornare a far visita a quegli
ottimi conti Pavelli, giacch ci hanno invitati.
L'invito di don Mario non fu molto
caloroso.
 un temperamento freddo, si vede subito;
anzi, senza dubbio divenuto freddo in
seguito alle sue disillusioni e alle sue disgrazie
coniugali. Ma credo che abbia l'intenzione
di essere gentile e desideri vederci tornare
in casa sua, dove le novit e le distrazioni
non devono essere molte.
No... specialmente per una ragazza.
Infatti.-
E fu tutto. Perch, perch non voleva parlare
di lei? Ah, insomma, lo avrebbe costretto
a parlarne!
Iacopo, credi davvero che quella donna,
quella Maria Grazia, potesse essere la contessa
Pavelli?
Ne sono quasi certo. Come dissi ieri a
mio cugino Paolo, donna Giovanna  una giovanile
e completa riproduzione di Maria Grazia.
Siccome la contessa Pavelli aveva abbandonato
il marito per condurre una vita sregolata,
nulla di pi verosimile che lei e la
giovane italiana che portava lo stesso nome,
siano una sola e medesima persona.
Senza dubbio  molto probabile. In tal
caso, che sciagurata doveva essere per abbandonare
cos la propria figlia! L'impressione
che provai davanti al suo ritratto non mi
aveva ingannato.
S, ricordo; dicesti che aveva l'aria inquietante,
perversa. Povera Maria Grazia,
forse era davvero cos, ma senza averne coscienza,
come sar...
Non comp la frase. Un sorriso lievemente
ironico gli sollevava il labbro. Alz la mano
additando sopra gli archi di pietra, delle finestre
a inferriate, decorate da sculture grottesche.
Ecco una delle pi antiche abitazioni
di Parenza. L'interno  rimasto press'a poco
quello di un tempo. Te lo far vedere domani.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Iacopo, secondo l'intenzione che aveva
espressa, torn due giorni dopo alla villa
Pavelli col suo vecchio parente; ma Alexandre
rimase in casa trattenuto dalla febbre
che, dopo la recente malattia, ogni tanto lo
riprendeva.
Suo cugino e il signor Salvi si erano offerti
di rimanere in casa con lui; ma senza
troppa fatica li aveva persuasi che gli sarebbe
dispiaciuto molto se per causa sua si fossero
privati del piacere di passare qualche ora da
quegli amici.
Paolo Salvi, infatti, non nascondeva affatto
che gli faceva piacere andare a discutere
ancora una volta di archeologia con don Andrea
e osservare il progresso degli scavi.
Quanto a Iacopo, suo cugino lo sapeva troppo
abituato a ricercare solo i piaceri della vita,
perch potesse credere che un semplice atto
di cortesia lo spingesse ad andare a trovare
un vecchio.
Quale motivo lo attirava? La villa romana
esumata dal suolo che per tanto tempo l'aveva
sottratta alla curiosit degli uomini? Gli
antichi giardini della villa Pavelli? Oppure
donna Giovanna?
Dopo quella seconda visita continu a non
parlare di lei. E cos fece anche nelle altre
occasioni che ebbe in seguito di rivedere la
ragazza.
A causa della febbre, Alexandre era assolutamente
relegato in casa, anzi, non usciva
di camera.
Iacopo, dopo una passeggiata di un'ora,
passava accanto a lui il resto della mattinata
e una parte del pomeriggio; ma verso le quattro
usciva con il cugino Salvi per recarsi agli
scavi. Qui ritrovavano don Andrea, e talvolta
questi li conduceva alla villa per prendere il
t o una bibita fresca.
Nella conversazione vespertina che, o l'uno
o l'altro, facevano accanto al malato, incidentalmente
veniva ricordata donna Giovanna.
Ma Paolo Salvi non attribuiva a lei
maggiore importanza che a una buona fanciulla
gentile e intelligente, il cui massimo
merito ai suoi occhi era quello di comprendere
e amare i ricordi e gli oggetti del passato.
In quanto a Iacopo...
Con una segreta angoscia Alexandre studiava
la fisonomia del cugino, e perfino il
suono della sua voce quando parlava degli
abitanti della villa.
Abitualmente Iacopo non si curava di fingere,
neppure quando si trattava di atti riprovevoli,
poich l'opinione dei suoi simili lo
lasciava completamente indifferente. Ma se gli
tornava conto di dissimulare, nessuno vi riusciva
con arte pi perfetta. Alexandre lo sapeva
da lungo tempo. Perci l'apparente indifferenza
che dimostrava nei confronti di
Giovanna non poteva rassicurarlo; anzi, lo
preoccupava.
Quali erano le sue intenzioni se si chiudeva
cos nel silenzio, invece di riconoscere con la
sua solita disinvoltura le notevoli doti fisiche,
l'incanto innegabile di quella giovane
straniera?
Alexandre attribuiva al proprio stato febbrile
la sorda agitazione, la strana inquietudine
che, invece di attenuarsi, aumentava in
lui di giorno in giorno.
Le tre o quattro ore che passava solo
tutti i pomeriggi gli parevano addirittura
interminabili nonostante i libri presi nella
biblioteca del signor Salvi. Si alzava ogni
momento dalla poltrona e si avvicinava alla
stretta finestra. Restava a lungo in piedi,
con gli occhi rivolti alla grigia villa le cui
arcate si immergevano nell'ombra mentre sul
tetto si attardavano ancora le luci rosse del
tramonto.
Il pensiero lo conduceva verso la grande
sala pavimentata a mosaico, verso il vecchio
giardino abbandonato; gli presentava alla
fantasia stranamente esaltata la figura agile
e snella di Giovanna e, vicino a lei, quella
di Iacopo; oppure gli mostrava il cugino
seduto accanto alla ragazza, nell'atto di guardarla
con quegli occhi socchiusi da cui scivolava
una furtiva carezza, nell'atto di parlarle
con quella voce dolce, un po' bassa e
melodiosa di cui sapeva usare cos bene tutta
la seduzione.
Cercando a un tratto di distrarsi, Alexandre
si staccava dalla finestra e si passava la
mano sulla fronte scottante. Pensava con un
sordo malessere:
Ho certamente i nervi scossi. Perch questa
strana preoccupazione? Ammettendo che
Iacopo voglia fare la corte a donna Giovanna,
cattiva azione, di cui purtroppo non
lo credo incapace, costei ha vicino a s il padre,
il prozio, ambedue esperti della vita.
Don Mario soprattutto deve essere diffidente
dopo la sua amara prova. La Contessina non
ha certamente alcuna occasione di trovarsi
sola con mio cugino, e alla presenza del padre
e di don Andrea  difficile che Iacopo
possa spingersi troppo avanti nella sua impresa.
Questo ragionamento calmava solo in parte
l'ansiet di Parville. Si sforzava di nuovo
di concentrare il pensiero errabondo sull'argomento
del libro ripreso con mani febbricitanti.
Poi, tra le sei e le sette, ricompariva Iacopo,
amabile, indolente, raffinato nell'abbigliamento
sino al limite consentito dal buon
gusto. Si informava con premura della salute
di Alexandre, parlava della villa romana riportata
alla luce, ripeteva qualche considerazione
di don Andrea, di don Mario, oppure
una discussione tra il vecchio Conte e Paolo
Salvi. Seduto accanto al cugino in una vecchia
cattedra intagliata, imitava i gesti esuberanti,
gli atteggiamenti espressivi del signor
Salvi.
Alexandre sorrideva con sforzo, dissimulando
l'oscura angoscia causatagli da quella
allegria in cui gli pareva di cogliere una nota
di gioia trionfante. Provava una specie di
sollievo quando Paolo Salvi, venendo a informarsi
come il malato aveva trascorso il
pomeriggio, portava via il cugino per il
pranzo.
Una mattina, sul tardi, don Andrea venne
a casa Salvi per vedere una fontana, opera
di Damiano Salvi, che recentemente Paolo
aveva scoperta, relegata nella soffitta di una
vecchia abitazione.
Alexandre era gi da una settimana trattenuto
in casa dalla malattia. Era sceso per
la prima volta quel giorno, ed era con Iacopo
nella sala da pranzo la cui porta arcuata
dava sul giardino.
Don Andrea gli manifest la pi calorosa
premura ed espresse la speranza che presto
potesse accompagnare il cugino nelle sue visite
alla villa.
Poi and a esaminare la fontana e discusse
di questo argomento col signor Salvi, perch
quei due ottimi vecchi, animati dalla stessa
passione, non potevano stare insieme per cinque
minuti senza abbandonarsi a questo piacere.
Don Andrea pretendeva che appartenesse
a un'epoca posteriore alla morte di Damiano
Salvi; il suo interlocutore sosteneva
il contrario con decisione e con un certo accanimento.
Finalmente, sonato mezzogiorno, don Andrea
si conged dichiarando che, dopo tutto,
si trattava di un pezzo interessante e che
avrebbe suggerito alla nipote di venire a vederlo.
Quello stesso pomeriggio Alexandre gironzol
un po' per il giardino, prese molta aria
e la sera si sent meglio. Il giorno dopo riprese
la medesima breve passeggiata, s'indugi
tra le aiuole orlate di bosso, fiorite di
dalie e di fulgide salvie, prima di rientrare
in casa.
Senza arrestarsi nella sala da pranzo si
diresse verso il museo e sollev la portiera
di tappezzeria bergamasca dietro la quale
udiva chiaramente la voce squillante del signor
Salvi.
Per qualche istante rest l immobile, non
visto da coloro che vi si trovavano. Sotto la
grande vetrata dipinta di porpora, zafferano
e verde vivo, vedeva Paolo Salvi in piedi dinanzi
a una tavola di quercia su cui era posata
la pesante fontana da lui attribuita al
suo lontano antenato.
Al suo fianco erano donna Giovanna e Iacopo.
Con mano delicata e nervosa la ragazza
accarezzava lo splendente verde cupo della
ceramica, ve la fermava sopra un momento
come per meglio farne risaltare la fremente
bianchezza. La giovane ascoltava il signor
Salvi, o per lo meno sembrava che lo ascoltasse.
Iacopo era un po' chino verso di lei, e in
posizione tale che Alexandre ne scorgeva il
profilo.
Qualche passo dietro di lui, don Mario, in
piedi, con una mano appoggiata a un vecchio
cofano di quercia, guardava i due giovani.
Osservate, diceva Paolo Salvi la
delicatezza di queste figure che rappresentano,
a mio parere, personaggi della mitologia
greca. Guarda, Iacopo, l'effetto di questo
giallo arancione sul fondo scuro...
Ma Iacopo non guardava la fontana di ceramica.
Aveva voltato un po' il capo in modo
che il cugino lo vedeva ora di tre quarti. Teneva
le folte ciglia nere abbassate; ma Alexandre
sapeva che a quell'ombra il languore
ardente e la sottile carezza dello sguardo
raggiungevano il massimo limite della seduzione.
S, certo, conosceva bene quello sguardo,
avendo visto un giorno, in Oriente, il cugino
intento a fissare con intensit una giovane
greca di cui si era invaghito.
In quell' istante i suoi occhi socchiusi guardavano
Giovanna a lungo, con evidente insistenza.
Alexandre contrasse le dita sulla tappezzeria
della portiera e lanci uno sguardo quasi
furente su don Mario. A che pensava dunque,
quel padre? Non vedeva il pericolo che
minacciava la figlia nella persona di quello
straniero che, non essendo libero, mai sarebbe
divenuto suo sposo? A che pensava, con quell'aria
di quasi rigida indifferenza e quella
piega di amaro disprezzo sulle labbra pallide?
Poi Par ville guard di nuovo Giovanna.
In quell'istante alzava un poco la testa volgendosi
verso Iacopo. I loro occhi si incontrarono.
Alexandre non poteva vedere quelli
della ragazza, ma l'angoscia gli serr il cuore
al pensiero della vertigine che lo sguardo di
Iacopo era capace di provocare in quell'anima,
che certamente aveva conservato tutta la
sua innocenza.
Con un brusco movimento lasci ricadere
la tappezzeria e fece qualche passo nella sala.
Tutti si voltarono e don Mario gli tese la
mano dicendo:
Felicissimo di vedervi in migliore salute,
dottore.
Ci  proprio dispiaciuto sapervi malato
e pensare quanto vi annoiavate, aggiunse
con grazia la Contessina dandogli una stretta
di mano molto pi cordiale di quella del
padre.
Egli ringrazi, sforzandosi di sorridere e
di parlare con apparente tranquillit d'animo.
Quasi subito, il conte Pavelli disse alla
figlia:
Non bisogna far tardi, Vanna. Ho dato
appuntamento per le tre a padre Salvatore.
E rivolgendosi a Paolo Salvi don Mario
soggiunse in tono di giustificazione:
Il proprietario delle terre a confine con
quelle del convento avanza certe pretese su
una piccola vigna che, assicura, farebbe legalmente
parte della sua propriet. Sapendo
che m'intendo un po' di legge, il Padre guardiano
viene a consultarmi a questo proposito.
Padre e figlia si congedarono. Don Mario
espresse gentilmente la speranza di veder presto
il dottor Parville accompagnare il signor
Paolo e suo cugino nelle loro visite alla villa
Pavelli. Giovanna sembrava pensierosa, oppure
distratta.
Seguendo la direzione del suo sguardo,
Alexandre vide che si posava sul ritratto di
Damiano. Poi scivol su Iacopo che vi era
sotto. C'erano in quello sguardo, paura e ardente
curiosit al tempo stesso. Con una occhiata
rapida come il baleno, Giovanna confrontava
senza dubbio il lontano antenato e
il suo discendente, somiglianti tra loro nel
volto, e forse nell'anima, a tanti secoli di distanza.
In quell'istante Iacopo fece qualche passo
e s'inchin davanti alla Contessina. Questa
gli tese la mano con un gesto un po' esitante.
Egli la prese, la strinse nella sua rapidissimamente,
con leggera dolcezza. Il suo sguardo
si immerse in quello di Giovanna, e subito
dopo se ne distolse mentre con voce calma
diceva:
Domani verr a vedere la nuova parte
dissotterrata dei bagni.
Le labbra di Giovanna tremarono leggermente,
poi si distesero in un sorriso fugace,
quasi inafferrabile, la cui dolcezza misteriosa
parve rifugiarsi negli occhi che indugiavano
su Iacopo.
Quando i visitatori si furono allontanati,
Paolo domand al suo giovane parente:
Vuoi che saliamo fino alla Felice per
rivedere i marmi del vecchio Redinaldi?
Bene, caro cugino. Vado a prendere la
mia macchina, o preferisci che resti con te,
Alexandre?
No,  inutile, disse Parville con una
certa durezza.
Poi, riprendendosi subito, ma non senza
sforzo, soggiunse in tono un po' meno conciso:
Non devi privarti di questa passeggiata
per me. Ho dei libri interessanti e domani
spero di essere in grado di riprendere un
po' le mie abitudini.
Iacopo non insist. Sembrava assai distratto,
e nelle sue pupille brillava una certa
scintilla di viva gioia che fu notata da Alexandre
con dolorosa emozione.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Due giorni dopo, accompagnando il cugino
e il signor Salvi agli scavi, Parville pot
rendersi conto della grande importanza della
nuova area che gli operai stavano allora liberando.
I mosaici, le pitture dei bagni, apparivano
di un'ammirevole freschezza e rivelavano
che il proprietario di quella villa si
era rivolto, per decorarla, ai migliori artisti
dell'epoca.
Dopo una dissertazione piuttosto lunga di
don Andrea sulle terme antiche, i giovani e
Paolo raggiunsero con il loro ospite i giardini
della villa. Presso la porticina trovarono
Giovanna. Indossava un abito bianco, fatto
di una semplice stoffa di cotone. Sul petto
aveva appuntato un ramo di quelle roselline
rosse che finivano di fiorire sui muri del padiglione
di porfido.
Un sorriso, il sorriso del ritratto, accolse
i visitatori.
Parville, che spiava lo sguardo della Contessina,
vi vide passare un rapido bagliore
mentre si incrociava con quello di Iacopo:
un bagliore, un lampo, ma ardente, abbagliante,
e che trafisse il cuore di Alexandre.
Giovanna si mise a camminare accanto a
Paolo Salvi per i vialetti fiancheggiati di
bosso. Chiacchierava con brio, rideva con
garbo. Don Andrea, preso amichevolmente a
braccetto Iacopo, parlava dei castelli della
Loira da lui visitati prima della guerra.
Li seguiva Alexandre che si distanziava volutamente
da loro. Una sorda angoscia gli
gonfiava il cuore. In preda a una penosa collera
seguiva con gli occhi, a ogni svolta del
viale, la bianca figura di Giovanna. Poi guardava
con disprezzo, con furore, la faccia
bruna di Iacopo rivolto verso don Andrea, il
bianco splendore dei suoi denti piccoli e bianchi
tra le labbra sorridenti finemente orlate
di rosso, il battito lento delle nere ciglia all'orlo
delle palpebre.
Don Mario non era nella fresca sala ad accogliere
gli ospiti. Giovanna serv dell'aranciata in antichi bicchieri cerchiati d'argento
cesellato. Poi, a richiesta del signor Salvi che
era un grande melomane, sedette davanti al
vecchio pianoforte a coda dalle guarnizioni
di ottone opacato dal tempo ed esegu una
sonata di Beethoven. Non era una esecutrice
brillante; ma sarebbe stato difficile superarla
nella comprensione di quel pensiero geniale
tradotto in frasi musicali.
Quando ebbe finito e si fu voltata, Alexandre
vide che i suoi occhi erano diventati seri
e che aveva la bocca malinconicamente serrata.
Sorrise appena ai complimenti di Paolo
Salvi, sembr indifferente a quelli di Iacopo
e ad alcune parole commosse di Parville. Seduta
in una gran poltrona ad alta spalliera
coperta di damasco giallo oro, rimase in silenzio,
mentre carezzava con mano lenta Iside
raggomitolata sulle sue ginocchia. Sembrava
che un malinconico languore la tenesse l immobile,
assente, cos enigmatica, con quelle
palpebre abbassate, come la gatta dagli occhi
socchiusi che non si sapeva se dormisse o se
pensasse a qualche inquietante mistero.
Ma improvvisamente, a un motto spiritoso
di Iacopo, le labbra serrate si schiusero e apparve
di nuovo il sorriso: quel sorriso di cui
perfino il prudente Parville subiva l'inebriante
fascino, pur credendo di detestarlo.
Un lieve rumore a una porta della sala costrinse
in quel momento i presenti a voltarsi.
La portiera, sollevata, lasci apparire il conte
Pavelli. Sul fondo di velluto celeste sbiadito
il suo viso spiccava pallidissimo, agitato da
leggeri sussulti. Egli fiss su Giovanna uno
sguardo doloroso, un po' triste. Ma lo distolse
subito e avanz verso gli ospiti che si erano
alzati per salutarlo.
Sembrava stanco, preoccupato, e rifiut seccamente
l'aranciata offertagli dalla figlia.
Poco dopo Paolo Salvi e i compagni si accomiatarono.
Don Mario, stringendo la mano
al vecchio, gli disse:
Verr forse da voi domani in mattinata.
-
Rimase solo nella sala, lasciando che don
Andrea e Giovanna accompagnassero gli
ospiti fino all'arco di pietra che dava accesso
alla terrazza e al giardino. Giovanna teneva
sotto il braccio il corpo leggero di Iside. Era
tornata allegra e vivace. Nei suoi occhi, che
ora sembravano chiari e senza mistero, passavano
dei lampi. La sua voce aveva intonazioni
gaie e leggere. La pallida luce del tramonto
dava un soave splendore ai suoi capelli serici.
Ritta sotto l'arco sbrecciato che portava lo
stemma dei Favelli, ella rivolse un ultimo
sorriso, un ultimo saluto a Paolo Salvi e ai
suoi compagni. Ma Alexandre ebbe la dolorosa
impressione che sorrisi e saluto fossero
destinati soprattutto a Iacopo.
Molto carina, la piccola Vanna, disse
Paolo mentre camminava in mezzo ai due
ospiti silenziosi. Una bambina buona e
semplice. Don Mario non avr da lei che consolazioni.
Iacopo e Parville rimasero in silenzio. Un
lieve sorriso di sarcasmo sollev il labbro del
primo. Alexandre, stupefatto, pensava:
Ma quest'uomo non vede proprio nulla?
Forse  totalmente incapace di sentire il fascino
femminile, anche quando si tratta di un
fascino raro e notevole come questo. Molto
carina, semplice e buona, ecco quello che
trova per definire una donna come quella!
Una donna come quella, la donna dell'acquerello
incompiuto, tale e quale doveva
essere a venti anni! Una creatura dall'anima
mutevole come la sua fisonomia: fanciulla
ridente e semplice; figura di seduttrice, civetta
provocante, come l'aveva intravista un
attimo nei giardini della villa Favelli; viso
di santa, serio, raccolto, come era apparsa
sul limitare della piccola cappella francescana;
sfinge sognante, dai misteriosi inquietanti
sorrisi, dalle non meno misteriose malinconie.
Giovanna, una bambina buona e semplice...
Alexandre soffoc una risata; una risata
ironica che gli spuntava sulle labbra e rabbrivid
lungamente.
Mi torna forse la febbre, pens.
Quella notte infatti ebbe un piccolo attacco
di febbre. Ma ben pi violenta era quella specie
di febbre morale che lo invadeva ogni
giorno di pi da quando sospettava che Iacopo
si occupasse troppo della contessina Favelli.
Quel giorno, nonostante il riserbo che suo
cugino sapeva imporre alla propria fisonomia,
Alexandre aveva compreso, intercettando
il lampo ardente scaturito dagli occhi
di Giovanna, che Iacopo Salvi era gi un
pezzo avanti nell'opera infernale intrapresa
per soddisfare il capriccio ispiratogli da
quella giovane che somigliava a Maria Grazia,
l'equivoca donna di cui serbava un piacevole
ricordo.
Che cosa doveva fare lui, Parville, per
allontanare da Giovanna quello spaventoso
pericolo? Essendo parente di Iacopo, non
poteva avvertire il conte Pavelli. Ma gli rimaneva
la possibilit di aprire gli occhi a
quel cieco di Paolo Salvi.
Questo gentiluomo, avvertito del crimine
morale che suo cugino si accingeva, pi
o meno coscientemente, a perpetrare, non
avrebbe mancato di strappare subito la benda
che copriva gli occhi di don Mario, di quel
padre che due giorni prima, nel museo di
casa Salvi, sembrava accettare senza nessuna
diffidenza la vicinanza di Giovanna e
Iacopo. Giovanna e Iacopo, ossia la peggiore
combinazione che fosse possibile immaginare.
Durante quelle ore notturne Alexandre, insonne,
sent costantemente la tranquilla respirazione
del cugino coricato nel letto accanto.
S, Iacopo dormiva placidamente. Nessun
rimorso era in quell'anima che, pur osservando
certe leggi morali, ne aveva respinte
altre con un tranquillo cinismo che era la
prova di una coscienza ormai addormentata.
Strani sentimenti agitavano invece l'animo
di Alexandre. Non era solo l'indignazione
che suscitava in lui questa tempesta da cui
si sentiva tutto sconvolto. A un certo momento,
sollevandosi per gettare una occhiata
di furioso disprezzo al calmo viso di Iacopo
addormentato, fu scosso da un gran turbamento,
dopo il lampo di una improvvisa intuizione.
Odio!... Odio quello che provava verso il
cugino.
La commozione fu talmente violenta in
quell'anima nobilissima, avvezza a seguire i
princpi evangelici e a dominare la imperfetta
natura, che sulle prime Alexandre rest
immoto, con le dita contratte sul lenzuolo,
gli occhi stravolti fissi sulla bruna figura del
dormiente. Poi si lasci ricadere sul guanciale.
Le sue labbra riarse mormorarono:
Ma no... no! Perch?
Rimase disteso sul dorso, senza muoversi.
Il sudore gli appiccicava alle tempie qualche
ciuffo di capelli biondi. Sentiva il sangue salirgli
a calde ondate alla faccia, percorsa da
continui sussulti.
Giovanna!... Giovanna!
Tutto il suo cuore, tutto il suo essere vibravano
nel ricordare la giovane dal volto
mutevole. Di fronte a questa irruzione di un
amore forte, ardente come una fiamma, e mescolato
a un aspro sentimento finora a lui
ignoto, la gelosia, si sentiva invaso da una
torbida angoscia, da una specie di terrore simile
a quello dell'uomo che si trova inaspettatamente
sull'orlo di un abisso.
Egli amava Giovanna. Ma Giovanna amava
Iacopo. Ecco perch alla indignazione ispiratagli
dalla colpevole manovra del cugino
si aggiungeva questo astioso disprezzo che
lo atterriva.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Quando l'alba venne a illuminare la stretta
finestra a sbarre di ferro, Alexandre si svegli
dall'assopimento che finalmente, dopo
ore e ore d'insonnia, lo aveva vinto. Fu subito
ripreso dagli stessi pensieri che nel corso
di quella notte avevano tormentato la sua
mente e il suo cuore. Allontan energicamente
quelli che gli ricordavano il suo amore
per Giovanna. Ma ve ne erano altri che doveva
accettare e studiare per capire quale
fosse il suo dovere.
Ora conosceva i sentimenti che gli ispirava
Giovanna, capiva la causa di quella folata di
odio verso il cugino, avvertita in s, e gli
ripugnava l'idea di denunziare Iacopo a
Paolo Salvi. D'altra parte, gli pareva altrettanto
impossibile tacere sul pericolo che la
giovane Contessa correva.
Verso le sei ud il cugino muoversi. Rest
allora immobile, fingendo di dormire. Poco
dopo Iacopo si alz avendo cura di non turbare
il sonno in cui credeva immerso Alexandre.
Lui che di solito poltriva a lungo nel letto,
aveva adottato abitudini mattiniere, e ogni
giorno andava a fare una passeggiata per la
campagna di cui elogiava la bellezza in quelle
ore fresche rischiarate da un sole non ancora
scottante.
Quando fu uscito, Parville si alz subito
dal letto. Voleva distendere i nervi doloranti,
cercare nell'aria del mattino un sollievo al
cerchio dolente che sentiva intorno alle tempie.
Appena vestito scese senza far rumore
per non attirare l'attenzione del signor Paolo
e usc di casa Salvi.
Dapprima cammin a caso allontanandosi
dalla vecchia villetta che si risvegliava. Poi,
alzati gli occhi, vide tra gli oliveti, a mezza
costa del colle, gli edifici del convento francescano.
Salir lass, pens subito. Ho bisogno
di riflettere, di raccogliermi, chiedendo a Dio
conforto e consiglio.
Verso la fine della notte era caduto un leggero
acquazzone. Ora il cielo aveva ripreso
la sua luminosa serenit. Ma nel boschetto
che cominciava ai piedi della collina restavano
ancora delle gocce di pioggia sospese ai
rami dei pini e dei larici. Parville prese a
caso il primo sentiero che gli capit davanti
e s'inoltr nella penombra odorosa di resina.
Quel sentiero presentava svolte improvvise,
si incrociava con altri viottoli non meno capricciosi.
Ma Alexandre non temeva di smarrirsi;
sapeva che continuando a salire avrebbe
comunque raggiunto il monastero.
Una campana son distintamente tre colpi.
Alexandre costeggiava in quel momento un
bosco ceduo che divideva due sentieri in quel
punto paralleli. Al suo orecchio giunse un
rumore di passi lenti, di sassolini che rotolavano
a precipizio. Volt istintivamente il
capo da quella parte, e nell' intreccio del fogliame
vide passare due ombre: Giovanna e
Iacopo. Lei, a palpebre basse, pareva camminare
in un sogno. La voce di Iacopo, cadenzata
e appassionata, diceva:
Sapete ora che la mia vita  vostra...
Passarono. Parville non ud altro. Ma rest
l un momento come se quelle parole lo
avessero colpito duramente. Quello era dunque
lo scopo delle passeggiate mattutine di
Iacopo! Sapeva che Giovanna si recava ogni
mattina a San Pietro per ascoltarvi la Messa,
e lui faceva in modo di incontrarla o all'uscita
dalla cappella o in uno di quei sentieri. Cos,
avviluppando ogni giorno di pi la ragazza
nelle reti della seduzione, era potuto giungere
al punto di parlarle di amore, e di farsi
amare da lei.
Con passo grave, esitante, Alexandre riprese
la sua strada. Sentiva un furioso desiderio
di tornare indietro, di gridare a Iacopo
tutto il suo sdegno. Ma era quello il modo
migliore per metter fine all'intrigo?
Lasciando l'ombra dei pini si trov nella
luce del mattino diffusa sulle vigne e gli oliveti
che circondavano il monastero. Sul ripiano
soleggiato i piccioni del convento becchettavano
dinanzi ai vecchi fabbricati color
fuoco e ruggine. Parville attravers il piccolo
portico ornato dalla vite prossima a maturazione
ed entr nella cappella.
Si mise in ginocchio nella prima panca che
gli capit. Alzando distrattamente lo sguardo
verso il religioso in piedi dinanzi all'altare,
ebbe una idea improvvisa:
Ma  al Padre guardiano che devo confidare
ogni cosa! Lui  in relazione con i
Pavelli. Nessuno meglio di lui  in grado di
salvare donna Giovanna!
Mezz'ora dopo si trovava infatti a quattr'occhi
col padre Salvatore nel piccolo austero
parlatorio del convento. In poche parole
gli spieg quello che stava accadendo e il pericolo
che donna Giovanna correva. Il frate
ebbe un sussulto nell'udire queste parole:
Mio cugino  ammogliato e diviso dalla
moglie...
Ammogliato? Ma don Mario lo ignora!
Pensava gi a lui come un possibile marito
per la figlia.
Come?!.. Il signor Salvi non gli aveva
detto...?
Niente. Quel buon Salvi non ci ha neppure
pensato, ne sono certo.  tutto preso
dalle sue manie, dagli scavi, dalla sua collezione.
Ma ci che mi avete rivelato  una cosa
terribile, signore! Don Mario desidera maritare
presto la figlia, ed essendosi accorto che
i giovani si piacevano reciprocamente, considerava
con gioia una loro unione. Ora, se vostro
cugino si  fatto amare da lei...
Una profonda ruga solc l'alta fronte del
religioso che rimase per un istante in silenzio.
Alexandre indovinava che era stretto da
una angoscia simile alla sua di fronte al pericolo
che minacciava la ragazza. Poi la sua
grave voce si lev di nuovo.
Andr stamani stesso a casa di don Mario
per avvertirlo. Bisogna anzitutto che riveli
alla figlia la posizione di Iacopo Salvi, e
che subito la allontani per proteggerla dalla
tentazione.
S, perch Iacopo  terribilmente abile,
e non bada a nulla pur di arrivare ai suoi
fini. Eccomi ora liberato da questa inquietudine,
Padre. Mi  stato penoso venire ad
accusare cos mio cugino, ma non potevo
permettere che venisse compiuta una simile
iniquit.
Il frate gli tese la lunga scarna mano,
guardando con simpatia quel volto da cui
traspariva la nobilt d'animo.
Era vostro dovere, figliuolo mio. Grazie
per don Mario e per quella povera ragazza.
La sua voce, a queste ultime parole, ebbe
una inflessione di mesta piet.
Accompagn Alexandre fino al porticato e
lo guard allontanarsi. In piena luce il suo
volto sembrava ancor pi scavato, la sua carnagione
era pallida come la cera. Congiunse
le mani, sollev gli occhi e mormor:
Signore, la vostra grazia salvi quell'anima!
Nel pomeriggio Iacopo port con la sua
macchina il signor Salvi e Alexandre a fare
una lunga gita fissata fino dal giorno prima.
Si mostr molto allegro, mentre Parville invece
si sforzava di dominare la propria pena,
o per lo meno di non lasciarla trapelare. Il
ricordo delle due ombre vicine l'una all'altra
e della frase ardente di Iacopo gli trafiggeva
il cuore come un ferro arroventato.
E quella letizia, di cui conosceva la causa,
suscitava in lui una vera tempesta.
La mattina dopo sent il cugino uscire
come al solito. Col cuore stretto, pens:
Va forse di nuovo a incontrarla?... No,
spero che don Mario abbia gi provveduto.
Usc a sua volta di casa e non torn che
all'ora di colazione. Iacopo stava leggendo
un giornale nella sala da pranzo. Dette il
buon giorno ad Alexandre e gli chiese se
aveva fatto una bella passeggiata. Di l a
poco apparve il signor Salvi e si misero a
tavola. Pur senza mostrare l'allegria del
giorno prima, Iacopo non rivelava nessuna
preoccupazione. Evidentemente, se quella
mattina non aveva incontrato donna Giovanna,
attribuiva il fatto a un impedimento
qualsiasi senza provarne alcuna inquietudine.
Alle quattro il signor Salvi e i suoi ospiti
si recarono alla villa Pavelli. Fin dal primo
sguardo Alexandre not nel saluto di don
Andrea un certo imbarazzo, una specie di
freddezza verso Iacopo. Si trattenne a dissertare
su una statuetta del dio Marte che un
operaio aveva estratto allora allora dal suolo
mentre Iacopo, per met voltato, guardava
verso i giardini della villa. Alexandre vedeva
le dita del cugino fremere di impazienza.
Finalmente don Andrea tacque. Rivolse
una occhiata agli operai che stavano per lasciare
il lavoro, poi disse agli ospiti:
Venite, andremo un po' a rinfrescarci.
Ma, a proposito, devo farvi le scuse di mio
nipote; non ha potuto salutarvi,  dovuto
partire ieri con la figlia per rispondere all'invito
di un vecchio cugino che abita dalle parti di Assisi.
Il conte Dronza? Sta peggio della sua
malattia? chiese Paolo Salvi.
No, non peggio, ma da qualche mese 
molto abbattuto, e don Mario non poteva tardare
ancora a recarsi da lui per un breve
soggiorno che gli procurer una ultima gioia.
Un breve soggiorno?... Una settimana,
forse?
La domanda era fatta da Iacopo che intanto
si era voltato verso don Andrea.
Di pi senza dubbio, ma non so con
precisione. Mio nipote cura gli interessi di
don Vittorio, e Giovanna vuol molto bene a
quel vecchio parente che  suo padrino.
Parl poi di altre cose, ma solo Paolo Salvi
gli rispondeva. Alexandre guardava il cugino
e vedeva sulla sua fronte liscia una leggera
ruga e una contrazione a un angolo della
bocca. Lui si sentiva invece come liberato da
un peso insopportabile. Giovanna era al sicuro!
Sapeva ora che l'amore offertole era
colpevole, e colpevole anche quello che lei poteva
provare per Iacopo. Di saldi princpi religiosi
com'era, consigliata dal padre Salvatore,
protetta dal padre che l'avrebbe circondata
ancor pi del suo affetto, si sarebbe
guardata dal seduttore, e a poco a poco
avrebbe dimenticato quell'ingannatore dalle
parole suadenti, che aveva approfittato della
sua fiducia.
Lo avrebbe dimenticato. Ma bisognava che
non lo rivedesse pi.
E qui Alexandre pens con improvviso terrore
che Iacopo non si sarebbe probabilmente
arrestato dinanzi a questo insuccesso e che
avrebbe tentato qualunque cosa perch Giovanna
non gli sfuggisse.
Ebbe la conferma di questo timore sentendo
il cugino informarsi da Paolo, mentre
stavano tornando verso Parenza, riguardo a
quel conte Dronza, padrino della ragazza e
del luogo dove abitava, pur senza, apparentemente,
darvi grande importanza, cos, come
una semplice curiosit.
Una villa antica, a una diecina di chilometri
da Assisi, spiegava il signor Salvi.
I giardini sono bellissimi, ben tenuti, perch
don Vittorio  molto ricco. E siccome
vuole un gran bene a donna Vanna  probabile
che la faccia sua erede. Ma  un uomo
originale, non sempre gentile con gli sconosciuti.
Ora Iacopo ne sapeva certamente gi abbastanza,
perch da quel momento non parl
pi n di don Mario n di sua figlia. Fu allegro
tutta la sera e il giorno dopo port con
s in gita Paolo e Alexandre. Parville non
ignorava che le difficolt pi gravi non erano
capaci di arrestare il cugino nelle sue imprese,
anzi, quando si poneva su quella
strada, pareva talvolta che le cercasse; perci
non era rassicurato da quella indifferenza
e dall'allegria sotto la quale indovinava una
ferma e fredda decisione.
Non prov dunque nessuna sorpresa quando,
al ritorno da quella gita, lo sent annunziare
che il giorno dopo doveva recarsi a Firenze.
Un amico inglese che trascorreva in
quella citt una parte dell'anno lo aveva invitato
ad andare a trovarlo durante il suo
soggiorno in Italia. Sarebbe partito la mattina
presto, avrebbe passato tutto il giorno
con il signor Parlier e sarebbe tornato in
serata.
Non a Firenze, ma ad Assisi, alla villa
del conte Dronza! pens Alexandre.
L'angoscia gli strinse il cuore quando, al
mattino, sent mettere in moto la macchina
di Iacopo
Sarebbe riuscito nel suo scopo? Avrebbe
veduto Giovanna?
E in tal caso, la disgraziata fanciulla
avrebbe ceduto all'orribile tentazione che
era per lei quell'uomo, quel demonio?
Giovanna, la figlia di Maria Grazia, la peccatrice.
Giovanna, cos simile alla madre fisicamente,
e forse anche moralmente!
Ma Alexandre respinse recisamente quest'ultimo
pensiero, che era un insulto a colei
che ormai amava.
Per tutta la giornata le ore gli parvero intollerabilmente
lunghe. Inoltre la pesantezza
temporalesca dell'atmosfera gravava sul suo
organismo depresso. Stette in ozio quasi tutto
il giorno, oppresso, quasi annichilito, nel museo,
che era la stanza pi fresca della casa.
Paolo, accanto a lui, sfogliava dei vecchi
libri facendo di tanto in tanto qualche riflessione.
Verso le cinque scoppi il temporale. Una
pioggia torrenziale inond le strette vie di
Parenza, lasciando dietro a s un'aria pura
e fresca che rianim un poco Alexandre.
Pietro, il domestico del signor Salvi, serv
il t con ottimi pasticcini, e Paolo convers
familiarmente con l'ospite finch non sentirono
fermare una automobile.
Alexandre si irrigid, contraendo le dita
sul bracciolo della vecchia poltrona. Avrebbe
potuto capire dalla faccia di Iacopo se era
riuscito nella sua odiosa impresa?
Paolo Salvi and alla porta e l'apr.
Sei tornato presto, Iacopo. La burrasca
ti deve aver colto per la strada.
S, durante una sosta forzata. Mi sono
tutto bagnato.
Non avevi soprabito?
Eh, no! Stamani era caldo. Se non mi
busco un bel raffreddore posso dirmi fortunato,
perch ero grondante di sudore dopo
essermi arrabattato a rimettere in moto questa
maledetta automobile.
La sua voce denotava un certo cattivo umore.
Quando entr nella stanza un po' buia,
Alexandre vide che aveva i lineamenti contratti
e una ruga profonda sulla fronte che
denotava stizza e contrariet.
Col cuore subito pi leggero, pens:
Non deve esser riuscito a vederla!
Una settimana dopo Alexandre e suo cugino
lasciavano Parenza. Iacopo non si era
ancora rimsso da una bronchite che lo aveva
costretto a letto e poi in camera quasi fino
al giorno della partenza; ci nonostante aveva
deciso di recarsi a Roma; voleva rivedere, diceva,
le pitture della Sistina.
Ma due giorni dopo il suo arrivo alla capitale,
dopo un giorno di assenza di cui tacque
la ragione a Parville, si dichiar troppo
stanco per potersi trattenere pi a lungo, e
riprese la via della Francia, Da quando era
tornato da Firenze, o chiss di dove, aveva
frequenti accessi di musoneria e sembrava
non curarsi pi di nulla; ma non pronunzi
mai il nome di Giovanna, e neppure quello
del padre e dello zio di lei.
Senza dubbio capiva che la partenza della
ragazza aveva avuto tutt'altra causa che
quella accennata da don Andrea; forse questi
aveva anche data una falsa indicazione
per sviare le eventuali ricerche, e molto
probabilmente Giovanna non era dal suo padrino.
Vedendosi ingannato da don Andrea, Iacopo
aveva subito deciso quel viaggio a Roma, sapendo
che il conte Pavelli vi possedeva una
casa che affittava, nella quale si era riservato
un quartierino per l'inverno. Ma anche l
doveva essere rimasto deluso.
Si sarebbe dato per vinto? Comunque tornava
in Francia. Ma don Mario sarebbe pur
tornato un giorno o alla sua villa nel Mantovano
o al suo appartamento a Roma! Iacopo
attendeva forse quel momento per avvicinarsi
alla preda agognata?
Lasciando l'Italia, Alexandre recava dunque
questo tormento nel suo povero cuore
invaso dall'amore: dal suo primo amore '
...
.
...
SECONDA PARTE.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
La signora Buques pos sul tappeto il piccolo
cane che teneva sulle ginocchia, prese
la mazza e si alz. A piccoli passi zoppicanti
si diresse verso una delle porte a vetri spalancati.
Un ampio vestito di crespo nero cadeva in
larghe pieghe intorno alla sua persona minuta.
La punta di bianco merletto che portava
sui capelli inargentati faceva risaltare
un magro viso rugoso. Quando la vecchia signora
fu sulla terrazza che occupava tutto il
davanti della facciata, fu come avvolta dal
sole, dal fluido sole invernale e dall'aria tepida
che i vicini eucalipti rendevano profumata.
Vieni con me, Vanna? Vado fino al padiglione.
La ragazza, che stava leggendo mezza distesa
in una poltrona di giunco vicino alla
balaustrata di pietra ornata di gerani, alz
la testa e rispose:
Molto volentieri, cugina.
La luce rischiarava il suo viso un po' pallido,
un po' dimagrito. Le labbra sorridevano,
ma con un certo sforzo. Nella voce si sentiva
una sfumatura di stanchezza.
La signora Buques si avvicin. Giovanna,
ora in piedi, sorpassava di quasi tutto il capo
la vecchia signora. Questa alz gli occhi grigi,
un po' penetranti, e osserv attentamente la
ragazza.
Non hai ancora buona cera, bambina
mia. E sono gi quindici giorni che sei qui.
Non ti annoi, vero?
Oh, no, cugina!... Siete tanto buona!
E questo paese mi piace molto.
Bene, bene! Ma avresti bisogno di distrazione.
Ora che la signora de Morandes 
nel padiglione, troverai in lei una compagna
piacevole.
Giovanna strinse le labbra.
Non me ne importa, cugina. Amo la solitudine.
Vai l, la solitudine non  una bella
cosa alla tua et! Da quando sei uscita di
convento, sei vissuta troppo sola tra tuo padre
e don Andrea. Bisogna cambiare, carina
mia. Lucie de Morandes  incantevole, vedrai:
gentile, intelligente, piena di finezza e
di bont. Le sue figliolette sono dei tesori.
Vedrai, cara Vanna!
Prese il braccio di Giovanna che si era chinata
per posare il'libro sulla poltrona, e insieme
si avviarono verso l'estremit della
terrazza, scesero la scala adorna di grandi
vasi di ceramica colorata dai quali si slanciavano
piante fiorite, e passando tra boschetti
di oleandri arrivarono a un muro
dove si apriva una porticina che la signora
Buques spalanc.
L fuori cominciava una pineta. Il dolce
odore di resina avvolse le due donne che procedevano
lungo un sentiero sinuoso tracciato
attraverso la piantagione. Apparteneva alla
signora Buques, che l'aveva acquistata sei
anni prima, col suo verziere di aranci e di
fichi, insieme con la villa che si elevava sopra
a Cannes.
Italiana di nascita, madama Buques era
vedova di un francese arricchito in Argentina
con l'allevamento del bestiame. Aveva l'abitudine
di passare tutto l'inverno in quella
dimora e il resto dell'anno nel suo castello
del Prigord.
Cugina della madre del conte Pavelli, da
gran tempo non lo aveva rivisto e aveva conservato
con lui solo relazioni epistolari; ma
qualche settimana prima, accogliendo un invito
ripetutamente rivoltogli, egli le aveva
improvvisamente annunziato l'arrivo suo e
della figlia.
Dopo una settimana di permanenza, era
ripartito lasciando Giovanna presso di lei
per tutto l'inverno.
Il sentiero che la vecchia signora e la sua
compagna seguivano, terminava in una piccola
radura dove sorgeva un grazioso padiglione
a un solo piano, fatto di pietra e di
marmo grigio.
Gi da tre anni la signora Buques lo affittava
alla giovane vedova di un ufficiale, madre
di due piccine una delle quali, delicatissima,
non poteva sopportare il rigido inverno
di Alvernia.
Tre scalini precedevano la porta di entrata,
sormontata da un frontone greco. I battenti
di legno e vetro, verniciati di grigio, si aprivano
su una grande sala pavimentata in
bianco e nero, arredata con vecchi mobili
provenzali.
La signora Buques entr, e Giovanna la
segu.
Da una stanza vicina apparve una giovane
donna con un grembiule da faccende, con i
biondi capelli un po' arruffati, che mand una
esclamazione di lieta sorpresa vedendo le due
visitatrici.
Voi, cara signora! Che bont, scomodarvi
cos! Mi ero proposta di venire a trovarvi
nel tardo pomeriggio, dopo aver messo
tutto in ordine.
Avevo fretta di darvi il benvenuto, figlia
mia, e di rivedere le mie amichette. Vi
presento Giovanna Pavelli, una mia giovane
cugina che suo padre, con mio grandissimo
piacere, mi ha affidata per tutto l'inverno.
Un visibile stupore apparve immediatamente
negli occhi della donna, chiari occhi
grigi che accolsero Giovanna in un rapido
sguardo scrutatore.
Mi avevate detto, infatti, che vi restava
qualche parente in Italia! Signorina, sono
felicissima di conoscervi.
Era una donna semplice, cordiale, simpatica.
Con grazia spontanea accolse le visitatrici,
le fece sedere, sedette ella pure dopo
essersi tolta il grembiule.
Giovanna osservava con piacere quella signora,
snella e graziosa, dal gradevole, simpatico
sorriso, dallo sguardo sincero e vivace.
Ma si chiedeva:
A chi rassomiglia? Dove ho gi visto quei
lineamenti fini, quella carnagione chiara,
lo sguardo di quegli occhi di un grigio cos
dolce?
Le due figliolette, Paola e Ludovica, accorsero
per dare il buon giorno alla loro vecchia
amica.
Paola aveva otto anni; era bionda come
la madre, aveva occhi azzurri, seri e pensosi.
Il viso ridente di Ludovica, la minore,
dal carnato fresco e dai begli occhi color del
lino, era incorniciato da riccioli di un castano
chiaro.
Bisogner trovare qualcuno che sostituisca
la signorina Brunot per le lezioni di
pianoforte, disse la signora Buques accarezzando
la guancia di Paola, seduta accanto
a lei su uno sgabello.
Ci ho gi pensato. La mia amica, la signora
Boveil, che passa l'inverno a Nizza,
come sapete, mi ha scritto che la professoressa
di sua figlia viene a Cannes due volte
la settimana per dare delle lezioni, e accetta
di salire fin qui purch paghi un supplemento
per la vettura. Pare che questa signora Faldella
sia una eccellente musicista e molto coscienziosa.
Benissimo. Ma andr la mia macchina
a prenderla e a riportarla. No, no, cara, non
accetto rifiuti! Sar un bene per il mio pigro
autista che ha troppo poco da fare. Ora vi
lasciamo. Quando vi sarete sistemata venite
a trovarmi liberamente; venite di mattina,
di pomeriggio o di sera, quando volete. Ah,
ma non vi ho nemmeno chiesto notizie di
vostro fratello!
Sta molto meglio. Verr da me la prossima
settimana. Finir di rimettersi completamente,
qui!
Quando termina la sua licenza?
Alla fine di gennaio. Ma vorrei che si
decidesse a dare le dimissioni e a fare il medico
civile.
E lui, che ne dice?
Esita. Forse per lo far per poter aiutare
me.
Ve lo auguro, mia cara, avrei piacere
di rivederlo, perch mi piace moltissimo. Su,
Vanna, scappiamo, ora. Abbiamo disturbato
abbastanza la povera Lucie.
Quando fu con la sua giovane compagna
per il sentiero che portava alla villa, domand:
Ti piace la mia inquilina?
Molto! Mi piace il suo sguardo; mi ricorda
qualcuno. E anche nei suoi lineamenti
c' qualcosa...
Con le sopracciglia leggermente aggrottate,
Giovanna frugava invano nella sua memoria.
Qualcuno... non so chi.
Le bambine sono incantevoli e ben educate.
Paola  intelligentissima. Rassomiglia
molto fisicamente, e anche moralmente dice
la madre, al suo zio e padrino, il dottor Parville.
Il dottor Parville?
Con un sobbalzo di stupore Giovanna si
sofferm, e con voce leggermente velata ripet:
Il dottor Parville?... Si chiama Alexandre?
S. Hai forse gi sentito parlare di
lui?...
Fermatasi a sua volta, la signora Buques
guardava con sorpresa il viso leggermente alterato
della ragazza.
Lo conosco. Venne a Parenza nel settembre,
con... con suo cugino. Vennero a trovarci
per vedere gli scavi.
Ah, capisco! disse calma la signora
Buques.
Si rimise in cammino e Giovanna fece altrettanto.
Con la coda dell'occhio la signora
Buques guardava il fine profilo di Vanna, le
labbra un po' contratte, le ciglia che tremavano.
Un tipo notevole, questo Parville, credo.
Sua sorella ne dice molto bene. Io lo vidi due
anni fa, quando pass qui la maggior parte
della sua licenza. Mi parve la rettitudine in
persona, un gentiluomo in tutto il significato
del termine, e al tempo stesso una bella intelligenza.
A te non fece la stessa impressione, Giovanna?
L'ho visto pochissimo. Fu malato durante
quasi tutto il suo soggiorno a Parenza.
Giovanna rispondeva brevemente, con la
medesima voce arrochita.
S, ha una lunga licenza di convalescenza.
Con questo clima finir di rimettersi, se occorre.
Dopo queste parole rimasero in silenzio.
La vecchia signora sembrava un po' pensierosa.
Quando fu seduta di nuovo nella sala dalle
pareti di stucco, chiese a Giovanna di farle
sentire un po' di musica.
Fino all'ora del pranzo, e dopo, durante la
serata, cerc di distrarre la giovane compagna
con i ricordi dei suoi viaggi narrati brillantemente,
e con la lettura di un libro interessante,
che le fece fare ad alta voce. Ma
vedeva sempre quell'ombra nei grandi occhi
cangianti, quella piega di tristezza all'angolo
delle labbra anche quando sorrideva.
E pi tardi, quando Giovanna fu finalmente
sola nella sua camera, non fu pi capace
di allontanare dalla sua mente il ricordo
dell'uomo che il nome del fratello di
Lucie aveva richiamato cos vivamente alla
sua memoria.
Sola! Era in piedi sul balcone, e la circondavano
tutti i profumi della fresca notte. Un
pertugio tra gli alberi consentiva di scorgere
in lontananza i profili scuri delle isole. Tutti
i rumori della costa, della festa notturna, morivano
prima di giungere fin l. Notte, silenzio.
Nulla, nessuno, interrompeva il corso dei
ricordi.
Le sue dita agghiacciate stringevano la pietra
del balcone. No, non voleva pensare pi...
aveva promesso in cuor suo a Dio di allontanare
per sempre il ricordo dell'uomo che si
era fatto amare con perfido inganno, dell'uomo
che non doveva amare, che non poteva
amare senza peccato.
Iacopo Salvi!
Le pareva di udire ancora la voce fredda
di suo padre dire a don Andrea durante la
colazione:
Credevo che il cugino di Paolo Salvi
fosse celibe. Invece  ammogliato e separato
dalla moglie.
Che tuffo al cuore, che tremenda sorpresa,
e la voglia di gridare:
No, no, si tratta di uno sbaglio!
Don Andrea aveva detto: Ah!, e lei
aveva incontrato il suo sguardo inquieto, tormentato.
Egli aveva chiesto:
Mario, chi te lo ha detto?
Il padre Salvatore, poco fa.
Come mai il signor Salvi non ce lo aveva
detto?
Ci non mi stupisce... pensa a poche
cose, all'infuori delle sue maioliche!
Giovanna aveva resistito, mordendosi le
labbra che sentiva tremare. Impossibile finire
quel che aveva ancora nel piatto. Le sembrava
di soffocare e il suo sguardo appannato
vedeva come in una nebbia don Mario e don
Andrea.
Entrambi continuavano a chiacchierare, apparentemente
senza accorgersi del turbamento
che aveva invaso la giovane donna rendendola
come impietrita.
Quando ebbero finito il pranzo don Mario
aveva detto:
Ho da sbrigare alcune faccende a Perugia,
in questi giorni. Ti conduco con me,
Giovanna. Nostra cugina Videlli sar lieta
di vederti.
Si era alzata da tavola stremata di forze,
si era precipitata in camera, e l... oh, Dio,
Voi solo sapete la terribile lotta che si scaten
in quel cuore ormai posseduto dalla
passione! E sapete anche che finalmente, in
quell'anima spezzata, era prevalso il senso
del dovere!
Le mani fredde premevano ora pi forte
contro la balaustrata della terrazza. Terribile
lotta, che si era rinnovata frequentemente
durante il lungo soggiorno a Perugia che don
Mario aveva improvvisato, lo capiva bene,
per allontanarla da quell'Iacopo che prima
accoglieva se non cordialmente, per lo meno
senza dispiacere. Quell'Iacopo ammogliato
che non poteva essere un marito per sua
figlia.
Lei non provava nessun rancore verso il
padre, anzi, gli era grata di tenerla lontana
dalla tentazione. Ma talvolta...
Si strinse il viso tra le mani che tremavano.
Talvolta, come una raffica, la ribellione
insorgeva nell'animo suo, e insieme un
desiderio di fuggire, di ritrovare l'uomo che
forse la stava cercando!
Le aveva detto:
Giovanna, vi amo, non vivrei senza di
voi.
Quella voce, simile a una carezza, quegli
occhi cos inebrianti con la loro dolcezza amorosa...
Con un gemito, Giovanna si lasci scivolare
sulle ginocchia.
Teneva ancora il viso nascosto tra le dita
contratte, e mormorava:
Signore! Signore!
Grido di fanciulla che, immersa nelle tenebre
chiama Colui dal quale aspetta il soccorso.
Grido di creatura sprofondata nell'abisso
della propria debolezza. Quante volte
aveva gridato cos nel corso di quelle lunghe
settimane! E la calma veniva, ma non l'oblio.
Bastava un richiamo del recente passato
perch la bufera si abbattesse di nuovo sull'anima
ancora ferita da quell'amore proibito.
Un amore venuto come un ladro a prendersi
il suo cuore fiducioso. Con tutta la sua
fierezza in rivolta, Giovanna disprezzava
l'uomo che vilmente aveva svegliato in lei
quell'amore.
Ma non riusciva a dimenticare che alla domanda:
Giovanna, mi amate?, aveva risposto
con un s che prendeva tutto il suo essere.
Nel fresco di quella notte lunare, nel puro
silenzio che avvolgeva la sua dolorosa meditazione,
la ragazza rabbrivid.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Arrivando al padiglione abitato dalla sorella,
Alexandre sapeva gi che Giovanna si
trovava in casa della signora Buques. Lucie
gli aveva scritto:
La nostra proprietaria ha ora con s una
cugina che si chiama Giovanna Pavelli. Secondo
quello che mi hai detto deve essere la
giovane dalla quale quel demonio di Iacopo
Salvi ha cercato di farsi amare.  una ragazza
affascinante, ma mi  parsa un po' triste.
Quest'ultima parola aveva quasi spento la
gioia che a un tratto era divampata nell'animo
di Parville. Triste?... Rimpiangeva
dunque quel miserabile seduttore? Lo amava
a tal punto che il disprezzo non poteva ucciderne
in lei il ricordo?
E perch no? Anche Clara non era stata
capace di cacciare quell'amore, che definiva
umiliante.  vero che lei era sua moglie e
poteva seguitare ad amarlo senza peccare. Ma
forse Giovanna lottava per liberarsene senza
esservi ancora riuscita.
Alexandre vide Giovanna il giorno dopo il
suo arrivo. Aveva assistito con la sorella alla
Messa domenicale celebrata in una cappellina
vicina alla villa. Erano presenti anche la signora
Buques e Giovanna. Uscendo, si ritrovarono
tutti davanti alla porta. Parville
strinse la mano che la ragazza gli tese, sforzandosi
di accompagnare il saluto con un sorriso.
Vide un po' di turbamento su quel viso, di
cui ogni lineamento, ogni espressione erano
rimasti scolpiti nella sua memoria. Anche lui
prov una breve impressione di disagio; la
ragazza credeva forse che Iacopo gli avesse
fatto delle confidenze. Comunque, la sua presenza
doveva dolorosamente ricordarle l'abile
incantatore che per due volte aveva accompagnato
alla villa Pavelli in quei giorni che avevano
lasciato una cos profonda traccia nel
suo cuore.
La rivide nel pomeriggio. La signora Buques
aveva invitato i vicini a prendere il t
in casa sua.
Fu servito da Lucie e da Giovanna nella
grande sala illuminata dagli ultimi raggi
del sole. Poi Giovanna torn a sedersi sul
divano accanto alla sua vecchia parente. Parlava
poco, sorrideva con sforzo. Alexandre,
col cuore stretto, pensava:
Soffre.
E il sordo rancore contro Iacopo si ravvivava
in lui.
Tuttavia la ragazza prese parte alla conversazione
quando cominciarono a parlare di
musica.
Dietro richiesta della signora de Morandes,
esegu una sonata di Mozart. Tolte le
mani dalla tastiera sembr ritrovare un po' di
allegria e si dichiar lietissima di accompagnare
il violino del dottor Parville, se si
fosse sentito disposto a sonare insieme con
lei uno di quei giorni.
Venite domani, dottore, disse la signora
Buques, il cui sguardo passava frequentemente
da Alexandre alla giovane cugina.
Mi piacerebbe sentirvi. Lucie mi ha
detto che siete un buon musicista. A proposito,
cara, le bambine hanno gi cominciato
le lezioni?
S, la signora Faldella venne ieri mattina.
Non posso giudicare ancora se  una
brava insegnante, ma sembra seria, intelligente,
ed  molto educata. Dev'essere stata
una bella donna, e quantunque il viso sia un
po' appassito sussiste in quella fisonomia un
fascino tutto particolare.
Quanti anni ha?
Una quarantina, suppongo.
Mentre rispondeva cos, la signora de Morandes
volse lo sguardo a Giovanna, e con
accento di lieve sorpresa soggiunse:
Ha il vostro sguardo e il vostro sorriso,
signorina.
Paola, che giocava un po' pi lontana con
la sorella, alz la testa.
Io mi domandavo appunto a chi rassomigliasse,
mamma!  tanto carina e gentile!
Meglio cos! disse la signora Buques.
Se  anche una brava insegnante, tutto andr bene.
Parville ascoltava distrattamente. Tutta la
sua attenzione era concentrata sul volto dimagrito
della ragazza illuminato da una lampada
allora accesa, su quelle labbra senza
sorriso, su quei dolci occhi seri. Oh, quanto
gli piaceva cos, tanto diversa da come l'aveva
vista sorridere a Iacopo! Giovanna, vittima
innocente, esposta per un attimo sull'orlo
dell'abisso di cui senza dubbio conservava ancora
la vertigine!
Ah, che felicit se potesse liberarla da quel
funesto ricordo! Se potesse renderle la pace
e la gioia!
Un po' abbagliato da questa speranza,
pens:
Perch no?
Da allora si rividero ogni giorno. Pareva
che la signora Buques si fosse presa l'impegno
di farli incontrare. Oltre a sonare ogni
giorno insieme facevano delle passeggiate in
compagnia di Lucie e delle bambine, sia a
piedi, sia con l'automobile recentemente acquistata
da Alexandre.
Questi condusse una sera la sorella e Giovanna
a Cannes, per un concerto. Veniva alla
villa col minimo pretesto, sicuro della buona
accoglienza della signora Buques e dell'amichevole
sorriso di Giovanna.
E spesso era Giovanna che si recava a far
visita al padiglione sotto i pini. Le piaceva
molto intrattenersi con la intelligente e graziosa
Lucie, e pareva apprezzare l'atmosfera
tranquilla e gaia di quella dimora. Parlava
volentieri del suo lungo soggiorno in convento,
della villa lombarda, degli scavi cari
allo zio Andrea.
Ma il nome di Iacopo non veniva mai pronunziato.
Non faceva neppure allusione al soggiorno
del dottor Parville a Parenza, alle sue due
visite alla villa Pavelli.
Anche la signora de Morandes si guardava
bene dal parlarne. Quando suo fratello e Giovanna
si trovavano insieme, li osservava con
la stessa espressione amorevole della signora
Buques.
Un giorno questa le domand:
Che ne direste di un matrimonio tra vostro
fratello e Vanna?
Ella scosse il capo, e dopo un momento di
silenzio rispose esitante:
Non so, credo che Alexandre l'ami. Ma
in quanto a lei...
Ebbene, se ancora non lo ama, lo amer
presto. Vostro fratello  un uomo perfetto,
amica mia!...
La perfezione non ha nulla a che fare
con l'amore.
La signora Buques guard in viso la giovane
donna.
Lucie, a che cosa pensate? Il dottore 
forse informato della bella impresa di suo
cugino con questa povera figliuola, e ve ne
ha parlato?
S. So che don Mario ha dovuto sottrarre
la figlia alle ricerche di Iacopo. E ho
indovinato che Giovanna non  ancora guarita
da quell'amore.
La guarir vostro fratello!... Lei lo
apprezza molto, ed  visibilmente contenta
della sua compagnia. Sembra tornata allegra.
Non ha pi negli occhi quella tristezza
che mi preoccupava.
L'ho notato anch'io. Penso che Alexandre
ne sia innamoratissimo. Non mi ha fatto
confidenze, ma lo avevo capito da una certa
agitazione che lo turbava quando mi parlava
di lei e di Iacopo; e me ne sono poi convinta,
da quando  qui, vedendo in che modo la
guarda.
Ebbene, Vanna corrisponder al suo
amore. Lasciamo fare al tempo, amica mia.
Vedrete che prima o poi avremo qui un fidanzamento.
Se ci deve condurli alla felicit, me lo
auguro di vero cuore. Giovanna  molto carina,
e credo sia seria e buona. Sua madre
vive ancora?
Non lo so. Da quando Mario si separ
da lei, Vanna aveva allora due anni, non ne
ha pi sentito parlare, almeno credo. Alla
figlia ha detto che  morta all'estero; cos
non si stupisce che la madre non riposi nel
sepolcreto di famiglia.
Era una donna affascinante, fin troppo
bella, vero?
Non l'ho mai conosciuta. Quando si sposarono
ero in Argentina. Ma la figliuola le
rassomiglia. Mario ne era innamoratissimo.
Deve essere stato un colpo terribile per lui.
Ma ha un carattere chiuso, perci nessuno
pu sapere fino a qual punto abbia sofferto
per questa rottura.
Iacopo Salvi la conobbe prima della
guerra. Viveva con un ungherese. Era, a suo
dire, molto seducente, circondata da una
certa aureola di mistero che ne aumentava
il fascino.
Una donna pericolosa, ecco!... Vanna
non sar cos.  sincera e buona, ama la vita
tranquilla, la retta via. Sono sicura che
Alexandre troverebbe in lei una sposa perfetta,
credetemi.
S, ma bisogna che dimentichi del tutto
l'altro.
Lo ha gi dimenticato! dichiar perentoriamente
la signora Buques.
Lucie non rispose, ma pens:
Non ne sono tanto sicura!
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Tre settimane dopo il suo arrivo a Cannes,
Alexandre confid alla sorella che pensava
seriamente a lasciare la carriera militare per
stabilirsi ad Antibes. Un vecchio medico di
quella citt voleva ritirarsi. Aveva una buona
clientela, e l'avrebbe ceduta a ottime condizioni
al suo successore insieme alla graziosa
villa che possedeva l.
Questo progetto piacque molto a Lucie;
Alexandre sarebbe rimasto in Francia, e ogni
inverno avrebbero potuto vedersi.
Tu abiteresti con me, soggiunse lui
non ho vista tutta la casa; ho detto al
dottor Gley che sarei andato a visitarla insieme
con te. Ma pare che vi siano tre grandi
camere esposte a mezzogiorno. Le bambine
vi starebbero benissimo, e avrebbero un bel
giardino a loro disposizione.
S, ci potremo sistemare cos fino a che
non prenderai moglie.
Ma anche allora ci sarebbe sempre posto
per te e le piccine. D'altronde, non so...
La frase rest in sospeso. Alexandre, con
mano un po' tremante riport alle labbra la
sigaretta accesa poco prima. Guardava distrattamente
davanti a s il viale tra i pini,
dove il sole stendeva i suoi raggi. Aveva una
piega agli angoli delle labbra.
Lucie lo guardava senza farsene accorgere.
Erano soli, seduti entrambi sotto un pergolato
di gelsomino, vicino al padiglione.
A qualche passo di distanza una porta a vetri,
socchiusa, lasciava giungere fino a loro
una voce di donna e una voce di bambina:
Paola prendeva lezione di solfeggio con la signora
Faldella.
Lucie, vuoi che andiamo domani a vedere
la villa?
S, volentieri. Ha fretta di andarsene,
quel dottore?
No, no, mi lascia quanto tempo voglio
per riflettere. La mia decisione dipender da
certe cose...
Vi fu di nuovo un lungo silenzio. La voce
di Paola non si udiva pi; udivano solo quella
della maestra, lieve, ma chiara, con una intonazione
talvolta appena appena spezzata.
Cantava una barcarola in italiano.
Ha una bella voce, non ti pare, Alexandre?
S. Deve essere una brava insegnante.
Pare che Paola con lei studi sul serio.
S, me ne sono accorta anch'io. Inoltre
 una donna educatissima e seria. Credo abbia
sofferto molto, a giudicare dal suo aspetto.
Non parla mai di s e non so neppure se sia
vedova e se abbia figli.
In quel momento la signora Faldella cess
di cantare. Vi fu uno scambio di parole tra
lei e la bambina, poi la porta si apr in parte
e sulla soglia apparve Paola.
Mamma, la signora Faldella chiede se
pu venire a farmi lezione mercoled nel pomeriggio?
Ma certo!
Lucie si alz e fece qualche passo verso la
porta a vetri. Alexandre la segu distrattamente.
Dietro la bimba veniva una donna
esile, vestita di nero. Nel pallido viso un
po' appassito Alexandre vide dapprima solo
gli occhi, chiari e dolci, un po' tristi, sui
quali battevano le lievi ciglia castane. Occhi
pieni di pensosa malinconia. Occhi che ne ricordavano
altri.
Venite pure quando volete, signora.
Paola uscir o prima o dopo la lezione, ecco
tutto.
Alle quattro, va bene?
D'accordo. Siete contenta della vostra
allieva?
Contentissima.
La signora Faldella guard Paola che alzava
gli occhi verso di lei, e le sue labbra di
un rosa pallido, un po' allungate, ebbero un
fugace sorriso dal quale il suo volto di donna
quarantenne sembr trasfigurato.
Studia proprio bene e credo abbia molta
disposizione per la musica.
Oh, con voi, signora,  un piacere imparare!
disse spontaneamente Paola; e offr
la fronte alla signora Faldella, che si
chin per deporvi un bacio.
Alexandre vide il profilo delicato, i lucidi
capelli neri che uscivano fuori dal piccolo e
semplicissimo cappello. Quando la signora
Faldella si rialz, vide anche la ruga triste
che all'angolo della bocca sostituiva ora lo
svanito sorriso.
Nel viale di pini apparve la macchina della
signora Buques che veniva a prendere la maestra
di Paola.
La signora Faldella strinse la mano di
Lucie, rispose al saluto di Parville, poi si
mosse e scese lo scalino della porta per avviarsi,
accompagnata dalla sua allieva, verso
l'automobile.
Alexandre la segu con gli occhi. Conosceva
la grazia dell'andatura, la seducente snellezza
di quella donna, le ammirava ogni
giorno in un'altra donna, pi giovane di lei,
che aveva quel medesimo volto minuto e delicato,
quello stesso sorriso incantevole.
Pensando ad alta voce, disse:
Somiglia alla madre di donna Giovanna!
Lucie lo guard stupefatta.
La madre di Giovanna?... La conosci,
dunque?...
Vidi un suo ritratto in casa di Iacopo.
Te l'ho gi raccontato!
Ah, s,  vero! E credi che sia lei?
Non  impossibile. La signora Faldella
 italiana, e deve avere press'a poco l'et
della contessa Pavelli.
Allora, avrebbe forse cambiato vita?...
Perch no, dopo tutto? Ma se fosse davvero
lei, che imbarazzo, Alexandre! Pensa, se incontrasse
qui la figliuola!
Non si conoscono.
Ma la madre, udendone il nome, capirebbe
bene che  sua figlia. E se si facesse
riconoscere... mentre Giovanna la crede morta!...
E che complicazione se il conte Pavelli venisse a saperlo!
 vero.
Una improvvisa inquietudine s'impossess
di Alexandre. Don Mario avrebbe subito richiamato
la figlia. E cos tramonterebbe per
lui la speranza di poter conquistare a poco
a poco il giovane cuore ingannato, deluso,
forse ormai vicino a liberarsi dal pericoloso
ricordo.
Non sarebbe bene avvertire la signora
Buques ed evitare che donna Giovanna venga
a trovarci nelle ore che le bambine hanno lezione?
S, possiamo confidarle questa nostra
supposizione, una semplice supposizione, in
fondo, perch talvolta esistono certe rassomiglianze...
Qui c' pi di una semplice somiglianza
fisica: un fascino indefinibile nello sguardo,
nel sorriso, che si nota in entrambe. In questa
donna quasi invecchiata ho rivista la Maria
Grazia del pastello che il vecchio Barbeau
port un giorno a Iacopo.
Ebbene, ne parler oggi stesso alla signora
Buques.  meglio prendere le debite
precauzioni. Ma se non t'inganni,  una
coincidenza stranissima la presenza di Giovanna
qui, proprio quando noi siamo in relazione
con la madre!
Le coincidenze nella vita non sono rare.
Cerca di sapere il nome della signora Faldella.
Questo sarebbe per noi una sicura conferma.
Purch non abbia cambiato anche quello
! Eppoi non  facile trovare un pretesto
per chiederglielo: parla poco e mai di se
stessa, come ti dicevo dianzi. Tuttavia prover.
Comunque, oggi stesso andr ad avvertire
la signora Buques e a consigliarmi con
lei.
La macchina gi si allontanava, e Paola si
avvicinava alla madre e allo zio. Alexandre
disse che avrebbe fatto una breve passeggiata
prima dell'ora di pranzo. S'inoltr infatti
nel viale dei pini, pensieroso e preoccupato.
In fondo al viale, la porticina del giardino
della signora Buques era socchiusa. La vecchia
signora aveva detto pi volte ai suoi
ospiti che potevano entrare nel suo giardino,
e starci quanto volevano. Alexandre spinse
la porta, costeggi il boschetto di oleandri
ed entr nel giardino fiancheggiato da aranci
che stendeva le sue aiuole fiorite e i suoi specchi
d'acqua fino a un piazzaletto recinto da
una balaustrata di marmo posta al termine
della propriet.
Pi oltre il terreno declinava, coperto da
una abbondante vegetazione di arbusti, e si
riuniva ad altri giardini.
Da quella terrazza la vista spaziava fino al
mare, fino alle isole rischiarate dalla luce
leggera, quella bionda luce invernale che invadeva
l'atmosfera.
Una barca verniciata di giallo, a vele spiegate,
scivolava sull'acqua tranquilla, azzurra
e scintillante. Dagli eucalipti che si inalzavano
a ogni lato della terrazza si effondeva
nell'aria tiepida un soave profumo. Una
grande pace circondava Alexandre, appoggiato
alla balaustrata, una pace esteriore che
riusciva a penetrare un poco anche nel suo
cuore inquieto.
Guardava il mare, le isole, pur senza vederle,
e pensava:
Lo ama ancora? O lo ha gi scacciato dal
suo ricordo? Come fare a saperlo?
In quegli ultimi giorni sembrava tornata
allegra; egli non aveva pi visto nel suo
sguardo la solita ombra. La sua conversazione
si era fatta pi animata e brillante. Ma
era gi abbastanza guarita per ascoltare altre
parole d'amore e per amare colui che
gliele avrebbe rivolte?
Socchiuse gli occhi per poter meglio vedere
col pensiero il caro viso. Ma accanto a questo
ne apparve un altro, invecchiato, sciupato
dalla vita, con quei chiari occhi tristi
e la patetica malinconia di una bocca il cui
sorriso non aveva pi nulla di ambiguo, bench
,vi fosse ancora in esso una impronta di
mistero.
Era davvero la madre di Giovanna? Quella
signora Faldella, a quanto sapeva Lucie, conduceva
una vita rispettabilissima. Nulla di
sorprendente che Maria Grazia, nel corso
della sua vita peccaminosa, avesse udita la
voce divina che la chiamava al pentimento.
Quella donna aveva evidentemente sofferto.
Delusioni? Rimorsi? Dolore di essere stata
separata per sempre dalla figlia? Tutto questo
insieme, forse. Ma quali che fossero stati
i suoi torti, Alexandre non poteva fare a
meno di provare una istintiva simpatia per
lei; simpatia che invece non provava affatto
per l'uomo frigido e chiuso che era suo marito.
Una campana dalle vibrazioni argentine
son l'Angelus, non lontano di l. A quel
suono Alexandre si riscosse dai suoi pensieri,
si raddrizz, rivolse un ultimo sguardo
sull'abbagliante azzurro del mare e del cielo, poi
si diresse verso il giardino. Mentre si avvicinava
alla terrazza che era dinanzi alla villa,
scorse Giovanna che stava scendendo la scalinata.
Teneva in braccio il cane della signora
Buques.
Ah, buon giorno, dottore! disse, rispondendo
con un lieto sorriso al saluto di
Alexandre. Fate una passeggiatina?
Torno ora a casa, donna Giovanna.
S'approssima l'ora del pranzo, e mia sorella
ama la puntualit.
Fa bene. Che cara donna!... Le voglio
gi molto bene; diteglielo da parte mia, ve
ne prego.
Glielo dir ben volentieri e ne sar felicissima,
perch l'affetto, posso assicurarvelo,
 reciproco!
Mi fa piacere saperlo. E mi fa piacere
anche che si trattenga qui ancora per qualche
tempo. E voi, dottore, ripartirete sicuramente
il mese prossimo?
S'illudeva, il dottore, credendo di notare
una certa inquietudine in quella voce, una
specie di rimpianto, o forse pi ancora, un
po' di angoscia in quegli occhi da cui era
sparita l'allegria?
Molto probabilmente non ripartir,
rispose con energia. Dar le dimissioni e
subentrer a un medico di Antibes.
Il viso di Giovanna espresse un felice sollievo.
Che buona notizia! La signora Buques
ne sar felicissima. Lo desiderava molto,
tanto per voi che per vostra sorella!
Soltanto la signora Buques? Aveva sperato
troppo pensando che un'altra persona dovesse
essere contenta di quella decisione?
Ma ora vi lascio, dottore. Non dovete
fare aspettare vostra sorella. Io porto a
spasso Pigot.
Accarezz il cagnolino e lo baci sulla testa.
Le ridevano gli occhi giovanili, sinceri.
Sostituisce la vostra gatta, la bella Iside,
non  vero? Ne sentite la mancanza?
Talvolta s. Ma vi erano momenti in cui
non la potevo soffrire. Non so perch...
Gli occhi chiari incupirono. Una piega di
scontentezza si form ai lati della bocca.
Iside mi faceva talvolta l'impressione
di una forza cattiva, di una grazia animale
pericolosa, di un mistero contenuto nel suo
fascino felino, nel suo sguardo color d'oro.
Suscitava in me qualcosa di profondo, di segreto,
che mi dava la vertigine e mi faceva
tremare.
Il viso di Giovanna era teso, le sue labbra
fremevano, la sua voce era diventata bassa,
quasi un sussurro. L'angoscia le velava gli
occhi che sembravano guardare nel suo interno,
nel fondo misterioso dell'anima sua.
Ma a un tratto su quella bocca, in quello
sguardo, riapparve il sorriso, un sorriso un
po' forzato, come forzato era l'accento scherzoso
della voce che disse:
A volte ho delle idee un po' strane,
quasi pazzesche. Non le confido mai a nessuno,
e non so perch vi stia annoiando con
queste cose. Arrivederci, dottore. A stasera.
Non dimenticate di portare il violino.
Scese gli scalini, stringendo in braccio il
cagnolino. Alexandre segu con gli occhi la
snella figura vestita di bianco che si allontanava
nella tiepida luce del mezzod, quella
Giovanna dal cuore giovanile, palpitante, che
gli aveva rivelata una segreta, strana angoscia.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Il giorno seguente Alexandre ricev una
lettera di Iacopo datata dal Cairo.
Questi non si era rimesso dalla bronchite
contratta a Parenza, e al principio dell' inverno,
per consiglio del medico, era andato
in Egitto. Parecchi casi di malattie polmonari
nel ramo paterno della sua famiglia lo
incitavano alla prudenza.
Ma quella bronchite non doveva essere stata
curata a lungo quando si era trovato di
fronte alle distrazioni del Cairo, secondo
quanto scriveva al cugino. Infatti nella lettera
parlava diffusamente di una bellissima
inglese un tipo fuori del comune, bruna con
gli occhi azzurri, impetuosa, appassionata,
un po' matta. Ci amiamo molto, concludeva.
Alexandre gett la lettera sulla scrivania e
alz le spalle. Ah, restasse laggi pi a lungo
possibile, quell'uomo! Avrebbe fatto bene a
non farsi pi vedere! Almeno doveva avere
la delicatezza di non capitare pi sulla strada
di Giovanna!
 un uomo che non avr mai cura della
sua salute! disse Lucie quando il fratello,
a desinare, le parl di quella lettera. Cercher
fino all'ultimo esclusivamente i piaceri
della vita. E allora... solo allora, puoi esserne
sicuro, ricorrer alla devozione della
moglie!
 capacissimo di farlo. Come egoismo e
cinismo  insuperabile. Sono certo che suppone
e quasi pretende che Clara lo ami sempre,
il che disgraziatamente  vero, fino a un
certo punto.
Alexandre e sua sorella erano invitati quel
pomeriggio in casa della signora Buques, che
dava un t per presentare il figlio di un amico
di suo marito che in compagnia della moglie,
trascorreva una quindicina di giorni a Monaco.
I due coniugi erano gi nella sala della
villa quando vi furono introdotti il dottor
Parville e sua sorella.
Georges Lorian, scrittore assai noto, quarantenne
vivacissimo, elegante nel portamento,
contrastava con la figura bionda,
languida, quasi insignificante della signora
Lorian, sua moglie.
Correva voce che l'avesse sposata soltanto
per i suoi denari.  certo che la donna
apriva bocca solo per rivelare la propria insulsaggine,
e contemplava con evidente compiacimento
il viso animato, espressivo del
marito, brillante conversatore, spirito frizzante, ma per nulla serio, pensava Alexandre,
un po' irritato.
Osserv che Giovanna lo ascoltava con evidente
piacere e che quell'uomo mostrava di
giudicarla la persona pi interessante di tutta
la riunione. Si rivolgeva spesso a lei e il suo
sguardo testimoniava chiaramente, troppo
chiaramente, l'interesse particolarissimo che
gli ispirava.
Quando Giovanna si alz per servire il t,
continu a seguirla con gli occhi socchiusi
che gli davano l'aspetto di un felino in agguato.
Alexandre, intimamente esasperato, stentava
a rimaner calmo. Avrebbe voluto afferrare
quell'uomo per il bavero e gettarlo fuori
dalla stanza. Era senza dubbio un odioso predone
anche lui, uno di quegli esseri pronti ad
approfittare dell'innocenza per travolgerla
nell'abisso.
Oh, perch non gli dava subito il diritto
di proteggerla, quella incantevole Vanna,
quella deliziosa creatura, troppo fedele immagine
di sua madre, quale doveva essere a
vent'anni!
La guardava snella e flessuosa, in un vestitino
chiaro, semplicissimo, che lasciava scoperto
solo il collo leggermente abbronzato e
adorno di una collana di perline rosse, regalo
della signora Buques.
Nulla aveva di ricercato; n un gesto, n
un atteggiamento; non c'era in lei la bench
minima civetteria; ma possedeva innegabilmente
quello strano fascino di cui Lorian
sembrava inebriato, un fascino che, come Alexandre
aveva potuto osservare ogni volta che
aveva accompagnato la sorella e lei a qualche
concerto o a qualche riunione, era avvertito
da tutti. Sembrava che i giovani e anche gli
uomini maturi non potessero distogliere lo
sguardo dalla sua persona, per quanto la ragazza
non facesse nulla per attirare l'attenzione.
Ma lei non doveva avere l'animo debole di
Maria Grazia. Lei era pura e leale, capace
di resistere a qualunque tentazione, soprattutto
se amasse... se avesse amato lui, Alexandre!
I visitatori si alzarono per prender commiato.
Lorian si spinse fino a una porta a
vetri aperta sulla notte chiara ancora vibrante
del freddo crepuscolo che l'aveva preceduta.
Qui l'aria  ancora pi deliziosa che in
basso. Permettete, signora, che facciamo due
passi in questo giardino cos ben tenuto, a
quanto intravedo di qui?
Certo, se vi fa piacere, caro amico! Dottor
Parville, volete accompagnare il signore
e la signora Lorian fino al piazzaletto? C'
ancora luce sufficiente perch possano almeno
farsi un' idea della straordinaria bellezza
della veduta.
Vado anch'io, cugina, se me lo permettete.
Vai pure, ma copriti, cara figliuola.
Prendi la mia sciarpa.
Il gruppetto usc dalla sala dove restarono
solo la vecchia signora e la signora de Morandes.
Appena scesa la scala della terrazza, Lorian
fu accanto a Giovanna. Precedevano la
signora Lorian e Parville.
Quest'ultimo, costretto dai doveri di cortesia
a stare vicino alla visitatrice, vedeva
dinanzi a s lo scrittore che, chino verso la
ragazza, le parlava. Che le diceva mai? Si
sarebbe limitato a qualche insulso complimento,
oppure avrebbe cercato di versare in
quel cuore innocente qualche filtro velenoso?
Alexandre non udiva pi le scipite considerazioni
della signora Lorian. Il bel cielo,
l'aria tepida e profumata lo lasciavano insensibile.
Egli non vedeva altro che quella coppia:
l'uomo magro, ben modellato nel suo abito di
ottimo taglio, con i folti capelli neri e lucidi,
dal portamento elegante; la giovane vestita
di chiaro, con le spalle avvolte nella morbida
sciarpa di martora.
Giunti al piazzale che terminava il giardino,
si fermarono.
Per alcuni istanti osservarono immobili le
isole addormentate nel notturno silenzio. Soltanto
una luce su Saint-Honorat spiccava
come una stella nella notte. Mille profumi
salivano dalla costa e dai giardini sparsi sui
pendii. Nel cielo brillava la luna nascente che
inargentava dolcemente il placido mare.
Che bellezza! esclam Lorian.
Quella voce affettata riusciva insopportabile
ad Alexandre.
Davvero!
Giovanna si era rivolta allo scrittore. Tra
le labbra socchiuse lucevano i denti madreperlacei.
Ella sorrise, e i suoi occhi presero una vellutata
dolcezza.
Non mi stanco mai di ammirare questa
veduta. Ogni mattina vengo qui all'alba. Il
sole nascente investe le isole di una luce che
d loro per qualche istante un aspetto fiabesco.
Lorian si pieg verso di lei. Alexandre,
pi che udire, indovin queste parole sussurrate:
La fiaba  quando ci siete voi, donna
Giovanna... una fata, una vera grazia divina.
Ella continu a sorridere. Ora aveva le
labbra quasi chiuse, con quella piega di mistero
che accentuava la rassomiglianza col ritratto
di Maria Grazia. I suoi occhi gettavano
verso Lorian uno sguardo canzonatorio
e carezzevole a un tempo. Il debole chiarore
della notte dava al suo viso un fascino incantevole
di cui anche Alexandre subiva la potenza.
Ma dinanzi a quello sguardo, a quel
sorriso, nasceva nel suo cuore l'angoscia.
Quello sguardo e quel sorriso li aveva gi visti,
nel giardino del conte Pavelli, rivolti a
Iacopo.
Ma mentre la bocca sorrideva ancora vide
spuntare nei chiari occhi una inquietudine,
quasi uno spavento, prima che su di essi calassero
le palpebre. Giovanna si scost un
poco, stringendosi addosso la morbida pelliccia.
Questa veduta deve essere magnifica di
giorno, disse la voce languida della signora
Lorian.
S,  un luogo bellissimo, aggiunse
suo marito. Ma per mio gusto,  troppo
alla periferia di Cannes. La signora Buques,
alla sua et, non ne risente gli inconvenienti;
ma voi, signorina, se abitaste proprio in citt,
godreste pi facilmente gli svaghi della stagione.
Per me non ha alcuna importanza! Le
feste mondane non sono per niente di mio
gusto.
La voce di Giovanna era fredda, quasi tagliente.
Senza aggiungere altro si volt, fece
alcuni passi, poi si ferm per aspettare gli
altri.
Quando la raggiunsero riprese il cammino
accanto alla signora Lorian e s'inoltr
con lei nel viale, mentre i due uomini la seguivano,
scambiando poche parole e guardando
entrambi la figurina bianca, svelta e
flessuosa, avvolta nella morbida sciarpa di
martora.
Nella sala, i signori Lorian si congedarono
dalla signora Buques, dopo che ella ebbe accettato
l'invito di recarsi a desinare da loro,
all'albergo, un giorno della settimana seguente.
Inchinandosi davanti a Giovanna, Georges
Lorian domand:
Posso sperare, signorina, che vogliate
farci il gran piacere di accompagnare la signora
Buques?
In piedi, un po' in disparte, Giovanna teneva
la mano appoggiata a un tavolino laccato.
Poich indugiava a rispondere, la vecchia
signora disse vivamente:
Certo che verr! Sono sicura che le piacer
rivedere Montecarlo, dove  gi stata una
volta, in compagnia della signora de Morandes
e del dottore. A quanto disse il luogo le
sembr splendido.
S, ma gli uomini lo hanno sciupato, lo
hanno snaturato.
La voce di Giovanna era fredda, un
po' sprezzante.
Lorian rise, divertito.
Come, signorina, vorreste vedere la rupe
quale era un tempo, quando non vi sorgeva
che un semplice villaggio di pescatori? Confesso
che, per parte mia, non ne proverei
grande soddisfazione!
La signora Lorian scoppi in una sciocca
risata.
Nemmeno io!  tanto piacevole, tutta
quella folla, tutto quel lusso, tutti quei divertimenti!
Se poi vi si aggiunge un bel panorama
come quello, non c' altro da desiderare.
Felice chi se ne contenta! disse seccamente
Giovanna.
Lorian le lanci una rapida occhiata, un
poco perplesso. Poi s'inchin dinanzi a lei,
dinanzi a Lucie, strinse la mano del dottor
Parville.
Dopo pochi minuti i visitatori erano partiti.
La signora de Morandes e suo fratello
si accingevano a fare altrettanto. Giovanna
si rimise la sciarpa e disse:
Vi accompagner fino al padiglione e
prender quel libro che avete detto di prestarmi,
signora.
S, vai, bambina, disse la signora
Buques. Porta con te Pigot, una giratina
gli far bene.
Giovanna prese il cane che riposava nella
sua cuccia, gli mise il guinzaglio, e segu Lucie
e Alexandre.
Quando furono nel bosco di pini, dapprima
camminarono in silenzio. Poi la signora
de Morandes chiese a Giovanna se suo
zio, aderendo all'invito della signora Buques,
sarebbe venuto a trascorrere un po' di
tempo in casa di lei.
S, arriver ai primi della prossima settimana:
ho ricevuto un suo biglietto proprio
stamani. Caro zio Andrea!... Con che
gioia lo rivedr!
Don Mario non lo accompagner anche
lui?
No, forse verr in seguito. Non gli piace
stare fuori di casa sua.
La voce di Giovanna, che era tornata vivace
mentre parlava di don Andrea, riprendeva
ora quel tono di indifferenza, di freddezza,
che Alexandre aveva gi notato ogni
volta che la ragazza parlava del padre.
La vostra villa deve essere una dimora
piacevolissima e rappresentare un soggiorno
quanto mai gradevole, a giudicare dalla descrizione
che me ne ha fatta mio fratello,
disse Lucie.
Sotto certi aspetti, s. Ma la vita  triste,
laggi. Senza lo zio Andrea, avrei stentato
ad abituarmici.
Vi piace pi star qui?
Oh, s, certamente!
La spontaneit della risposta, il calore
della voce insolita in lei rallegrarono segretamente
Alexandre.
Si sent sollevato, e quando furono giunti
tutti e tre al padiglione, egli aveva gi dimenticato
quella Giovanna misteriosa, inquietante,
che ascoltava con uno sconcertante
sorriso sulle labbra le ardenti parole dello
straniero.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Ma il ricordo di quella Giovanna torn pi
volte a turbarlo nel corso della settimana,
quando pensava all'invito in casa dei Lorian,
dove la giovane avrebbe accompagnato
la signora Buques. Georges Lorian gli pareva
il tipo d'uomo avvezzo ai facili successi con
le donne e capace di mettere tutto in opera
per ottenerli. Giovanna doveva sembrargli
una facile preda. La signora Buques, in
quella circostanza, sarebbe stata tanto chiaroveggente
da accorgersi delle sue manovre?
La sua prudenza non sarebbe stata ingannata
dal fatto che Lorian era un uomo ammogliato
e perci, a parer suo, non pericoloso?
Don Andrea arriv il giorno che precedeva
quel desinare. Dopo aver telefonato ai Lorian,
la signora Buques gli annunzi che era
invitato anche lui. Alexandre ne fu molto
contento. Il vecchio zio, reso guardingo dalla
prova sentimentale da cui Giovanna era recentemente
passata e di cui forse soffriva ancora,
avrebbe senza dubbio capite le manovre
del seduttore e avrebbe preservata la fanciulla
che gli era cara.
Ci nonostante Alexandre pass quella giornata
in agitazione.
Verso le quattro prese l'automobile per andare
a prendere le nipoti all'uscita dalla
scuola. Lasciata la macchina in prossimit
del porto, condusse seco le bambine in una
pasticceria di via Antibes. Passando davanti
alla chiesa parrocchiale, si imbatterono nella
signora Faldella. Dopo aver risposto al saluto
di Parville e delle bambine, la signora
si ferm.
Paola, ho trovato il pezzo di cui ti avevo
parlato. Tieni...
E porse un rotolo alla sua allieva.
Comincia a studiarlo. Te lo far sonare
marted.
Mi pare che queste bambine facciano dei
veri progressi, disse Alexandre.
Un leggero sorriso rischiar un istante il
viso avvizzito della signora.
S, hanno veramente molta disposizione
per la musica e anche voglia di studiare. Sono
le mie migliori allieve.
In quel momento Ludovica esclam:
Oh, ecco la signora Buques!
La vecchia signora usciva di chiesa. Dietro
a lei apparvero Giovanna e don Andrea. Alexandre
trem.
La signora Faldella si era un po' voltata,
e guardava la signora Buques, poi guard la
ragazza e suo zio. Divenne pallidissima, le
tremarono le labbra, e Alexandre tem per
un attimo di vederla svenire. Fissava avidamente
gli occhi sul viso di Giovanna, tanto
somigliante a quello di donna Maria Grazia
Pavelli, la moglie infedele. Poi li volse, balbett
qualche parola, e si allontan in fretta.
Le bambine si erano intanto lanciate incontro
alla signora Buques. Alexandre le
segu, e scambi cordialmente qualche frase
con don Andrea che sembr felicissimo di
rivederlo. Giovanna sorrideva con un certo
sforzo.
La signora Buques domand:
Non era la signora Faldella quella con
cui parlavate?
S, signora, disse Paola. Mi ha
dato questa sonata; me ne aveva gi parlato;
la devo studiare prima della lezione.
Don Andrea aveva avuto un sussulto, che
Alexandre not.
Faldella? Quella signora si chiama Faldella?
S.  la maestra di pianoforte di queste
bambine. Un'ottima musicista e una brava
insegnante, oltre che una distinta signora.
Ebbene, sentite: ora vi porto tutti a far merenda
da Rumpelmeyer. I Lorian volevano
condurci con loro a un concerto, ma ho preferito
accompagnare Andrea un po' in giro
per Cannes.
L'automobile dell'anziana signora aspettava
un po' pi lontano. Vi salirono tutti,
tranne Alexandre che and a riprender la
sua macchina e raggiunse i compagni sulla
Croisette. Poco dopo erano tutti raccolti intorno
a una tavola coperta di dolci. Don Andrea,
su richiesta di Alexandre, parl dei
suoi cari scavi che erano ormai alla fine. La
villa romana rivelava un lusso raffinato, perci
doveva essere stata la casa di un patrizio
nemico del rozzo fasto della gente arricchita.
Verrete a vederla, caro dottore? Saremo
felici di avervi ospite per qualche tempo,
poich siete l'amico della signora Buques.
Non dico di no. Ho serbato un ottimo
ricordo...
Alexandre volse un prudente sguardo a
Giovanna. Questa parlava poco, sembrava distratta,
pensierosa. All'angolo delle labbra
aveva una piega di amarezza. Tuttavia sorrise
a fior di labbra per approvare con poche
parole l'invito di don Andrea:
S, dovete venire a rivedere la nostra
vecchia casa, i nostri giardini che vi piacevano
tanto nel loro abbandono.
Alexandre pensava:
Che cos'ha? Qualche cosa la tormenta.
Risalirono tutti insieme verso la villa della
signora Buques. Al fresco del crepuscolo era
subentrata la dolcezza della notte. Quando
furono scesi di macchina nel cortile fiancheggiato
di oleandri, don Andrea dichiar:
Vorrei proprio fare una giratina, fumando
un sigaro. Perch non venite anche
voi, dottore?
Andate, andate, il mio autista penser
a mettere nel garage anche la vostra macchina,
disse la signora Buques. Dammi
il braccio, piccola Vanna, mi sento stanca.
Alexandre cap che la signora voleva dare
a don Andrea la possibilit di un colloquio
con lui. Perci ebbe cura di mandare subito
a casa le nipoti, col pretesto che era tardi e
che la mamma stava forse in pensiero. I due
uomini camminarono un istante in silenzio.
Don Andrea tirava delle brevi boccate di
fumo.
Alla fine disse:
Finora non sono riuscito ad avere che
pochi momenti di colloquio con la signora
Buques, senza la presenza di Giovanna; ma
ha trovato il tempo di dirmi che eravate a
conoscenza del tiro fatto da vostro cugino a
questa ragazza.
Lo so e ne ho orrore.
Non ne dubito. La vostra fisonomia rivela
la lealt e la nobilt dell'animo vostro.
Lo dissi anche a Mario, quando Giovanna ci
scrisse di avervi rivisto qui e che eravate
amico intimo di sua cugina. Mio nipote era
in pensiero, voleva farla tornare a casa temendo
che per mezzo vostro Iacopo Salvi potesse
rintracciarla. Ma la signora Buques gli
scrisse subito assicurando che siete il primo
a disapprovare l'odiosa condotta di vostro
cugino.
Disapprovare? La parola non  abbastanza
forte.
Don Andrea approv con un cenno del
capo la vibrante protesta. Mise per un momento
il sigaro tra le labbra, poi domand
con una certa esitazione:
La persona con la quale parlavate poco
fa, quella signora Faldella...
Alla quale donna Giovanna somiglia
tanto? Sarebbe forse sua madre?
Le somiglia, dite?... Non ho avuto il
tempo di vederla bene. La moglie di Mario
si chiamava Maria Grazia Faldella.
Costei, vedendo voi e vostra nipote mi
 sembrata stranamente turbata. Guardava
donna Giovanna con evidente ansia. Poi se
ne  andata,  quasi scappata.
L'ho notato. Dev'essere proprio lei:
Maria Grazia. Dite che d lezioni di pianoforte?
S. E sembra una degnissima persona,
molto seria.
Pu essersi pentita, poveretta! Ma quale
inaspettata complicazione! Se Mario venisse
a saperlo! Lui che ha fatto credere a Giovanna
che sua madre  morta!
Non so davvero capire come quella
donna abbia potuto accettare di non rivedere
mai pi la sua figliuola.
Ignoro che cosa sia accaduto tra Mario
e lei. Un giorno, quando abitavo a Roma e
lui viveva a Firenze, mi scrisse: Ho scacciata
di casa la donna che fu mia moglie
perch divenuta indegna di restare sotto il
mio tetto. Ormai  morta per me e per mia
figlia. Quando lo rividi e volli parlarne, mi
disse in tono glaciale: Mai pi una parola
su questo argomento, zio. La tomba  chiusa,
n pi si aprir.
Don Andrea sospir.
Che fine per una unione che era stata,
per lui almeno, un matrimonio d'amore! Una
improvvisa passione, come spesso capita a
questi uomini freddi, chiusi. Ma erano due
creature che non potevano comprendersi.
Erano troppo dissimili, capite? Trattava un
po' da tiranno quella bella donna, piena di
seduzione e di grazia, che avrebbe invece voluto
sentirsi circondata esclusivamente d'affetto.
E lei qualche volta si lamentava con
me, dicendo che non passava giorno in cui
non avesse a pentirsi di aver fatto quel matrimonio.
Nondimeno la credevo fedele. Ma
forse l'occasione...
Sospir di nuovo.
Nella notte fresca, satura dell'aroma dei
pini, i due uomini camminavano lentamente
sul suolo cosparso di foglie aghiformi.
Non seppi mai che cosa fosse poi accaduto
di lei...
Alexandre gli rifer allora quello che gli
aveva raccontato Iacopo di quella donna che
si chiamava Maria Grazia e che conduceva
allora una vita irregolare. Parl dell'acquerello
che la rappresentava, comprato dal cugino.
S, una donna veramente graziosa,
disse don Andrea pi che graziosa, anzi,
perch possedeva un fascino singolare! Del
resto, poich Giovanna le rassomiglia, potete
capire...
 dunque per questo che don Mario
guarda talvolta in modo cos strano sua figlia,
come se gli facesse paura od orrore!
Ah, lo avete notato! Suppongo infatti
che quella rassomiglianza debba muovere in
lui, contro la sua volont, vecchi fermenti di
odio, e forse il terrore di un amore che non
si  voluto spengere completamente.
Non  impossibile. Se l'ha amata davvero,
non si uccide tanto facilmente un simile
ricordo.
L'ha amata a modo suo, un modo autoritario,
esclusivo, senza dolcezza. Se Maria
Grazia fu colpevole, lui ne  forse un po' il
responsabile.
I due uomini erano giunti nella piccola radura
dove sorgeva il padiglione. Si fermarono,
e don Andrea tese la mano al suo compagno.
Vi lascio, dottore. Parleremo ancora di
tutto questo. Temo che la signora Faldella,
avendo riconosciuto sua figlia, cerchi ora di
rivederla e forse avvicinarla.
Non c' motivo per supporlo, poich
non si  mai curata di farsi viva con lei.
No, a quanto io sappia. Ma poteva temere
la sorveglianza, l'intervento di Mario.
Qui, invece, le circostanze sono favorevoli.
Insomma, vedremo! Tuttavia vorrei davvero
che la mia piccola Vanna restasse all'oscuro
della colpa materna, che continuasse a crederla
morta. Povera bambina, le  molto
mancato l'affetto di una madre! Vorrei almeno
vederla sotto la protezione di un buon
marito, che sapesse amarla come merita.
Quel marito sar io, se donna Giovanna
vorr, don Andrea.
Il vecchio emise un piccolo grido di gioia.
Voi? Ah, caro dottore, come ne sarei
contento!
L'amo, disse con voce fremente Alexandre
e credo di poterla rendere felice,
se ha dimenticato Iacopo.
Don Andrea alz le spalle.
Iacopo? Ma, amico mio, non fu che
un fuoco di paglia!... Lo ha gi del tutto
dimenticato, siatene certo.
Vorrei esserne sicuro, mormor Alexandre.
Una finestra illuminata del padiglione lasciava
intravedere l'ombra di Lucie che andava
e veniva nella sala mentre le bambine
erano sedute davanti a una tavola. In un vicino
boschetto di arbusti un battito d'ali
turb per un momento il silenzio della pineta
circostante.
Mi permettete di parlarle uno di questi
giorni? domand Parville.
Certamente! Quando vorrete.
Don Mario non si opporrebbe?...
Lui? Desidera maritare la figliuola pi
presto possibile. Forse a cagione della sua
somiglianza con la madre gli  penoso perfino
guardarla. Ad ogni modo, state pur certo che
da parte sua non troverete opposizione.
Resta per a sapere che cosa ne penser
donna Giovanna...
I due uomini si separarono con una calorosa
stretta di mano. Don Andrea, col sigaro
tra le labbra, torn lentamente verso la villa.
Sulla terrazza Giovanna lo aspettava. Gli
mosse incontro quasi sfiorando appena il pavimento
di marmo.
Hai accompagnato il dottore fino al padiglione,
zio?
S, cara Vanna.  un'ottima persona e
una conoscenza per me preziosa.
S, disse brevemente Giovanna.
Dalla finestra di un salotto arrivava fino
a lei un po' di luce. Don Andrea vide il tremolio
delle sue labbra e lo sbattere delle ciglia
sugli occhi turbati.
Sono contento per te che la signora Buques
abbia dei cos buoni vicini. Perch anche
la sorella del dottore deve essere buona, non
 vero?
Buona e gentile, disse Giovanna con
una improvvisa vivacit. Andremo a trovarla
domani, vero, zio?
Ben volentieri! Rivedr con piacere il
dottore. Viene spesso qui?
Spessissimo, quasi tutti i giorni; e facciamo
insieme un po' di musica.
Era tornata allegra ma conservava un
certo nervosismo. Prendendo a braccetto don
Andrea lo condusse verso la sala dove entrava
in quel momento la signora Buques, col suo
caro Pigot sotto il braccio. Il vecchio, sorridendo,
pens:
Non le  indifferente. Ormai, per lei, l'altro
non esiste pi.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
L'incontro della signora Faldella con Giovanna
aveva impressionato molto Alexandre.
Conservava vivo il ricordo di quello sguardo
avido, ansioso, fisso per un attimo sulla ragazza.
Sembrava che Maria Grazia avesse visto
a un tratto appagato un suo desiderio ardente;
la soddisfazione, la gioia straziante
di rivedere la figliuola che da tanti anni la
riteneva morta.
Cos'era dunque accaduto tra il marito e la
moglie colpevole?
Quali minacce aveva pronunziato don Mario
perch quella madre accettasse di non
rivedere pi la figlia, di non esistere pi
per lei se non oltre la tomba?
Tuttavia, da quanto mi dici, dichiar
la signora de Morandes lei la ama molto
pi di lui, povera donna!... Il pentimento
l'ha evidentemente trasformata; inoltre, deve
aver sofferto molto. A me pare una donna
buona e simpatica.
Anche Alexandre la pensava cos sebbene
conoscesse poco Maria Grazia. Gli sembrava
un'anima sofferente, di cui la vista di Giovanna
avesse sconvolto l'equilibrio faticosamente
conquistato a prezzo di dure lotte
contro il ricordo della bambina che non era
bastata, un giorno, a sostenerla nel duro
dovere di sposa senza amore.
Avrebbe cercato ora di rivedere la figlia?
La risposta a questa domanda la dette un
biglietto nel quale si scusava, con un pretesto
riguardante la sua salute, di non poter
venire a dare la lezione alle bambine. Alexandre
disse alla sorella:
Non la rivedrai pi. Non vuol correre
il rischio d'incontrare di nuovo donna Giovanna.
Ebbene, fossi in lei, mi farei riconoscere!
Ha espiato; sua figlia pu dunque rispettarla.
Questo per non  certamente il suo parere,
disse seriamente Alexandre.
Quella mattina egli si rec ad Antibes per
parlare con il vecchio medico del quale pensava
di prendere la successione. Al ritorno
and a prendere le nipoti a scuola e, come di
consueto, and a rimettere la macchina nel
garage della signora Buques. Si ferm davanti
alla villa, accese una sigaretta e si diresse
verso il giardino, nella speranza d'incontrarvi
Giovanna. Aveva deciso di parlare
quanto prima possibile del suo amore.
Mentre costeggiava la base della terrazza
scorse una figura di uomo che s'inoltrava
cautamente tra i tassi tagliati che incorniciavano
un praticello. Quella figura gli ricord
Georges Lorian. Ma era davvero lo
scrittore? In tal caso, che cosa faceva l, palesemente
intento a nascondersi agli sguardi?
Che cosa faceva? Alexandre lo indovinava.
Con i nervi tesi, lo segu un po' da lontano,
nascondendosi anche lui. Quando l'uomo
usc dal riparo dei tassi, lo vide avanzare
verso la terrazza. Giovanna, appoggiata con
i gomiti alla balaustrata, contemplava il
mare, mentre accanto a lei scodinzolava il
cagnolino della signora Buques.
Sentendo un rumore di passi sulla ghiaia,
la ragazza si volt. Alla vista del nuovo venuto
sussult, e Alexandre vide sul suo viso
un'ombra di paura. Lorian, perch era proprio
lui, si avvicin. Ella si ritrasse, tendendo
il braccio in un gesto di ripulsa. In
quell' istante scorse Alexandre, uscito a sua
volta dall'ombra dei tassi. Il suo viso si rasseren
subito. Agli orecchi di Parville giunse
la sua voce fredda, sdegnosa, che senza dubbio
rispondeva a qualche parola sussurrata
dall'uomo che s'inchinava dinanzi a lei.
Che cosa vi permettete, signore? Perch
mi perseguitate fin qui?
Perch vi amo, Giovanna!... Perch vi
adoro!
La voce di Lorian, un po' rauca, tremava
gettando questo grido di passione.
Alexandre fu in un attimo accanto a lui.
Lo afferr per le spalle, lo fece girare su se
stesso, e lo respinse cos bruscamente, che
quello per poco non cadde.
Andatevene subito!... Come osate agire
cos con questa signorina, voi, uomo ammogliato?
Lorian, col viso in fiamme, gli lanci uno
sguardo furibondo.
E voi, di che v' impicciate? Non devo
ricevere lezioni da voi, giovanotto!... Se mi
piace di corteggiare donna Giovanna...
In ogni caso ci non piace affatto a lei,
se bene interpreto il suo atteggiamento. Filate
via di qui, dove vi siete introdotto come
un ladro.
S, andatevene!... rincar con forza
Giovanna. Vi odio! Non tollero la vostra
presenza.
Lorian sogghign e, voltate le spalle, si
allontan, calmo, studiandosi di sembrare
disinvolto.
Quando fu sparito, Alexandre si avvicin
a Giovanna. Era cos pallida che il giovane
si spavent.
Quell'uomo vi ha fatto paura? Venite a
sedervi su quella panca laggi.
Ma Giovanna scosse il capo in segno di
diniego.
Grazie! S, ho avuto paura di lui, come
ho paura di tutti gli altri.
Tremava. Le sue labbra contratte pronunziavano
a stento le parole. Dagli occhi pieni
di angoscia due lacrime scesero sulle pallide
guance.
Alexandre le afferr le mani.
Di quali altri?
La guardava con ansiet. Ella abbass le
palpebre, e sembr una povera bimba vergognosa,
con le gote soffuse di rossore e la bocca
tremante.
Degli uomini che mi guardano, che...
Un singhiozzo le sal alla gola, la soffoc
per un istante.
Giovanna, mi date il diritto di proteggervi,
di amarvi?
Egli stringeva tra le sue mani scottanti
quelle fredde di lei. Nella pura luce meridiana
il suo viso appariva sconvolto da una
emozione cos profonda che Giovanna, rapita,
rest un momento senza parola.
Poi gett questo grido:
Ah, voi... voi s! Oh, s!
Egli not una meravigliosa gioia su quel
viso giovanile. Comprese, senza che lo avesse
detto, che Giovanna corrispondeva al suo
amore.
Volete davvero essere mia moglie?
Con gli occhi fissi negli occhi di lui Giovanna
disse seriamente, quasi religiosamente:
S, Alexandre.
Ma subito un'ombra vel l'espressione di
gioia sul bel viso. Le labbra tremanti mormorarono:
Bisogna che vi dica, per, che ho creduto
di amare...
Egli l'attir a s con un gesto quasi brusco,
e circond col suo braccio le spalle che
si piegavano.
S, lo so. Non ne parliamo, se ci non
esiste pi.
No, no! Fu un brutto sogno, ecco tutto;
un bruttissimo sogno!
Trem un po' tra le braccia di Alexandre
ed ebbe un leggero sospiro di felicit quando
le labbra di lui le sfiorarono dolcemente la
fronte, i capelli scuri dai riflessi serici.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Come don Andrea aveva previsto, don Mario
non sollev alcuna obiezione alla domanda
di matrimonio rivoltagli da Alexandre. Rispose
anzi cordialmente, mostrando una soddisfazione
che trapelava anche da una lettera
scritta alla figliuola.
La data del matrimonio fu fissata per la
fine di aprile. Frattanto verrebbe provveduto
alla sistemazione della villa di Antibes. La
signora Buques offriva come regalo di nozze
una parte dell'arredamento. Giovanna e Alexandre
si occupavano della scelta del mobilio.
In compagnia di Lucie, che aveva un
gusto sicuro e molto fiuto per scoprire l'oggetto
raro o soltanto interessante, visitavano
gli antiquari, sceglievano dai tappezzieri addobbi
e tappezzerie. Talvolta facevano belle
gite con l'automobile di Parville.
In un modo o nell'altro, i fidanzati si vedevano
continuamente, alla villa o al padiglione.
Avevano lunghi colloqui durante i
quali Giovanna rivelava il suo fiducioso affetto
per Alexandre e la sua felicit di unirsi
a lui. In verit, egli non scopriva in lei l'ombra
di un rimpianto. Pareva che corrispondesse
al suo amore, con quella spontaneit
che le dava tanto fascino. Perci non sapeva
spiegarsi perch provasse talora quella
sorda inquietudine che nulla giustificava.
Don Andrea era tornato in Italia. Sarebbe
venuto di nuovo, con don Mario, un
po' prima del giorno fissato per il rito religioso.
La signora Buques si mostrava felice
di questo matrimonio che le assicurava la vicinanza
della giovane cugina a cui si era ormai
profondamente affezionata.
 tanto buona! diceva. Cos semplice
e graziosa!
Udendo un giorno queste parole, Alexandre
ripens a quello che aveva sentito dire una
volta da Paolo Salvi mentre tornavano con
Iacopo dalla villa Pavelli:
Molto carina, la piccola Vanna!... Una
bambina buona e semplice.
Cos dunque la giudicavano alcuni. Alcuni,
s; ma altri no; altri come Iacopo, come Lorian,
come tutti gli uomini che per la strada
la seguivano con gli occhi. Aveva ereditato
dalla madre, senza neppure saperlo, il dono
terribile della seduzione.
Ma era retta e pura, Alexandre lo sentiva;
e difesa e protetta dall'amore del marito e
dal suo per lui, non avrebbe avuto da lottare,
come Maria Grazia, tra un rigido dovere e
la passione colpevole.
Maria Grazia! Alexandre pensava spesso a
quella madre che, pur trovandosi vicina alla
figlia, si proibiva di rivederla. Aveva lasciato
tutte le sue allieve di Cannes, adducendo
come pretesto la troppa fatica per la sua
salute delicata. Abitava ancora a Nizza?
O aveva cercato asilo pi lontano per non
esporsi al rischio di un altro incontro?
Alexandre la incontr una mattina quando
meno se lo aspettava, in una strada di Nizza.
Vestita di nero, quasi poveramente, tornava
senza dubbio dal mercato, perch dalla borsa
che portava sporgevano dei legumi. Chin appena
la testa quando Alexandre, passandole
accanto, la salut. Allora lui, impulsivamente,
torn indietro e la chiam a mezza
voce:
Donna Maria Grazia...
Ella sussult e, voltandosi, mostr un viso
sconvolto.
Perch mi chiamate cos?
Perch  il vostro nome, lo so. E volevo
annunziarvi il mio matrimonio con Giovanna,
vostra figlia.
Con... Giovanna?
Le sue labbra tremavano. Tent di balbettare:
Non ... io non ho figlie...
Ma Alexandre vedeva nei suoi occhi una
sofferenza che lo commosse profondamente.
S, ne avete una, signora, e vorrei parlarvi
di lei.
Perch?... Le hanno detto che io sono
morta, ed  vero: sono morta per lei.
Non so capire...
Ella prese una improvvisa risoluzione.
Venite, disse.
La segu fino a una casa vicina, di modesta
apparenza. Attraversarono uno stretto
corridoio e salirono al primo piano dove la
signora Faldella apr una porta e introdusse
Parville in un salottino arredato da un vecchio
armadio, un pianoforte e una tavola
coperta da un logoro tappeto.
Torno subito.
E disparve nella stanza attigua. Alexandre
si avvicin a una porta a vetri che metteva
su un terrazzino. Sotto c'era un giardino
fiorito di garofani e di violacciocche. In faccia
c'erano altre case dalle cui finestre pendevano
capi di biancheria tesi ad asciugare.
In una corte alcuni ragazzi strillavano, litigando.
Da una casa vicina giungevano le note
stonate di un violino che sonava una barcarola.
Alexandre si volt. La signora Faldella
tornava: aveva posata la borsa, il mantello
e il cappello. Indic all'ospite una poltrona
di giunco, vicino alla finestra, e si sed di
fronte a lui.
Mi riconobbe don Andrea?
No, rimase soltanto colpito dal vostro
nome. Poco dopo mi parl di voi e gli dissi
che Giovanna vi somiglia.
Ella contrasse leggermente le dita sulla
nera lana del suo vestito. Il suo sguardo
espresse di nuovo un penoso sgomento.
Avrei voluto evitare a ogni costo quell'incontro
con... lei.
Aveva la voce arrochita dall'emozione.
Come? Non desiderate rivedere vostra
figlia?
Lo guard senza rispondere, ed egli vide
allora spuntare le lacrime in quegli occhi ancora
belli, poveri occhi addolorati in un pallido
volto scavato dall'angoscia.
Alexandre si pieg un poco, domandandole
con dolcezza:
Perch non avete mai usato il vostro
diritto di vederla almeno ogni tanto? Perch
le avete lasciato credere di esser morta?
Perch sono veramente morta per lei,
come vi ho gi detto.
Le mani fini, magre, ancor belle, si congiunsero,
contraendosi; le palpebre illanguidite
si abbassarono, mentre la voce, rotta da
un singhiozzo, soggiungeva:
Perch sono indegna.
Alexandre vedeva fremere le labbra pallide.
Nella viva luce del mattino quel viso,
solcato dal dolore, era quello di una donna
invecchiata, minata da una pena insanabile.
Poi Maria Grazia alz gli occhi e guard
in faccia Alexandre.
Avete il diritto di sapere che cosa fui,
poich siete il fidanzato di mia figlia.
Che commovente dolcezza in quelle parole:
mia figlia!
So gi, signora.
Sapete... che cosa?
Che siete stata una sposa infedele, che
il conte Favelli si separ da voi, e che da allora
in poi la vostra fu la vita irregolare di
una donna posta fuori di strada dalla prima
colpa, perch questa non le fu perdonata.
Non seppe perdonare...
Maria Grazia ripeteva lentamente quelle
parole, con voce sorda.
S, avete compreso, dottor Parville.
Io invocai il perdono, lo invocai sinceramente
e disperatamente... ma non ottenni
piet! Oh, non intendo diminuire con ci
l'orrore della mia colpa! Ma lui poteva salvarmi,
salvarmi, capite, dall'abisso in cui
caddi poi. Una parola... una parola di misericordia,
e la moglie pentita sarebbe tornata,
umile e riconoscente. Ma quando mi ebbe gettato
in faccia tutto il suo disprezzo, quando
mi ebbe dichiarato che la mia sola presenza
sarebbe stata un'onta per nostra figlia...
Chiuso il viso tra le mani, termin in un
sussurro:
...Allora la disperazione mi fece cadere
sempre pi in basso. Sola, abbandonata alla
mia debolezza, rotolai nell'abisso del male.
E lui avrebbe potuto salvarmi!
Lasci ricadere le mani, mostrando un viso
costernato al ricordo di quelle ore tragiche,
di quegli anni trascorsi nella colpa.
Ero una creatura debole e avevo il dono
fatale di attrarre gli uomini. Ma il rimorso
non mi ha mai lasciata: era la grazia di Dio
che mi pungeva rimproverandomi la mia trista
vita, e che alla fine vinse. Lasciai tutto,
e divenni una donna povera e sola intenta
soltanto a espiare le sue colpe.
La tiepida luce del mattino e l'odore delle
mimose penetravano nel salottino dalle nude
pareti sulle quali spiccava solo un grande
Cristo di gesso sopra una croce di legno nero.
Povert rivelava anche il nero vestito quasi
monacale, il modo di pettinarsi, con i capelli
neri, solcati da molti fili grigi che scendevano
sulla sua pallida fronte.
Una grande piet empiva il cuore di Alexandre
per quella donna che aveva conosciuto
il tormento del rimorso in mezzo alle subdole
gioie, il dolore della madre separata per sempre
dalla figlia, l'aspra lotta dell'anima colpevole
con la grazia di Dio che la perseguitava.
Poi il suo pensiero and per un istante all'uomo
solo nella sua casa, sotto il cielo di
Lombardia, all'uomo ostinato nel proprio
rancore, e senza dubbio anche lui colpevole
dinanzi a Dio per non avere a suo tempo circondato
di un tenero affetto colei che ora
si accusava con commovente semplicit, che
espiava con un coraggio ammirevole.
Venne spontaneo alle sue labbra un motto
evangelico, e lo pronunzi ad alta voce:
Non finite di rompere la canna spezzata,
non spegnete il lucignolo che fuma ancora.
Egli vide una improvvisa dolcezza negli
occhi brillanti di lacrime.
S, Lui, il Puro, il Santo, l'Altissimo,
sa essere misericordioso. Lui perdon alla
peccatrice e la sollev dalla miseria. Ma
Mario...
Sorrise tristemente, ma senza acredine.
Lui non  che un uomo, e mi ha condannata.
Non credete che ora, forse, potrebbe perdonarvi
e riaprirvi la sua casa? Farvi riprendere
il vostro posto...
Lei lo interruppe in tono deciso:
Questo mai. Vorrei che mi perdonasse,
per la salvezza della sua anima, ma la mia
vita  ormai quella che vedete, e sar cos
fino alla morte. Ho rinunziato a vedere mia
figlia da quando mio marito mi dichiar che
ne ero indegna; e ne ero convinta al pari di
lui. Questa convinzione fa parte della mia
espiazione, ne  anzi la parte pi dura. Perch
dunque svelare ora a questa figliuola le
colpe della madre?  meglio che continui a
pregare per una morta.
Alexandre si alz. Niente avrebbe potuto
modificare la decisione di quell'anima che
gi viveva al disopra della terra.
Voi dovete essere buono. La renderete
felice, non  vero, la mia bambina che non
conosco?!.. Ho veduto che mi rassomiglia.
Dio voglia che non abbia il mio debole cuore!
In piedi di fronte ad Alexandre, Maria
Grazia lo guardava pensosa; Parve esitare,
poi and nella stanza vicina e torn tenendo
in mano uno scrigno. Quando lo ebbe aperto,
Alexandre vide un anello nel quale era incastonato
un cammeo finissimo che rappresentava
una testa d'angelo.
Apparteneva a mia madre. Lo portavo
da giovinetta. Volete regalarlo a Giovanna
senza che ne sappia la provenienza?  il solo
gioiello che mi rimane, e vorrei che lo portasse
lei.
S, glielo far portare.
Prendetelo dunque. Sono contenta di
aver fatto la vostra conoscenza, dottor Parville,
e di avervi potuto parlare francamente.
Gli tese la mano. Lui la prese e la sfior
con le labbra.
Grazie, signora, della fiducia che mi
avete dimostrata. State pur certa che, per
quanto dipende da me, Giovanna sar felice.
E auguro che lei vi renda altrettanto
felice, lo meritate.
Il viso poco prima sconvolto si era a poco
a poco rasserenato. Ma la commozione spezz
la voce della poveretta quando soggiunse:
Pregher per tutti e due. E se un giorno,
Dio non voglia, Giovanna vacillasse, siate
buono con lei, sappiate perdonare. Ricordate
che neppur voi siete infallibile, e abbiate
piet.
Ebbe un tremulo sorriso, di una commovente
dolcezza.
Non finite di rompere la canna spezzata.
Quando Alexandre giunse alla villa della
signora Buques, era quasi mezzogiorno. Entr
nel salottino dalle pareti affrescate dove
Giovanna, seduta al pianoforte, sonava un
preludio di Chopin. La ragazza gli and rapidamente
incontro, tendendogli le mani.
Caro, hai fatto tardi!
Sono stato trattenuto, cara Vanna. In
compenso, ti dedico tutto il mio pomeriggio.
Sederono su un piccolo divano d'angolo.
Lei era allegra, affettuosa, schietta. Alexandre
provava una felicit che gli allargava il
cuore, ancora stretto dall'emozione provata
in casa di Maria Grazia. Le raccont di un
certo acquisto che aveva fatto da uno stravagante
vecchio antiquario e che lo aveva
molto divertito. Si trattava di un piccolo
mobile per la loro casa. Poi estrasse di tasca
lo scrigno scolorito e mentre lo apriva le
disse:
Ecco un anello che mi  piaciuto. Piacer
anche a te?
Lei lo prese, lo guard a lungo.
Com' bello! S, mi piace molto.
Se lo mise in dito e disse, contenta:
 la misura esatta. Sembra fatto apposta
per me.
Rest per un momento seria, mentre continuava
a guardare il piccolo cammeo. Poi
sorrise dolcemente; come aveva sorriso sua
madre poco prima, mormorando:
Mi  caro, questo anello.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Qualche giorno prima di partire per la
Francia, don Mario ebbe un attacco di dolori
reumatici, e Vanna fu accompagnata all'altare
dallo zio Andrea.
Gli sposi partirono per Venezia, che nessuno
dei due conosceva; poi visitarono Verona,
Perugia, Assisi, prima di recarsi alla
villa Pavelli per passare qualche giorno
presso don Mario.
In questo breve viaggio Alexandre aveva
avuto la gioia della certezza di una perfetta
comprensione e di un pieno accordo tra Giovanna
e lui, sia sul piano spirituale che su
quello intellettuale e artistico. L'animo delicato
della giovane moglie, pronto a commuoversi,
la sua fresca, vivace giovinezza, effondevano
un fascino sempre nuovo al quale talora
una certa gioconda, giovanile fantasia
veniva ad aggiungere una nota di simpatica
originalit.
S, Vanna possedeva davvero il potere fatale
di attrarre, di cui aveva parlato sua
madre! Alexandre, nella pienezza della sua
felicit, ne provava talvolta come una segreta
ansia, non giustificata per dal contegno di
Giovanna.
Non fu senza una certa ripugnanza che egli
si indusse a un breve soggiorno nei luoghi
dove poco tempo prima Iacopo aveva tentato
di prendere nella sua detestabile rete quella
preda innocente. Temeva che in Giovanna si
risvegliassero penosi ricordi. Ma sarebbe stato
difficile non fare quella visita di dovere al
padre di sua moglie.
Lo trovarono nella grande sala pavimentata
a mosaico, dove in quella giornata un
po' fresca scoppiettava un fuoco di legna. Seduto
nella sua poltrona dall'alta spalliera,
egli teneva la gamba dolorante sopra un cuscino.
Era diventato ancora pi magro e pi vecchio
in quei pochi mesi. L'accoglienza fatta
alla figlia e al genero, pur senza essere calorosa,
dimostrava una intenzione di cordialit.
Mentre Giovanna serviva il t, egli interrog
Alexandre sulla loro sistemazione ad
Antibes, sui vantaggi che gli offriva quel posto
di medico.
Mentre parlava, volgeva ogni tanto lo
sguardo sulla figliuola; e Alexandre ritrovava
in quello sguardo la solita espressione
di angoscia mista a una specie di odio che
lo aveva colpito fin dalla prima visita da lui
fatta a villa Pavelli.
Giovanna si avvicin al padre e pos sopra
una tavola, accanto a lui, una tazza di t.
Questo movimento fece scintillare il rubino
che era incastonato nel suo anello di fidanzamento.
Don Mario vi pos sopra lo sguardo, distrattamente,
poi si sporse alquanto... tese il
collo.
Che anello  quello? interrog.
Aveva la voce rauca.
 bellissimo, non  vero, babbo? Questo
rubino era della madre di Alexandre, lo
ha fatto montare per me.
No, non quello, l'altro, il cammeo. Chi
te lo ha dato?
Io, disse Alexandre mi  piaciuto
e l'ho comprato per offrirlo a Giovanna. Ti
piace, babbo?
A me... se piace a me... no, non mi
piace.
Le labbra divenute aride sibilarono le parole.
Giovanna rimase sorpresa.
Oh! Eppure hai tanto gusto, babbo!...
A me invece piace tanto, e lo porter sempre.
Guardava intanto il cammeo con quell'aria
di pensoso compiacimento che Alexandre
aveva osservata pi volte, come se l'anello,
portato un tempo da Maria Grazia creasse
tra la madre e la figlia qualche misterioso
contatto.
Ognuno ha le sue idee! disse freddamente
don Mario.
In quel momento entr don Andrea. Era
allegro, felicissimo della presenza dei giovani
sposi alla villa.
Portava la notizia che era stata estratta
allora allora dagli scavi una testa di Minerva,
e bisognava che Alexandre e Giovanna corressero
a vederla.
Apriremo le valige, ci cambieremo, e
verremo subito con te, caro zio, disse Giovanna.
Era allegra anche lei, contenta di ritrovarsi
l.
Fece ad Alexandre gli onori della grande
camera rivestita di quercia, arricchita da alcuni
mobili che risalivano al Rinascimento.
Sul bellissimo pavimento intarsiato erano
gettati dei piccoli tappeti turchi, ormai sbiaditi.
In una cornice ovale, sopra il caminetto,
una giovane donna, dai lineamenti duri, sembrava
osservare senza letizia e senza simpatia
i giovani sposi.
 la nonna, disse Giovanna. Io
non l'ho conosciuta. Il babbo le rassomiglia,
non  vero?
Infatti.
Giovanna osservava pensosa il ritratto. Poi
si volt verso il marito, in piedi accanto
a lei.
Non esiste nessuna fotografia della
mamma. Lo zio Andrea mi ha detto che mio
padre non ne aveva mai fatte fare e mi ha
raccomandato di non parlargliene, per non
ravvivare il suo dolore.
Rimase per un po' in silenzio e dopo un
istante di riflessione, soggiunse, con la stessa
aria pensosa:
Non si crederebbe che fosse capace di
tanta sensibilit.
Per troncare questo argomento spinoso,
Alexandre ricord alla giovane sposa che non
c'era da indugiare se volevano essere puntuali
all'ora del pranzo.
Ma la giovane non si affrettava.
Mentre Alexandre apriva le valige, rimase
seduta dinanzi all'antica toeletta intarsiata
e si ravvi con mano leggera i bei capelli.
Era distratta, quasi assorta in tristi pensieri.
Pensava forse alla mamma, di cui nessuno
le aveva mai parlato e la cui morte era ancora
un ricordo cos doloroso per suo padre,
che non poteva sentire parlare di lei n vederne
un ritratto?
Si alz a un tratto e corse accanto al marito.
Se morissi, mi rimpiangeresti anche tu
cos, Alexandre?
Con le sue belle braccia fresche e tornite
circond il collo del marito, guardandone
fisso, con grave tenerezza, il viso violentemente
turbato.
Ma che dici, Vanna, mia cara piccina!
La strinse a s, come per difenderla dalla
morte.
Ella pieg il capo e glielo appoggi sulla
spalla.
Oh, so bene che non mi dimenticheresti,
amor mio!
Fuori, sulla terrazza, risonava il passo
concitato di don Andrea.
Con un bacio Giovanna sciolse il suo amplesso
e sorrise.
Lo zio sta per impazientirsi, lo sento.
Affrettiamoci!
Un quarto d'ora dopo raggiungevano don
Andrea, e tutti e tre insieme andarono per
il giardino profumato dai fiori. L'aria era
un po' fresca in quel tardo pomeriggio. Nell'azzurro
pallido del cielo spaziavano delle
nuvolette grige.
Il vecchio giardino, con le statue corrose
dal musco, col verde cupo dei suoi cipressi,
aveva in quell'ora crepuscolare un fascino
malinconico.
Giovanna interrogava lo zio sulla gente del
paese, chiedeva del padre Salvatore, morto
un mese prima, di Paolo Salvi, che si trovava
a Milano.
Quest'ultima notizia fece piacere ad Alexandre.
Un incontro col suo antico ospite lo
avrebbe imbarazzato, perch il vecchio signore
avrebbe certamente parlato di Iacopo,
e a lui era gi abbastanza penoso il fatto che
tutto, in quei luoghi, ne serbasse il ricordo,
anche se il nome non ne veniva mai pronunziato.
Parville non gli aveva partecipato il suo
matrimonio, ma indubbiamente un giorno
o l'altro Iacopo sarebbe venuto a saperlo,
avrebbe capito, se gi non lo supponeva, che
Alexandre si era accorto del suo tentativo ai
danni della contessina Pavelli, e certamente
non avrebbe pi cercato di mettersi sulla sua
strada.
Di ci almeno Alexandre voleva convincersi
ogni qual volta una vaga inquietudine s'insinuava
in lui al ricordo di quell'uomo che,
per il proprio piacere, non aveva mai conosciuto
scrupoli di sorta.
Sulla collina la villa romana dissepolta,
appariva dorata da un raggio del sole morente
apparso in mezzo a due nuvole. Nell'atrio,
la testa di Minerva giaceva sull'altare
degli di lari, scoperto anch'esso da
poco. La tenue luce del giorno morente rischiarava
i bei mosaici, gli affreschi nei quali
Nettuno e Anfitrite, circondati dalle Nereidi
emergenti per met dall'onda, navigavano su
una piccola barca.
Giovanna ascoltava le spiegazioni del vecchio
zio la cui mano rugosa carezzava amorosamente
la testa della dea coperta dall'elmo.
Sorridente, felice, vestita di bianco,
con un giacchettino di seta color ciliegia, era
veramente incantevole. Quel colore vivace le
si addiceva benissimo. La sua carnagione dorata
e i capelli neri ne ritraevano un particolare
splendore.
Alexandre, tutto intento a contemplarla,
ascoltava appena. Che era mai la dea di pietra
dal freddo sorriso, in confronto a quella
dea vivente?
Che cos'erano anche tutte le altre donne
del presente e del passato, in confronto alla
sua amata?
Nella luce accesa del tramonto il bell'affresco
marino sembrava animarsi. Le sirene
scherzavano intorno alla lunga barca parata
di porpora in cui sedeva il dio dalla barba
fluente e la sua compagna vestita da patrizia
romana.
E soprattutto le tre sirene che, a detta degli
intenditori, costituivano il capolavoro dell'ignoto
pittore, davano quella sera l'impressione
di esseri viventi. Fu proprio questa
l'impressione di Giovanna quando si volt
a guardarle:
Oh, sono vive!
E nella sua voce si sentiva un'ombra di spavento.
Sono meravigliose! disse con entusiasmo
don Andrea.
Giovanna rest silenziosa. Dietro a lei, anche
Alexandre guardava la pittura. O piuttosto
guardava quella che, un po' in disparte
dalle compagne, aveva uno sguardo stranamente
angosciato, in contrasto al suo sorriso.
Davanti a quella figura il cui nome, fin dall'antichit,
 sinonimo di seduzione, egli pensava
a Maria Grazia, la povera pentita che
espiava per s e per altri le amare gioie del
piacere.
 veramente terribile, perdere delle
anime,..
Queste parole furono sussurrate da Giovanna,
e Alexandre, voltandosi verso di lei,
le vide le labbra un po' increspate, lo sguardo
triste e ansioso che non sapeva distogliere
dall'affresco.
Le cinse con un braccio la vita.
Torniamo a casa. L'aria si raffresca e
tu sei poco coperta!
Don Andrea protest:
Ma ci sono ancora cose interessanti che
voglio mostrarvi!
Domani, caro zio. Ritorneremo. Stasera
 troppo tardi.
Giovanna sorrideva al buon vecchio: sorriso
diventato subito malinconico. Al braccio
del marito torn indietro attraverso il giardino
che conservava ormai solo un riflesso
del tramonto. Non disse pi neanche una parola,
e Alexandre la vedeva seria, concentrata
in pensieri penosi.
Di nuovo fu preso dall'angoscia all'idea
che fosse tormentata dal ricordo di Iacopo:
in quegli stessi viali era passata molte e molte
volte con lui e don Andrea, felice, allora, di
vedere la sua cara Vanna corteggiata da colui
in cui credeva di vedere il compagno della
sua vita.
Forse le tornavano alla mente le parole di
amore che certamente egli doveva averle sussurrate?
Vanna...
Quando alz gli occhi su lui, vi lesse una
sorpresa un po' inquieta, dovuta forse al tono
ansioso della sua voce.
Perch sei triste?
Io, triste? Sbagli...
Cercava di sorridere.
Chinando la fronte verso il marito, disse
con fervore:
Non sono triste, caro, perch ti amo.
Due giorni dopo partirono per tornare in
Francia. Don Mario aveva promesso di andare
a trovarli appena si fosse rimesso in
salute.
Giovanna sembrava contenta di tornare
ad Antibes. Durante la sua permanenza
nella casa del padre, Alexandre l'aveva pi
volte vista in preda a quella malinconia che
lo preoccupava, e osserv con una certa angoscia
che non era salita al convento francescano.
Temeva dunque di ritrovare lass un
ricordo troppo vivo, di sentire l'eco della voce
armoniosa, dolce, che le diceva parole appassionate
alcune delle quali erano state colte,
passando, da Alexandre?
Questi prov un vero sollievo partendo da
quel luogo che detestava perch gli pareva
che vi restassero ancora i malefici sortilegi
di Iacopo.
...
.
...
FINE.